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da l'Espresso online

Una missiva che documenta i rapporti tra Berlusconi e Cosa Nostra. Anche dopo la "discesa in campo". E' stata trovata tra le carte di Vito Ciancimino. E "L'espresso" la pubblica in esclusiva.
 
Adesso c'è la prova documentale. Davvero, secondo la procura di Palermo, Silvio Berlusconi era in contatto con i vertici di Cosa Nostra anche dopo la sua "discesa in campo", come era stato già stato raccontato da molti collaboratori di giustizia.

I corleonesi di Bernardo Provenzano, infatti, scrivevano al premier per minacciarlo, blandirlo, chiedere il suo appoggio e offrirgli il loro. Lo si può leggere, qui, nero su bianco, in questa lettera da tre giorni depositata a Palermo gli atti del processo d'appello per riciclaggio contro Massimo Ciancimino, uno dei figli di don Vito, l'ex sindaco mafioso di Palermo, morto nel 2002.

Una lettera che "L'Espresso" online pubblica in esclusiva. Si tratta della seconda parte di una missiva (quella iniziale sembra essere stata stracciata e comunque è andata per il momento smarrita) in cui in corsivo sono state scritte le seguenti frasi: "... posizione politica intendo portare il mio contributo (che non sarà di poco) perché questo triste evento non ne abbia a verificarsi.Sono convinto che questo evento onorevole Berlusconi vorrà mettere a disposizione le sue reti televisive".

Chi abbia vergato quelle parole, lo stabilirà una perizia calligrafica. Ai periti verrà infatti dato il compito di confrontare la lettera con altri scritti di uomini legati a Provenzano. I primi esami hanno comunque già permesso di escludere che gli autori siano don Vito, o suo figlio Massimo, che dopo una condanna in primo grado a cinque anni e tre mesi, collabora con la magistratura.

Tanto che finora le sue parole hanno, tra l'altro, portato all'apertura di un'inchiesta per concorso in corruzione aggravata dal favoreggiamento mafioso contro il senatore del Pdl Carlo Vizzini, i senatori dell'Udc Salvatore Cuffaro e Salvatore Cintola, e il deputato dell'Udc e segretario regionale del partito in Sicilia, Saverio Romano. Con i magistrati Massimo Ciancimino ha parlato a lungo della lettera, che lui ricorda di aver visto tra le carte del padre quando era ancora intera.

Ma tutte le sue dichiarazioni sono state secretate. Le poche indiscrezioni che trapelano da questa costola d'indagine, già in fase molto avanzata e nata dagli accertamenti sul patrimonio milionario lasciato da don Vito agli eredi, dicono comunque due cose. La prima: la procura ritiene di aver in mano elementi tali per attribuire il messaggio a dei mafiosi corleonesi vicinissimi a Bernardo Provenzano, il boss che per tutti gli anni Novanta ha continuato ad incontrarsi con Vito Ciancimino.

Anche quando l'ex sindaco, dopo una condanna a 13 anni per mafia, si trovava detenuto ai domiciliari nel suo appartamento nel centro di Roma. La seconda: i magistrati sono convinti che la lettera dei corleonesi sia arrivata a destinazione. Il documento è stato trovato tra le carte personali di don Vito. A sequestrarlo erano stati, già nel 2005, i carabinieri: "Parte di Foglio A4 manoscritto, contenente richieste all'On. Berlusconi per mettere a disposizione una delle sue reti televisive", si legge un verbale a uso tempo redatto da un capitano dell'Arma.

Incredibilmente però la lettera era rimasta per quattro anni nei cassetti della Procura e, all'epoca, non era mai stata contestata a Ciancimino junior nei vari interrogatori. L'unico accenno a Berlusconi che si trova in quei vecchi verbali riguarda infatti una domanda sulla copia di un assegno da 35 milioni di lire forse versato negli anni '70-'80 dall'allora giovane Cavaliere al leader della corrente degli andreottiani siciliani. Dell'assegno si parla a lungo in una telefonata intercettata tra Massimo e sua sorella Luciana il 6 marzo del 2004.

Venti giorni dopo si sarebbe tenuta a Palermo la manifestazione per celebrare i dieci anni di Forza Italia. Luciana dice al fratello di essere stata chiamata da Gianfranco (probabilmente Micciché, in quel periodo assiduo frequentatore dei Ciancimino) che l'aveva invitata alla riunione perché voleva presentarle Berlusconi.

Luciana: "Minchia, mi telefonò Gianfranco.. ah, ti conto questa? all'una meno venti mi arriva un messaggio?"
Massimo: "L'altra volta l'ho incontrato in aereo"
Luciana: "Eh... il 27 marzo, a Palermo... per i dieci anni di vittoria di Forza Italia, viene Silvio Berlusconi. È stata scelta Palermo perché è la sede più sicura... eh... previsione... In previsione saremo 15 mila..."
Massimo: "Ah"
Luciana "...eh allora io dissi minchia sbaglia, e ci scrivo stu messaggio: "rincoglionito, a chi lo dovevi mandare questo messaggio, sucunnu mia sbagliasti" ...in dialetto, eh... eh (ride) e mi risponde: "suca" ...eh (ride) ...mezz'ora fa mi chiama e mi fa: "Minchia ma sei una merda" e allora ci dissi "perché sono una merda".

Dice, hai potuto pensare che io ho sbagliato a mandare? io l'ho mandato a te siccome so che tu lo vuoi conoscere [Berlusconi, nda]? io ti sto dicendo che il 27 marzo "
Massimo: "E digli che c'abbiamo un assegno suo, se lo vuole indietro..."
Luciana "(ride) Chi, il Berlusconi?
Massimo: "Si, ce l'abbiamo ancora nella vecchia carpetta di papà?"
Luciana: " Ma che cazzo dici"
Massimo : "Certo"
Luciana: "Del Berlusca?"
Massimo: "Si, di 35 milioni, se si può glielo diamo..."

Ma nella perquisizione a casa Ciancimino, la polizia giudiziaria l'assegno non lo trova. Interrogato il 3 marzo 2005, Ciancimino jr. conferma solo che gliene parlò suo padre, ma non dice dove sia finito: "Sì, me lo raccontò mio padre? Ma poi era una polemica tra me e mia sorella, perché io l'indomani invece sono andato alla manifestazione di Fassino".

Adesso, invece, dopo la decisione di collaborare con i pm, sarebbe stato più preciso. Ma non basta. Perché Ingroia e Di Matteo, dopo aver scoperto per caso la lettera nell'archivio della procura, hanno anche acquisito agli atti della nuova indagine il cosiddetto rapporto Gran Oriente, redatto sulla base delle confidenze (spesso registrate) del boss mafioso Lugi Ilardo, all'allora colonnello dei carabinieri, Michele Riccio.

Ilardo è stato ucciso in circostanze misteriose alla vigilia dell'inizio della sua collaborazione ufficiale con la giustizia. Ma già nel febbraio del '94 aveveva confidato all'investigatore come Cosa Nostra, per le elezioni di marzo, avesse deciso di appoggiare il neonato movimento di Berlusconi. Un fatto di cui hanno poi parlato dozzine di pentiti e storicamente accertato in varie sentenze. Ilardo il 24 febbraio aveva spiegato a Riccio come qualche settimana prima "i palermitani" avessero indetto una "riunione ristretta" a Caltanissetta con alcuni capofamiglia del nisseno e del catanese.

Nell'incontro "era stato deciso che tutti gli appartenenti alle varie organizzazioni mafiose del territorio nazionale avrebbero dovuto votare 'Forza Italia'. In seguito ogni famiglia avrebbe ricevuto le indicazioni del candidato su cui sarebbero dovuti confluire i voti di preferenza... (inoltre) i vertici 'palermitani' avevano stabilito un contatto con un esponente insospettabile di alto livello appartenente all'entourage di Berlusconi. Questi, in cambio del loro appoggio, aveva garantito normative di legge a favore degli inquisiti appartenenti alle varie "famiglie mafiose" nonché future coperture per lo sviluppo dei loro interessi economici..". Una delle ipotesi, ma non la sola, è che si tratti dell'ideatore di Forza Italia, Marcello Dell'Utri, già condannato in primo grado a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa.

La procura di Palermo, sospetta dunque, che la lettera ritrovata nell'archivio di Ciancimino si inserisca all'interno di questa presunta trattativa. Nel '94, infatti, Berlusconi governò per soli sette mesi e anche le norme contenute all'interno del cosiddetto decreto salvaladri di luglio, approvato per consentire a molti dei protagonisti di tangentopoli di uscire di galera, che avrebbero in teoria potuto favorire i boss, alla fine non vennero immediatamente ratificate.

Da qui, è la pista seguita dagli investigatori, le apparenti minacce al Cavaliere ("il triste evento"), la richiesta della messa a disposizione di una rete televisiva e i successivi sviluppi politici che portarono all'approvazione di leggi certamente gradite anche alla mafia, ma spesso approvate con il consenso bipartisan del centro-sinistra.


INIZIATIVE PARALLELE

Alcuni amici che non potranno essere presenti mercoledì sera a Roma alla Notte bianca no-bavaglio stanno organizzando iniziative parallele di sostegno. Li ringraziamo e speriamo che accorriate numerosi.
Vi segnaliamo quelle pervenute finora:

Bologna, piazza Verdi, a partire dalle 19.30
Diretta live su maxischermo da Roma
Manifestazione nazionale contro la legge Bavaglio sulle intercettazioni

Brescia, Parco delle Montagnette di Roncadelle - ore 20
Diretta su maxi-schermo della Notte bianca no-bavaglio organizzata dagli Amici di Beppe Grillo di Brescia.
"...Ci ritroveremo tutti assieme per assistere all'evento, portando con noi megafoni, cartelli, striscioni, persone, riflessioni, speranze, voglia di esserci, tutti, per sentirci ancora più vivi, consapevoli, pericolosamente informati..."
L'evento su facebook

Torino, Piazza Castello - ore 21
Sit-in di prostesta organizzato dal Dipartimento giovanile dell'Italia dei Valori.
"...Per dare la possibilità a chiunque abbia ancora la forza di indignarsi di esprimere liberamente il proprio dissenso, e per ricordare, a chi invece ha perso la speranza, che cambiare le cose è un'alternativa possibile..."
Per info: vivarelli.valentina@gmail.com
L'evento su facebook

Torino, Piazza Vittorio - ore 22
"...La serata sarà appunto un incontro di spero tante persone diverse mosse dal solo intento di dire NO al regime che violenta e imbavaglia quotidianamente l'informazione in Italia, dobbiamo muoverci noi e opporci a questo stato di cose che è veglia funebre della democrazia e libertà di pensiero, fare informazione ed essere informati in Italia..."

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Per inaugurare il G8, un regalo di Sabina Guzzanti
Buona visione



SPECIALE 8 LUGLIO
Alcuni amici che non potranno essere presenti mercoledì sera a Roma alla Notte bianca no-bavaglio stanno organizzando iniziative parallele di sostegno. Li ringraziamo e speriamo che accorriate numerosi.
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Brescia, Parco delle Montagnette di Roncadelle - ore 20
Diretta su maxi-schermo della Notte bianca no-bavaglio , organizzata dagli Amici di Beppe Grillo di Brescia.
"...Ci ritroveremo tutti assieme per assistere all'evento, portando con noi megafoni, cartelli, striscioni, persone, riflessioni, speranze, voglia di esserci, tutti, per sentirci ancora più vivi, consapevoli, pericolosamente informati..."
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Sit-in di prostesta organizzato dal Dipartimento giovanile dell'Italia dei Valori.
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E' online il blog dell'Antefatto, con le rubriche di Travaglio, Padellaro, Beha, le notizie e le analisi dei giornalisti del Fatto Quotidiano 



Testo:

"Buongiorno a tutti, oggi siamo in trasferta, in tipografia, stiamo chiudendo un instant book insieme a Peter Gomez e a Marco Lillo, si intitolerà  “Papi” e che uscirà a metà luglio, ma non è di questo naturalmente che vi voglio parlare. 
Vi voglio parlare di una notizia di quelle che passano come l’acqua sul vetro, se ne parla un giorno, poi scompare e tra l’altro è una notizia clamorosa, dirompente, molto ancora più dirompente, mi scuso se lo ripeto, ma bisogna continuamente ripetercelo, degli scandali politico – sessuali che riguardano il Presidente del Consiglio e la sua corte dei miracoli, ribadisco ancora una volta che basterebbe uno di quegli scandali politico – sessuali per far dimettere il Presidente del Consiglio o il sottosegretario di qualunque paese del mondo... Leggi tutto

Segnalazioni

SPECIALE 8 LUGLIO
Alcuni amici che non potranno essere presenti mercoledì sera a Roma alla Notte bianca no-bavaglio, si stanno organizzando con iniziative parallele di sostegno. Li ringraziamo e speriamo che accorriate numerosi.
Vi segnaliamo quelle pervenute finora:

Brescia, Parco delle Montagnette di Roncadelle - ore 20
Diretta su maxi-schermo della Notte bianca no-bavaglio , organizzata dagli Amici di Beppe Grillo di Brescia.
"...Ci ritroveremo tutti assieme per assistere all'evento, portando con noi megafoni, cartelli, striscioni, persone, riflessioni, speranze, voglia di esserci, tutti, per sentirci ancora più vivi, consapevoli, pericolosamente informati..."
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Torino, Piazza Castello - ore 21
Sit-in di prostesta organizzato dal Dipartimento giovanile dell'Italia dei Valori.
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Per info: vivarelli.valentina@gmail.com
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Torino, Piazza Vittorio - ore 22
"...La serata sarà appunto un incontro di spero tante persone diverse mosse dal solo intento di dire NO al regime che violenta e imbavaglia quotidianamente l'informazione in Italia, dobbiamo muoverci noi e opporci a questo stato di cose che è veglia funebre della democrazia e libertà di pensiero, fare informazione ed essere informati in Italia..."
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Intercettazioni, Padellaro: “ddl orrendo, pericoloso e incostituzionale. Da cestinare” - di Stefano Corradino (Articolo21.info)

A NIGHT FOR IRAN
MARTEDI 7 LUGLIO 2009 - MILANO INCONTRA GLI STUDENTI IRANIANI
ore 19.00 aperitivo iraniano - ore 21.00 inizio incontro
C/o Arci BITTE, via Watt 37, Milano

11metri ti invita ad un incontro con gli studenti iraniani per dare voce a chi oggi ha sempre più difficoltà a far sentire al mondo ciò che accade nel proprio Paese. Attraverso le loro esperienze conosceremo ciò che ormai è sempre più taciuto dai media e riesce ad arrivare soltanto attraverso i canali “clandestini” della comunicazione.
 

 


continua

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Vignetta di BandanasLa mosca tzé tzé

da L'Antefatto, 4 luglio 2009

Qualche ingenuo starà brindando per l’iniziativa assunta dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e annunciata oggi da Liana Milella su la Repubblica. Siccome nessuna smentita è giunta dal Quirinale, se ne deduce che è tutto vero. Il capo dello Stato ha convocato il Guardagingilli Angelino Jolie per fargli sapere che la legge sulle (anzi contro le) intercettazioni e il bavaglio alla stampa, così com’è uscita dalla Camera e sta per essere approvata anche dal Senato, lui non la firma. E’ preoccupato per le eccessive limitazioni alla libertà di stampa e per l’irragionevolezza di alcuni paletti alle intercettazioni che, a suo avviso, potrebbero indurre la Corte costituzionale a bocciare la legge. Dunque, dirà qualche ingenuo, dobbiamo essere felici. Nossignori. Anzitutto per una questione di procedure: come lo stesso Napolitano ha più volte detto in pubblico, “quando il Parlamento lavora, il capo dello Stato tace”. Attende cioè che una legge sia approvata per esaminarla e decidere se promulgarla con la sua firma, oppure rinviarla alle Camere per manifesta incostituzionalità (o per scopertura finanziaria, ma non è questo il caso). Lui invece s’è inventato questa prassi sconosciuta alla nostra Costituzione, che i soliti tromboni e pompieri al seguito chiamano elogiativamente “moral suasion”: far sapere riservatamente alla maggioranza che la legge non gli piace, affinchè sia modificata come vuole lui.

L’aveva già fatto col decreto anti-Eluana, e giustamente il governo aveva protestato contro l’insolita prassi di dare un parere preventivo mentre il consiglio dei ministri era riunito per decidere. Ora la scena si ripete mentre il Senato sta esaminando il testo. Lo scopo dell’iniziativa quirinalesca è evidente: “migliorare” una legge-porcata assolutamente impossibile da migliorare (come pensare di profumare un ammasso di letame con una goccia di Chanel numero 5) e risparmiare al governo Al Tappone lo smacco plateale di un disegno di legge bocciato dal Quirinale dopo essere passato in entrambi i rami del Parlamento. Peccato che, fra i poteri che la Costituzione riserva esplicitamente al capo dello Stato, non sia contemplato quello di preoccuparsi delle figuracce del governo (come non è previsto che il capo dello Stato inviti le opposizioni e la stampa a una “tregua” per non disturbare il governo alla vigilia del G8).

Il risultato sarà che la legge-bavaglio verrà lievemente ritoccata, produrrà ugualmente danni indescrivibili, ma alla fine il Quirinale ne firmerà la nuova versione, riducendo le speranze che la Corte costituzionale la faccia a pezzi. Se c’è il rischio che la Consulta non bocci nemmeno il Lodo Alfano, capolavoro di incostituzionalità, figurarsi i tremori dei nostri ermellini (compresi i compagni di merende di Papi) quando dovranno esaminare la porcata “migliorata” dalla “moral suasion" quirinalizia. Insomma, le peggiori notizie, nella politica italiana, sono proprio quelle che, all’apparenza, sembrano le migliori. Nella celebre commedia "A che servono questi quattrini", il protagonista Eduardo De Filippo consiglia a un suo giovane discepolo il da farsi in caso di eventi apparentemente negativi: mettersi di fronte allo specchio e ripetere alternativamente due frasi: “Chi ti dice che sia una disgrazia?” e “Chi ti dice che non sia una fortuna?”, facendole precedere entrambe con un bell’”A me nun me passa manco pe’ ‘a capa”. Noi, ogni volta che entra in scena la moral suasion napolitana, dobbiamo fare esattamente il contrario. Cioè ripetere allo specchio: “Chi ti dice che non sia una disgrazia?” e “Chi ti dice che sia una fortuna?”, “”A me nun me passa manco pe’ ‘a capa”.

Segnalazioni

Berlusconi e il disturbo vincente. Intervista allo psichiatra Luigi Cancrini di Stefano Corradino (Articolo21.info)

da Micromega.net
Mafia, politica e affari: sette domande al Cavaliere di Carlo Cosmelli
Il Re Taumaturgo è nudo di Angelo d'Orsi
Via dalla Consulta i cortigiani di Re Silvio di Pancho Pardi
Ddl sicurezza - Camilleri, Tabucchi, Maraini, Fo, Rame, Ovadia, Scaparro, Amelio: Appello contro il ritorno delle leggi razziali in Europa

L'estate del Titanic - Ucuntu n.45 (3 luglio 2009)


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Immagine di Roberto Corradidi Peter Gomez e Antonio Massari
da L'espresso in edicola

Da Silvio Berlusconi agli uomini di Massimo D'Alema. Giampi li aveva sedotti tutti con le sue donne, i suoi viaggi, la sua vita perennemente sopra le righe.
È una sorta di bicamerale degli affari e del piacere quella che emerge dalle inchieste condotte dalla procura di Bari su Giampaolo “Giampi” Tarantini, il giovane imprenditore della sanità  che, a partire dall'estate 2008, ha reso felice il premier  presentandogli decine di escort, starlette e aspiranti dive della tv. E gli effetti cominciano a farsi sentire. Mentre il presidente del Consiglio resta asserragliato nel suo bunker contando di superare indenne anche lo scoglio del G8, in Puglia il presidente della Regione, Nichi Vendola, azzera la sua giunta di sinistra e sventola la bandiera della questione morale.

Sotto accusa finiscono così gli uomini del Partito democratico più legati a Tarantini: l'ex assessore alla Sanità, Alberto Tedesco e il vice presidente e assessore all'Industria, Sandro Frisullo. Due potenti politici locali piazzati dai dalemiani sulle poltrone chiave del governo regionale.  
      
Frisullo paga i rapporti con Giampi e soprattutto con le sue amiche, a partire da quelli con Terry De Nicolò, una barese da poco trapiantata a Milano, che a L'espresso dice: «No, con in giornali non parlo. Mi hanno contattata  in molti, dai quotidiani ai settimanali, ma per concedere un'intervista avrei bisogno di un supporto legale ed economico. Perché se mi querela Berlusconi, io poi cosa faccio?». Terry, in ogni caso, è una delle quattro ragazze    già ascoltate dagli investigatori. Poche rispetto alla reale  ampiezza della corte di Giampi. L'espresso ha ricostruito un elenco di almeno altri 17 nomi. Ne fanno parte anche l'ex direttrice di un celebre locale nella Costa Smeralda, una protagonista di reality, un'addetta al casting per programmi tv, una giocatrice di tennis semiprofessionista e alcune straniere: una rumena, una polacca, una dominicana, una ballerina brasiliana e una senegalese.
Al centro di tutto, comunque, più che le storie di donne, restano  gli interrogativi legati agli appalti. I più pesanti riguardano il ruolo di Tedesco. L'ex assessore è da tempo indagato. I pm lo accusano di aver brigato e fatto pressioni su funzionari regionali per favorire imprese che fanno capo a amici e familiari. E adesso  tra  le forniture finite nel mirino dei magistrati ce ne sono pure due, da due milioni e mezzo di euro, vinte  dalle imprese di Tarantini. Per  gli investigatori potrebbe non essere un caso. Secondo loro, anche negli anni della giunta Vendola, il sistema politico affaristico della sanità ha continuato a funzionare (sebbene a ritmi più blandi) secondo schemi collaudati nel periodo in cui governava l'attuale ministro del Pdl, Raffaele Fitto. Insomma stesse modalità, ma,  Tarantini a parte, protagonisti diversi.

Esemplare è  quanto è accaduto nel settore delle cliniche convenzionate con la regione. Qui con l'arrivo di Tedesco fanno prepotentemente ingresso una serie d'imprenditori considerati vicini ai dalemiani. Oggi, come L'espresso è in grado di rivelare, la Guardia di Finanza sta cercando di mettere a fuoco la figura di Francesco Ritella, 35 anni, ritenuto il «dominus» della Kentron, che a Putignano  gestisce un centro di riabilitazione per 120 pazienti. Nel 2006 il centro, pur non avendone i requisiti, viene  accreditato prima ancora che siano terminati i lavori di costruzione della struttura. Dietro tutto l'inghippo ci sono interessi economici e politici. Non per niente nel caso dell'accreditamento di un'altra clinica a essere favorita, secondo i pm, è una società che vanta tra i suoi fornitori addirittura l'azienda del fratello di Tedesco.   
In questo ambiente Tarantini si trova a suo agio. Non solo perché è amicissimo dei figli di Tedesco (che come lui vendono protesi), ma anche perché una sua azienda - controllata al 50 per cento - detiene parte del capitale di una società specializzata in produzione di energia. Anche questa società, la Prod.eco, è una sorta di bicamerale: tra gli altri soci figurano un consigliere regionale dell'Udeur e una donna da  sempre vicinissima a Ritella. Nell'aprile di quest'anno le quote dell'amica di Ritella vengono cedute a una compagnia di catering che proprio in quel periodo ottiene il servizio ristoro per i carabinieri che saranno di stanza all'Aquila in occasione del G8.

Sono le settimane in cui Giampi, grazie alla sponsorizzazione di Berlusconi, viene presentato ai vertici della protezione civile e di altri ministeri. È il periodo in cui, da semplice venditore di protesi,  si è ormai trasformato in lobbista. Una metamorfosi rimasta impressa sui nastri delle intercettazioni telefoniche della Finanza. Intercettazioni che hanno anche permesso di ascoltare in presa diretta le visite a Palazzo Grazioli di Patrizia D'Addario, l'escort barese reclutata da Tarantini per ingraziarsi il Presidente del Consiglio. Sono quelle trascrizioni, sommate alle registrazioni e ai filmati effettuati dalla donna nella residenza del cavaliere, a rendere Patrizia una testimone attendibile. Nel suo passato, nel 1996, la escort era infatti già incappata in una condanna per truffa e concorso un calunnia, un reato che per ironia della sorte le verrà contestato dalla procura di Bari anche nei giorni della sua deposizione su Berlusconi. Ma le presunte vittime, in questo caso, non sono politici, bensì tre poliziotti delle volanti che Patrizia avrebbe falsamente accusato dopo una multa per un'auto in sosta vietata. Era il 2007 e la donna avrebbe detto tra l'altro «lasciatemi andare, chiamo i giornalisti, ve la faccio pagare cara».  
(Immagine di Roberto Corradi)

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In edicola il nuovo numero di Micromega - Firma l'appello contro le leggi razziali

Metti una sera a cena - di Carlo Cornaglia
L’anfitrione è il giudice Mazzella
che ospita il sodal Napolitano,
il Cavaliere, ahimé, senza donzella,
Gianni Letta con Angelino Alfano,

Donato Bruno con Carlo Vizzini,
i presidenti di due Commissioni.
Pensare mal non è da birichini,
il giudice Mazzella ci perdoni...
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Vignetta di NatangeloVanity Fair, 1 luglio 2009

Rientrato da L’Aquila, passo per un giorno da Cagliari. Una mia amica mi racconta che il suo postino, da tre settimane, ospita a casa una famiglia abruzzese. Il postino fa parte di una associazione di volontariato e in casa ha un paio di stanze in più. Si è offerto senza dirlo troppo in giro. Adesso si rallegra che la famiglia abruzzese possa godersi un po’ di mare, lontano dai lutti e dalle tende. E siccome insieme si trovano bene ha offerto alla famiglia di rimanere anche a luglio.

La mia amica mi racconta che il postino è simpatico. Gira tutti i giorni con un ciclomotore, gli occhiali da sole e un borsone a tracolla pieno di lettere. Ha una quarantina d’anni, una moglie, un figlio. E’ sempre allegro. Il che lo rende un’eccezione tra i sardi che di solito sorridono senza farsene accorgere.

Quando lo incontro, il postino si stupisce del mio stupore. Come tutte le persone per bene non considera il bene un’eccezione. Lo fa e basta. Guadagna 1300 euro al mese. Più o meno come sua moglie anche lei impiegata alle Poste. Ogni mattina uno dei due accompagna la famiglia abruzzese al Poetto, la spiaggia di Cagliari, che ha ancora il mare tirato a specchio. Nel pomeriggio la famiglia rientra con la corriera, fa un po’ di spesa, cucina alla maniera abruzzese, dà una mano in casa. Dice il postino: “La sera è bello perché ci raccontiamo le nostre vite che sembravano distanti e invece sono vicine”. Non vuole essere citato, gli sembrerebbe di vantarsene.

Salutandolo penso a un tizio che in diretta tv, promise di aprire un paio delle sue venti ville ai terremotati. Sembrava commosso, invece voleva solo fare colpo sugli elettori e le ragazze.
(Vignetta di Natangelo)


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Vignetta di NatangeloLa mosca tzé-tzé
da L'Antefatto


Debora Serracchiani non si candida a leader del Pd. Ha capito che l’avrebbero massacrata, come accade a chiunque non sia un boss di apparato, non stia in Parlamento da almeno trent’anni e piaccia almeno un pochino agli elettori (guardate come hanno ridotto Sergio Cofferati). Ma, siccome ha deciso di non sparire dalla circolazione e ha osato financo rilasciare un’intervista a Curzio Maltese su Repubblica contro D’Alema e il suo prestanome Bersani, la massacrano lo stesso. Il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, il fratello di Montalbano, la prende in giro per aver detto che Franceschini "è il più simpatico": "Se questo è il criterio, peccato che siano morti Totò e Tina Pica. Erano molto simpatici e sarebbero stati un ticket straordinario".

Si fa vivo persino Marco Follini, già segretario dei giovani Dc dal 1977 all’80; membro della Direzione nazionale Dc dal 1980 all’86; consigliere di amministrazione della Rai dal 1986 al ’93; membro della Direzione nazionale del Ccd dal ’94; segretario dell’Udc dal 2001 al 2005; vicepremier del governo Berlusconi-2 nel 2004; dopo aver votato tutte le leggi vergogna di Berlusconi, nel 2007 è passato al centrosinistra ed è deputato da quattro legislature.

Bene, questo campione del nuovo che avanza, anzi del vecchio che è avanzato, fa lo spiritoso: "Ho letto una densa e pensosa intervista di Deborah Serracchiani che annuncia che voterà Franceschini 'perché' è più simpatico. Ora finalmente so a cosa serve il rinnovamento: a sbaragliare gli antipatici". Anche un altro giovine virgulto come Barbara Pollastrini, che nel ’68 era maoista con Servire il Popolo, poi 40 anni fa entrò nel Pci, poi fu consigliere comunale a Milano, poi deputata dal 1992 (siamo alla sesta legislatura) e due volte ministro, ce l’ha con la Serracchiani: "Potrei rispondere che preferisco Bersani perché sa cantare...'. Ma per favore, non scherziamo! Cerchiamo di rispettarci di più e di saperci ascoltare". Poteva mancare l’illuminato parere del pregiudicato Enzo Carra? No che non poteva, e infatti ecco l’ex portavoce di Forlani, deputato da tre legislature e condannato in Cassazione per false dichiarazioni al pool Mani Pulite sulla maxitangente Enimont: "La 'promessa' Debora Serracchiani ha rivelato di stare dalla parte di Franceschini 'perché è il più simpatico'. Un buon motivo, non c'è dubbio.

Ma basta per la leadership di un grande partito? Nel mondo di Debora il leader è biondo, bello, di gentile aspetto. E la colonna sonora è dell'orchestra Casadei: 'Tu sei la mia simpatia'…". Roberto Giachetti, ex radicale, poi margherito, ora pidino, celebre per aver invitato Giuliano Ferrara come libero docente alla scuola quadri del Pd, in Parlamento da tre legislature, esprime solidarietà al povero D'Alema, minacciato dalla terribile Debora: "Sento la necessità di esprimere pubblicamente, attraverso il blog, tutta la mia stima nei confronti di Massimo D'Alema anche in ragione del contributo sincero che ha dato alla costruzione del Pd".

Naturalmente la Serracchiani non ha detto di aver scelto Franceschini solo per la simpatia, ma soprattutto perché lo ritiene il più “bravo, innovativo, coraggioso” fra i candidati su piazza (che sono due), mentre “dall’altra parte c’è D’Alema” e “l’apparato”. Poi ha parlato di “laicità, questione morale, conflitto d’interessi, riforma del Welfare” e soprattutto di “difendere le primarie da chi vorrebbe abolirle”, per “aprire il partito al rinnovamento” e “chiamare gente nuova”. E’ comprensibile che le muffe di cui sopra, al solo sentire parole come “primarie”, “questione morale”, “rinnovamento” e “gente nuova”, mettano mano alla fondina. Presto per dire se Debora abbia scelto l’amico giusto, Franceschini. Ma una cosa è certa: i nemici se li sa scegliere benissimo.
(Vignetta di Natangelo)

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L'anarchico borghese - Guarda il video
Auditorium della cultura friulana (Gorizia, 23 maggio 2009)
Un dialogo per ripercorre il giornalismo d'autore: giornalista e scrittore, acuto interprete della realtà italiana per oltre mezzo secolo, Indro Montanelli è esempio di una capacità di scrivere e documentare unica, modello di un modo di fare informazione al servizio non di uno né di pochi, ma di tutta la cittadinanza.
Interventi di Massimo Fini, Raffaele Liucci, Marco Travaglio, coordina Sandro Gerbi.

Il vero padre del Crocefisso - di Stella Rudolph


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