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Vignetta di NatangeloE’ il momento di tornare a farci sentire, le raccolte di firme non bastano più.

Con la controriforma delle intercettazioni e della cronaca giudiziaria, il regime punta a salvare i delinquenti e a privare i cittadini della necessaria informazione: vuole espropriarci di quel diritto che Luigi Einaudi definiva “conoscere per deliberare”.

Per questo il Fatto Quotidiano ha deciso di esordire in pubblico, prim’ancora di uscire nelle edicole, organizzando subito una notte bianca “No Bavaglio”. Perché la ragione sociale del nostro giornale è proprio questa: informare.

Ci troveremo tutti insieme la sera di mercoledì 8 luglio a Roma (il luogo lo stiamo scegliendo, per non lasciare fuori nessuno), per incontrarci e dire no alla legge eversiva e golpista del Signor P2 che mira a disarmare la magistratura e a imbavagliare la libera stampa.

Inviteremo sul palco giornalisti, scrittori e artisti per un grande happening di protesta, di satira, di testimonianza, ma soprattutto di informazione.

Spiegheremo la controriforma nel dettaglio, leggeremo e faremo ascoltare in originale le intercettazioni e le carte giudiziarie, anche inedite, dei grandi scandali politico-finanziari che il regime vuole nascondere ai cittadini.

I partiti e i politici di opposizione che vorranno aderire e partecipare tra il pubblico saranno i benvenuti.  

Tenetevi liberi, invitate gli amici e restate in contatto con i nostri blog: ogni giorno vi aggiorneremo sugli sviluppi dell’iniziativa.
Più siamo, più il bavaglio si allontana.

Antonio Padellaro e Marco Travaglio
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Nota bene
In attesa che vengano attivate le forme di pagamento tramite carta di credito e conto corrente postale a Il Fatto Quotidiano, potete già sottoscrivere il vostro abbonamento tramite bonifico bancario intestato a:
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IBAN: IT 94 J 08327 03239 000 000 001739

Prima di effettuare il bonifico, occorre compilare la prenotazione dell'abbonamento sul sito www.antefatto.it
Grazie.
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(Vignetta di
Natangelo)

Segnalazioni

Lettera a Obama: 10 cose da ricordare quando incontrerai Berlusconi il 15 giugno - di Articolo21

Nando Dalla Chiesa presenta "Album di famiglia" - Roma, 16 giugno 2009 - ore 21
Palazzo Incontro - via dei Prefetti, 22
Ne parla con l'Autore: Marco Damilano, giornalista de L'espresso
"Una famiglia che è parte della nostra storia, nell'album romanzo di quattro generazioni di italiani"
Organizzazione: La Bottega dei sapori e dei saperi di Libera

Domande senza risposta - di Carlo Cornaglia
Son diventate le intercettazioni
un’ossessione, un’ansia, una fobia
per il caimano Silvio Berlusconi
che fa una legge per spazzarle via.

Ne avranno gran vantaggi i delinquenti,
non potran lavorare i magistrati,
ma i politici, anche i più fetenti,
potranno dir cazzate indisturbati.
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Vignetta di Bandanas

Un solo paese, nel mondo libero, poteva riservare gli onori di Stato a una tetra macchietta come il colonnello Gheddafi: il nostro. Un solo premier, nel mondo libero (anzi, semilibero), poteva non solo accogliere nelle più alte sedi istituzionali, ma addirittura baciare con trasporto un soggetto che fino a qualche anno fa foraggiava gruppi terroristici, cacciava ebrei, faceva abbattere aerei di linea come piccioni (Lockerbie, 270 morti), approntava armi di distruzione di massa (vere), bombardava l’Italia senza neppure centrarla: il nostro. Del resto, dal punto di vista coreografico, c’è un solo un leader al mondo che rivaleggi con Muammar Al Tappon quanto a ridicolaggine, tintura, fard, ombretto, per non parlare del corteo di «amazzoni», versione tripolina delle veline di Villa Certosa.

Anche la concezione che i due hanno della democrazia è piuttosto simile, anche se milioni di gonzi italo-padani si erano illusi che Al Tapone fosse almeno uno sfegatato filoamericano, punta di diamante dell’«alleanza contro il terrorismo». Vederlo baciare chi sostiene che «bisogna capire le ragioni del terrorismo» e paragona gli Usa a Bin Laden e sentire Schifani definirlo «uomo di Stato» potrebbe creare qualche spaesamento in un elettorato minimamente avveduto. Dunque non quello del Pdl, che digerisce tutto, anche il fard. Ottimo, come sempre, il Pd che è riuscito a dividersi anche su Gheddafi, grazie all’encomiabile apporto di Mohammed Al Dalemah e del fido Alì Lah Torr, che hanno invitato il colonnello a concionare in Fondazione Italianieuropei. Ribattezzata per l’occasione Beduinieuropei.
(Vignetta di Bandanas)

Segnalazioni

La rivincita di Annozero - di Antonio Padellaro

Ddl intercettazioni, Caselli: Una catastrofe per la giustizia (da Micromega.net)

L'altra Italia - Ucuntu n.43 (11 giugno 2009)

Dal web alla strada. Nuovo presidio di libertà. Contro l’Italia che piace a Ghedini. 
(Milano, sabato 13 giugno)
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Presentazione del libro: Le due guerre. Perché l'Italia ha sconfitto il terrorismo e non la mafia
di Gian Carlo Caselli
Milano, 15 giugno 2009 - Spazio Melampo, via Tenca, 7 (MM Repubblica) - ore 21
Saranno presenti insieme all'Autore: Vincenzo Consolo, Nando Dalla Chiesa, Antonella Mascali.
"Lo Stato ha saputo vincere la sua guerra al terrorismo "storico". Contro la mafia, invece, lo Stato (più esattamente alcuni suoi consistenti settori) ha accettato di perdere una guerra che si sarebbe potuta vincere".

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Vignetta di BandanasI piduisti amici del boss mafioso Vittorio Mangano e di altri noti criminali ce l'hanno fatta. Tra ieri e oggi, nel silenzio complice di buona parte della stampa italiana, è stata abolita la libertà di parola. D'ora in poi, salvo ripensamenti del Senato, sarà impossibile raccontare sulla base di atti giudiziari i fatti e i misfatti delle classi dirigenti. Chi lo farà rischierà di finire in prigione da 6 mesi a tre anni, di essere sospeso dall'ordine dei giornalisti e, soprattutto, dal suo giornale, visto che gli editori andranno incontro a multe salatissime, fino a un massimo di 465.000 euro.

Il plurimputato e pluriprescritto Silvio Berlusconi per raggiungere il risultato è stato costretto a ricorrere al voto di fiducia. Le nuove norme contenute nel disegno di legge sulle intercettazioni telefoniche sono infatti talmente indecenti da risultare indigeste persino a un pezzo importante della sua maggioranza.

Da una parte, s'interviene sul diritto-dovere d'informare con disposizioni grossolane e illiberali stabilendo, per esempio, che le lettere di rettifica vadano pubblicate integralmente (anche dai blog) senza possibilità di replica. Insomma, se un domani Tizio scriverà a un giornale per negare di essere stato arrestato, la sua missiva dovrà finire in pagina, in ogni caso e senza commenti, pur se inviata dal carcere di San Vittore. Dall'altra, per la gioia di delinquenti di ogni risma e colore, si rendono di fatto impossibili le intercettazioni. Gli ascolti saranno infatti autorizzati, con una procedura farraginosa e lentissima, solo in presenza di «evidenti indizi di colpevolezza». Cioè quando ormai si è sicuri che l'intercettato è colpevole. E in ogni caso non potranno durare più di due mesi. Inoltre le microspie potranno essere piazzate solo nei luoghi in cui si è certi che vengano commessi dei reati: detto in altre parole, è finita l'epoca in cui le cimici nascoste nelle auto e nei salotti dei mafiosi ci raccontavano i rapporti tra Cosa Nostra e la politica.

Che Berlusconi e un parlamento formato da nominati e non da eletti dal popolo, in cui sono presenti 19 pregiudicati e una novantina tra indagati e miracolati dalla prescrizione e dall'amnistia, approvi sia pure tra qualche mal di pancia leggi del genere non sorprende. A sorprendere sono invece le reazioni (fin qui pressoché assenti) di quasi tutti i direttori dei quotidiani e dei comitati di redazione dei telegiornali (dai direttori dei tg, infatti, non ci si può aspettare più nulla). Quello che sta accadendo in parlamento dovrebbe essere la prima notizia del giorno. E invece a tenere banco è la visita di Gheddafi e le polemiche intorno alla sua figura di dittatore. Così a furia di parlare di Libia nessuno si accorge di come il vero suk sia ormai qui, a Roma, tra Montecitorio, Palazzo Madama e Palazzo Chigi. E di come, tra poco, nessuno potrà più raccontarlo.
(Vignetta di Bandanas)

Gli approfondimenti sui disegni di legge in Parlamento a cura di Barbara Buttazzi

Segnalazioni

DDl intercettazioni, Scarpinato: Il Paese messo a tacere

Micromega commenta la visita di Gheddafi - guarda le immagini

In Italia le domande le fanne i nemici, punto - di Rachel Donadio (The New York Times, Usa - 7 giugno 2009)

Traduzione a cura di Italiadallestero.info

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Pubblichiamo la risposta di Claudio Fava al post di Corrias e la controreplica di quest'ultimo

Pino Corrias scrive su Vanity Fair e riporta su questo sito una nota politica grossolanamente disinformata. Nessun rimborso elettorale andrà a Sinistra e Libertà. Né ai Radicali né a Rifondazione Comunista. La legge elettorale, voluta dal PD e votata da tutto il Parlamento, ha fissato al 4% anche la soglia per il rimborso alle elezioni europee, a differenza di quanto accade per le elezioni nazionali. E a differenza di quanto accadeva cinque anni fa quando, senza alcuna soglia, il partito di Di Pietro, con appena il 2,2%, portò a casa un sostanzioso rimborso elettorale.
Perduta ogni memoria di quell’incasso, l’IDV, assieme al PD e alle destre, hanno cambiato la legge. Nel loro interesse, visto che ai tre milioni di voti rapinati a sinistra si aggiungono alcune decine di milioni di euro di rimborso elettorale: sottratti alle altre liste e spartiti come bottino di guerra tra Lega, PDL, UDC, PD e IDV.
“I soldi per le sedi, per gli stipendi dei funzionari, per i piccoli privilegi dei molti leader, che sopravvivranno generando altri danni futuri” non andranno alle forze politiche della Sinistra ma a chi quei voti non ha ricevuto e quei rimborsi non ha meritato. Da un funzionario Rai come Corrias, lautamente pagato con i soldi dei contribuenti italiani, ci saremmo aspettati meno livore e più verità.
A chi ci legge, infine, vorremmo dare una rassicurazione: il progetto di Sinistra e Libertà resta in campo. Senza soldi e senza stipendi ai funzionari: ma con la forza, preziosa, della nostra coerenza.
Claudio Fava


In effetti il decretino è sfuggito perfino alla mia fonte (un senatore della Repubblica).
Ringrazio Fava per la bella notizia.
Pino Corrias


Vanity Fair, 10 giugno 2009


Questi rancorosi dissipatori di voti della sinistra italiana puntavano (proprio come il Cavaliere)  nell’implosione del partito democratico di Dario Franceschini per incassare qualche vantaggio elettorale. Paolo Ferrero (Rifondazione) Nichi Vendola (Sinistra e Libertà), Grazia Francescato (Verdi) sono riusciti nella notevole impresa di buttare dalla finestra 2 milioni di voti (più o meno il 6 per cento) e perdere per la seconda volta il quorum.

La sinistra radicale era unita. Si è divisa per ragioni che nessun elettore di media cultura politica sarebbe in grado di  riassumere. Forse solo uno psichiatra, e con un milione di parole a disposizione, saprebbe spiegarci quali sono le differenze tra i sogni politici di Vendola e gli incubi di Ferrero. Che insieme sono riusciti a cancellare i Verdi. Impresa titanica in una Europa dove il voto verde cresce ovunque. E in una Italia devastata dalle massime incurie ambientali. Dove prosperano i denari e i disastri delle ecomafie. Dove le coste vengono distrutte, le periferie abbandonate, le campagne inquinate. Dove Napoli e Palermo, sconciate dai rifiuti, diventano casi planetari di disastro. E dove il governo progetta centrali nucleari (di vecchia fabbricazione francese) mentre tutto il mondo, a cominciare dagli Usa di Obama, si orienta verso le energie rinnovabili.

Purtroppo questa sinistra autoreferenziale e rissosa incasserà i rimborsi elettorali, ai quali si accede quando si supera il 2 per cento: soldi per le sedi, per gli stipendi dei funzionari, per i piccoli privilegi dei molti leader, che sopravvivranno generando altri danni futuri.
(Vignetta di Natangelo)

Segnalazioni


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Vignetta di NatangeloOra d'aria

l'Unità, 8 giugno 2009


Non è vero che la campagna elettorale sia stata brutta, o inutile. S’è parlato poco di Europa. Ma in compenso s’è parlato molto di Berlusconi e della sua indegnità a rappresentare l’Italia. Si è toccato con mano ancora una volta il suo disprezzo per le regole. Si è constatata la geometrica potenza del suo conflitto d’interessi, che gli ha consentito di scorrazzare per tutte le tv, senza una domanda, come se fossero casa sua (e in effetti, come gli ha ricordato la direttora di Rai Parlamento, Giuliana Del Bufalo, lo sono). Ora che il plotone di europarlamentari appena eletti sta per partire alla volta di Bruxelles e Strasburgo, ci permettiamo un auspicio per quelli dei partiti di opposizione: andate al Parlamento europeo e occupatevi soprattutto di lui, di Silvio Berlusconi. Denunciate le vergogne che quotidianamente perpetra in Italia, tenete alta l’attenzione delle istituzioni comunitarie sull’incredibile “caso Italia”, sollecitatele a prendere posizione e a occuparsi di noi senza tregua. Chiedete l’apertura di procedure di infrazione per lo scandalo del monopolio televisivo berlusconiano, che viola tutte le regole europee sulla libera concorrenza (vedi sentenza della Corte di Lussemburgo sullo scandalo Rete4-Europa7).

Chi vi ha eletti l’ha fatto per questo, non per altro. Il clima internazionale è favorevole: la stampa estera ci tiene gli occhi addosso e ha cominciato a fare al nostro satrapo le domande che la stampa italiana, salvo rarissime eccezioni, non può o non vuole fare. L’indulgenza diplomatica che ha circondato il sultano italiota in questi anni s’è improvvisamente interrotta, col venir meno delle sue tradizionali sponde. La coppia Bush-Blair è un lontano ricordo. L’avvento di Obama ha fatto la differenza: il nostro è l’unico premier occidentale che non è stato ancora ricevuto dal nuovo presidente Usa, il famoso “abbronzato” (anche dell’invito alla Casa Bianca per metà giugno, millantato in campagna elettorale, non s’è più saputo nulla).

Al ducetto restano l’amico Putin e l’amico Gheddafi (che tra breve pianterà la sua tenda in un parco di Roma): due sinceri democratici. L’isolamento internazionale del pover’ometto non è mai stato così ampio e l’atteggiamento delle tv e dei giornali di tutto il mondo libero, da quelli di sinistra a quelli di destra, ne è un riflesso. Non è il “complotto” mondiale di cui vaneggia lui, ma è certo il sintomo di una crescente insofferenza per un personaggio imbarazzante agli occhi degli altri leader (e non solo per il ceco Topolanek, fotografato nudo a casa Berlusconi in circostanze ancora tutte da chiarire). Sarebbe ben triste se la stampa e le diplomazie internazionali scavalcassero in intransigenza le opposizioni italiane, se l’antiberlusconismo sfoderato dal Pd in campagna elettorale si tramutasse, chiuse le urne, nell’eterno ritorno al dialogo, cioè all’inciucio. Gli elettori, quelli rimasti, non lo dimenticherebbero.
(Vignetta di Natangelo)

Segnalazioni

Quali prospettive per l'economia mondiale? - di Stefano Sylos Labini (da eticaeconomia.it)

In realtà - di Riccardo Orioles (La Catena di San Libero - 8 giugno 2009 n.383)

Berlusconi e le "veline": le foto censurate in Italia - ll telegiornale spagnolo parla dello scandalo di Berlusconi e dei suoi rapporti con le veline (fonte: Buzz Intercultura)

Il plebiscito -
di Carlo Cornaglia
Fra una menzogna e l’altra il Cavaliere
s’immaginava un grande plebiscito
che lo legittimasse nel potere
facendone un onesto all’infinito,

nonostatnte le tante marachelle.
Nella veste di supersondaggista
ha preannunciato: per il Pdl
del quaranta per cento la conquista...
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Testo:

Buongiorno a tutti, , abbiamo fatto notte e forse si vede!
Per la Fininvest ieri non si è votato, ieri sera le reti Fininvest non hanno dato alcun tipo di informazione interessante sul tema, lasciando alla RAI e a Sky il compito di informare i cittadini italiani e questo poteva già essere un segnale di come era finito il risultato elettorale o di quello che si aspettavano i padroni, anzi il padrone della Fininvest, abbiamo assistito a sceneggiate, macchiette televisive di ogni genere, Gasparri che insulta una cronista dell’Unità che gli chiede un commento semplicemente al voto, nervosetto Gasparri, anche molto intelligente, come abbiamo visto, la Melandri che dopo aver visto ridursi di 7 punti in un anno i voti del suo partito va a spiegare all’Italia dei Valori che invece ha raddoppiato i suoi voti, che l’antiberlusconismo non paga, complimenti! ..." Leggi tutto

Segnalazioni

"Non penserai mica che lo diciamo!" - L'autocensura del tg5 e la batosta del pdl (da unita.it)

Sconfitto Berlusconi. Ora si può uscire dal tunnel - di Paolo Flores d'Arcais (micromega.net)

Denuncia penale per aver contestato La Russa - di Duccio Facchini (Qui Lecco Libera)

Yuropeans - 'U cuntu, 4 giugno 2009 

Da via D'Amelio a Why Not, le inchieste proibite
Incontro con Gioacchino Genchi e Salvatore Borsellino
Venerdì 12 giugno, Riccione - Villa Mussolini ore 21

BannerFans.comLa mobilitazione nazionale su facebook per chiedere le dimissioni di Berlusconi cresce di giorno in giorno. Con oltre 157mila iscritti all'attivo ci si prepara a manifestare il 13 giugno ad Ostia (RM) contro un riconoscimento alla cultura a Licio Gelli.
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Vignetta di BandanasZorro
l'Unità, 7 giugno 2009

Nelle interviste televisive ad Al Tappone non sono interessanti le risposte (sempre le stesse balle). Ma le domande: aiutano a testare il regime. Difficile selezionare le più servili, nella maratona tv del Cainano, sempre accolto da dipendenti (o aspiranti tali) genuflessi. Memorabile la prestazione dell’ultimo arrivato A-lesso Vinci, il sostituto di Mentana licenziato per aver osato invitare Di Pietro (che da allora, unico leader politico, rifiuta gli inviti di Matrix per solidarietà a Mentana). Al primo assist travestito da domanda sulle foto in Sardegna, il padrone finge di arrabbiarsi: “Tu quoque Brute fili mi”. A-lesso finge di risentirsi: “Non sono suo figlio”. In effetti suo figlio è quello che gli dà lo stipendio. “Attento alle domande che fa, se no diranno che anche lei…”, fa il padrone. E il semiconduttore: “Non mi minacci”. “Ma io - chiude Papi - la sostengo: sia cattivo”.

Cattivissimo è il dipendente di MattinoCinque, che lo ringrazia “per aver accettato di farsi intervistare”. Ben gentile. Poi lo mette all’angolo con due uppercut: “Perché la demonizzano sul privato?”, “perché il Times la attacca?”. Com’è umano, lei. Infine, il colpo del ko: “Le maestranze chiedono cosa farà con Kakà”. Sempre in forma l’insetto di Porta a Porta: “Perché la sua vicenda privata ha influenzato in modo così anomalo la campagna elettorale?”. Fuori concorso Giuliana Del Bufalo, direttora di Rai Parlamento: “Ci resta un minuto, non c’è più tempo per altre domande”. Lui: “Posso sfruttarlo io?”. Lei: “Si figuri, lei è il padrone di casa”. Anzi, se ha urgenza, le porto il pappagallo.
(Vignetta di Bandanas)

Gli approfondimenti della rassegna stampa a cura di Ines Tabusso

Segnalazioni

Un uomo solo al telecomando - di Marco Travaglio (El Pais, 6 giugno 2009)

La Fnsi invita l’on. Berlusconi a tenere una conferenza-stampa coi rappresentanti dell’informazione italiana ed estera, che si svolga secondo le consuetudini che in tutti i paesi occidentali regolano i rapporti fra i giornalisti e i governi...

"Noemi, Mills... se Berlusconi fosse presidente Usa passerebbe guai seri..." - Intervista a Alexander Stille di Stefano Corradino (Articolo21.info)

Fatti processare buffone! - Le foto dell'iniziativa di Qui Milano Libera
(Foto di Nicola Neri)

Lettera dalla Sicilia - di Riccardo Orioles (La catena di San Libero, 5 giugno 2009)

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