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Cari amici, come molti di voi sanno, alle 8 di questa mattina Il Fatto Quotidiano era già esaurito in tutte le edicole. Nonostante la giusta delusione dei tanti che non hanno potuto comprare il giornale, si tratta di una buona notizia. Stiamo monitorando le centinaia di messaggi che stanno arrivando nel blog e stiamo prendendo i necessari provvedimenti per far fronte alle vostre richieste.

In via del tutto eccezionale, e solo per oggi, mettiamo online il giornale in versione pdf, in modo che tutti coloro che non l’hanno trovato in edicola possano scaricarlo.

Domani raddoppiamo la tiratura, e mandiamo in edicola 200mila copie. Insieme al secondo numero, troverete anche una tiratura limitata del giornale di oggi, ma solo in alcune edicole. Su prenotazione all’edicolante potrete prenotare il primo numero anche nei giorni successivi. Ci scusiamo con i nostri abbonati alla versione online per i disguidi dovuti all'afflusso contemporaneo di migliaia di utenti. Risponderemo a tutte le segnalazioni relative all'abbonamento postale.

Ultima notizia: è in corso in queste ore la distribuzione straordinaria nelle edicole di Milano città. Abbiamo provato a fare lo stesso a Roma, ma purtroppo non è stato possibile. Insomma, non vi lasciamo soli. Vi chiediamo solo di avere un po' di pazienza in queste ore frenetiche.

Grazie per la fiducia che continuate a rinnovarci.

La direzione

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Vignetta di Bertolotti e De Pirro

di Antonio Padellaro e Marco Travaglio

Cari amici, mentre diamo gli ultimi frenetici ritocchi al primo numero de Il Fatto Quotidiano, due parole sulle città che riusciremo a raggiungere: le abbiamo pubblicate da qualche giorno sull’Antefatto e subito si sono scatenate le reazioni più disparate: dal sollievo di chi ha appreso che troverà regolarmente Il Fatto ogni giorno nell’edicola sottocasa al disappunto di chi ha scoperto che la sua città non è fra quelle comprese nell’elenco della nostra distribuzione.

L’avevamo detto fin dal primo momento: per non morire strangolati nella culla, abbiamo dovuto fare delle scelte, essendo impossibile per via dei costi raggiungere tutte e 38 mila le edicole d’Italia. Il nostro distributore, fra i due o tre migliori del Paese, ci aveva suggerito una distribuzione ancor più prudente. Noi, anche al prezzo di qualche sacrificio economico, abbiamo ottenuto di raggiungere tutte le regioni tranne purtroppo la Val d’Aosta. Nel primo elenco non era compresa la Calabria, ma siamo intervenuti anche lì e proprio ieri ci è stato comunicato che Il Fatto Quotidiano arriverà anche a Sant’Eufemia-Lamezia Terme, Reggio Calabria e Cosenza, dove speriamo che le fosche previsioni dei nostri venditori vengano smentite da un gran numero di lettori. Se poi dovesse accadere il miracolo, cioè se il nostro quotidiano si attestasse su un numero di copie vendute superiore alle previsioni, saremo sempre in tempo ad aggiungere nuove località. Meglio crescere per gradi, senza mai fare il passo più lungo della gamba, piuttosto che essere costretti a retrocedere o a ritirarsi per eccesso di ottimismo. Siamo un piccolo vascello corsaro, e come tali dobbiamo muoverci nei primi tempi.

Nell’attesa, visto il ritardo con cui abbiamo comunicato l’elenco delle città che raggiungeremo in edicola, abbiamo deciso di prorogare fino al 15 ottobre l’offerta speciale per gli abbonamenti, così che i lettori che non vogliono perdersi Il Fatto possano abbonarsi a prezzo ridotto e sopperire alla nostra assenza nei chioschi delle loro città (sappiamo che molti di voi lo stanno già facendo, tant’è che negli ultimi giorni il numero degli abbonamenti ha ricominciato a lievitare al ritmo di 100-150 all’ora). Per tutti gli altri, sarà pronto entro la prima metà di ottobre il servizio di abbonamento in edicola con la formula del coupon. Continuate a seguirci su Antefatto, che non è ancora il sito del Fatto Quotidiano, ma lo diventerà presto, entro dicembre. Lavori in corso, anche lì. Ora andiamo a chiudere il primo numero.
Grazie a tutti, a domani.
Le località dove il Fatto arriva in edicola

Segnalazioni

Arriva in edicola "Il Fatto". Padellaro: "Come noi neanche nel terzo mondo: uno 'stregone del villaggio' domina l´informazione - di Stefano Corradino (Articolo21.info)

La Questione Immorale - guarda il video
Serata registrata al Teatro Carignano di Torino il 14 Settembre 2009 da Quiretelibera.org Con Marco Travaglio, Piercamillo Davigo, Gustavo Zagrebelsky. Presenta Diego Novelli

Centro di riciclo rifiuti in Nuova Zelanda - guarda il video di Asli Haddas
Un semplice esempio che dimostra ancora una volta l'importanza del riciclo e quanto sia semplice poterlo realizzare.


Renatolo - di Carlo Cornaglia
Se la prende coi radicali chic
predicando che son tutti merdosi,
col culturam parassitario, sic!,
con le banche e i banchier, rossi schifosi,

coi sindacati di quattrin forniti
a carico di tutti gli italiani,
coi cineasti, veri parassiti,
con gli orchestrali, ignobili laiani...
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Testo:

Buongiorno a tutti, ci sono stati da poco i funerali dei nostri caduti nella guerra dell’Afghanistan, personalmente, per quello che può valere, mi associo al lutto. Vorrei anche associarmi al lutto di tutti gli afgani che sono stati uccisi in questi anni dalle truppe di occupazione militare americane, inglesi, italiane etc. etc., dei quali invece ci dimentichiamo sempre: non esistono morti più morti degli altri, ma sicuramente le morti più ingiustificate sono proprio quelle degli afgani che, in Afghanistan, sono a casa loro, mentre, purtroppo, noi siamo a casa di altri. Chiudo questa parentesi e vi preannuncio che tra un po’ vi farò una sorpresa: vi farò vedere la prima pagina del numero zero de Il Fatto quotidiano; so che molti di voi sono abbonati o saranno comunque lettori in edicola e quindi magari gradiranno questa sorpresa, perché ormai siamo agli sgoccioli: oggi è lunedì, mercoledì usciremo con il primo numero e, chi si è abbonato on- line, già martedì sera a mezzanotte, alle 23: 59, se tutto va bene, potrà trovare in versione PDF sul suo computer il nostro giornale, libero e senza padroni. LEGGI TUTTO

 

Gli approfondimenti dalla rassegna stampa - a cura di Ines Tabusso

Segnalazioni

Dicono del Fatto Quotidiano

Presunto colpevole - Il nuovo libro di Luca Steffenoni
Troppi casi di malagiustizia sulla pelle dei bambini

Silvio Berlusconi "potrebbe dimettersi" se la legge sull'immunità non passa di Richard Owen (The Times, Gran Bretagna - 18 settembre 2009)
Traduzione a cura di http://italiadallestero.info



continua

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Vignetta di Bertolotti e De Pirro

Signornò

da l'Espresso in edicola


Appena deflagrò lo scandalo delle ragazze a tassametro chez Berlusconi, si cominciò a scommettere su quale leader del Pd si sarebbe precipitato questa volta in soccorso del Cavaliere. Pochi, in ossequio al principio dell'alternanza, puntavano sul solito D'Alema, che già aveva dato tanto alla causa berlusconiana (i 20 milioni in nero presi da un imprenditore malavitoso, la 'merchant bank' del caso Telecom, la Bicamerale, le bombe sulla Serbia, il pellegrinaggio a Mediaset "grande risorsa del Paese", il ribaltone anti-Prodi). Invece, con una prontezza inversamente proporzionale alla fantasia, l'ottimo Max s'è confermato una garanzia. Per il centrodestra. La cena elettorale a Bari pagata dal pappone ufficiale di Palazzo Grazioli, Giampi Tarantini, e il viaggetto sulla di lui barca non sono paragonabili a quanto emerge sul conto del premier. Ma consentono agli house organ azzurri di intonare il 'così fan tutti'. E dire che era stato proprio il Tafazzi baffuto, con l'aria di chi la sa lunga, ad anticipare in tv lo scandalo barese con la famosa 'scossa' annunciata all'Annunziata.

Una mossa machiavellica, visto quel che si è scoperto dopo: una sorta di Bicamerale a ore, un giro di squillo che nei giorni pari prestavano servizio a casa Berlusconi e, in quelli dispari, in un appartamentino affittato dal dalemiano Sandro Frisullo, allora vicepresidente della giunta Vendola. Dopo giorni passati a negare ("Mai conosciuto Tarantini") e a insinuare ("È un'inchiesta di cui non si capisce granché"), quando s'è capito fin troppo, D'Alema ha dovuto ammettere che qualcosa nella sua regione non ha funzionato. Ma battendo il mea culpa sul petto altrui: di Frisullo e degli altri 'amici' beccati a "frequentare gli stessi amici di Berlusconi". Poi, alla festa della Giovine Italia, se n'è uscito con un imbarazzante sexy-calcolo: Berlusconi 18 incontri con 30 ragazze, noi molto meno. Cioè: lui è peggio di noi. Elettori in delirio.

Ora, la prima qualità di un leader è quella di sapersi scegliere i collaboratori. D'Alema ne azzecca pochini. Il suo braccio destro è Nicola Latorre, quello che passava i pizzini al berlusconiano Bocchino in diretta tv, quello sorpreso nel 2005 dai giudici di Milano a trescare al telefono non solo con Giovanni Consorte, ma anche con Stefano Ricucci, quello che il 4 agosto proclamava sul 'Corriere' "in Puglia nessuna questione morale". Un'altra celebre scoperta del talent scout di Gallipoli è Claudio Velardi, già portavoce a Palazzo Chigi, poi lobbista dai multiformi clienti, infine assessore di Bassolino e 'curatore dell'immagine' di Alfredo Romeo, arrestato per tangenti a Napoli. E l'assessore pugliese alla Sanità Alberto Tedesco, ex Psi, ora indagato per corruzione e cacciato da Vendola dunque promosso senatore, l'aveva imposto Max. Resta solo da capire cos'altro debba combinare un leader del Pd per essere accompagnato alla porta. A parte battere Berlusconi due volte su due e chiamarsi Romano Prodi.
(Vignetta di Bertolotti e De Pirro)

IO E LUI - la striscia di Stefano Disegni (clicca sull'immagine per ingrandirla)
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Fonte: l'Unità

Segnalazioni


Il cordoglio e l’umana pietà per i militari morti a Kabul sono incompatibili con la difesa della libertà di stampa? di Paolo Flores d'Arcais

Anna Politkovskaja ed Enzo Biagi: storia di due giornalisti non rieducabili
Iniziativa pubblica organizzata dall’Associazione ANNAVIVA - Lunedì 21 settembre, ore 21, nell’ambito della Festa Democratica di Milano


Contro la propaganda di regime e la "pulizia etnica" ai danni delle ultime voci non allineate
Martedì 22 settembre, dalle ore 17 alle ore 19.30 presidio davanti alla Rai di Milano, in corso Sempione 27

(Qui Milano Libera)


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Vignetta di Tonus

Ci siamo. Dopo dieci giorni di numeri zero finalmente si comincia. Mercoledì prossimo "Il Fatto quotidiano" sarà in edicola. Le preoccupazioni in questo momento non si possono nascondere. Per risparmiare sui costi il giornale chiuderà alle otto di sera, quando tutti gli altri arrivano almeno fino alle 22. La squadra è ottima, ma è ridotta all'osso. I ragazzi per mesi - almeno fino a che le condizioni economiche non ci permetteranno altre assunzioni - dovranno ammazzarsi di lavoro. E se qualcuno si ammala tutto potrebbe incepparsi.

Certo, in vent'anni di giornalismo  non ho mai visto un quotidiano uscire con le pagine bianche. Ma ogni tanto il dubbio mi assale. Le cose da migliorare sono tantissime. E il timore è quello di rischiare di deludere molte attese. Anche il fatto che, come avevamo preannunciato, non verremo distribuiti in tutta Italia (Calabria dove sei?), può lasciare l'amaro in bocca a tanti. In queste ore stiamo cercando di convincere l'editore a un altro piccolo sforzo: ad allargare almeno di poco il numero di edicole in cui saremo presenti. Comunque consola pensare che chi davvero ci vuole, ci potrà leggere grazie gli abbonamenti in pdf e postali.

Altra paura: le pagine sono poche. Dovremo scegliere con oculatezza gli argomenti su cui concentrarci. In Italia non esiste solo Berlusconi, non esiste solo la (poco seguita) politica, non esistono solo le devianze delle nostre pessime classi dirigenti. C'è un Paese da raccontare. Se qualcosa funziona ed è una notizia, bisogna trovare il modo di dirlo.

In questi giorni ho ripetuto a tutti che noi siamo cronisti: dobbiamo descrivere le cose, non commentarle. Lo so che è un vecchio slogan di Panorama: ma davvero per noi i fatti dovranno essere separati dalle opinioni. Anche perché in ogni pagina ci sarà lo spazio per una trentina di righe di corsivo: il posto per dire che cosa pensa il nostro quotidiano è quello lì.

Altro rischio: fare titoli a tesi, dimenticare che le persone (anche i peggiori delinquenti) vanno rispettate sempre e comunque. L'ironia è l'arma migliore dei giornalisti, non la volgarità. Non fare sconti a nessuno, pubblicare tutte le notizie, non vuol dire prendere a pugni destra e sinistra, ma usare sempre con tutti lo stesso metro di giudizio.

Sono convinto che alla fine ce la faremo. Ma commetteremo molti errori. Quando accadrà spero che tutti, anche i nostri peggiori nemici, ci concederanno l'onore delle armi: qui al Fatto se si sbaglia lo si fa sempre in buona fede. Se non fosse così non avremmo lasciato i nostri (sicuri) giornali, per imbarcarci su un vascello da corsa. Per inseguire, in fondo, un sogno: anche in Italia, senza voler dare lezioni a nessuno, un altro tipo di giornalismo è possibile.
(Vignetta di Tonus)

Segnalazioni

Da Italiadallestero.info
Basta, Cavaliere! (Le Monde, Francia - 12 settembre 2009)
Silvio Berlusconi e la stampa: la "strategia della tensione" di Philippe Ridet (Le Monde, Francia - 9 settembre 2009)
Il tentativo di censurare il film-documentario su Berlusconi ottiene l'effetto contrario di Ben Walters (The Guardian, Gran Bretagna - 3 settembre 2009)
Aumenta la frattura tra Silvio Berlusconi e il Vaticano di Richard Owen (The Times, Gran Bretagna - 2 settembre 2009)

Dal top al flop
di Carlo Cornaglia
Ha preparato tutto con gran cura,
sospendendo non solo Ballarò,
ma pure Matrix ch’è la sua creatura,
ha rinunciato al Milan a Bordeaux,

al fine di incantare gli italiani
comparendo da Vespa a Porta a porta
circondato da poveri aquilani,
da lui con Bertolaso presi in torta...
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Vignetta di Bertolotti e De PirroVanity Fair, 17 settembre 2009

Probabile che il nome Sami Mbarka Ben Gargi, non vi dica nulla. Invece dovrebbe. Era detenuto nel carcere di Pavia. E’ morto in ospedale rifiutando cibo e acqua il 5 settembre scorso. Era tunisino, aveva 41 anni, chiedeva la revisione del suo processo. Ha iniziato lo sciopero della fame e della sete il 16 luglio. Secondo il suo avvocato “non ha mai perso lucidità” e la sua forma di estrema protesta l’ha praticata in piena consapevolezza fino alla fine, diventando il ventottesimo suicidio che dall’inizio dell’anno insanguina le carceri italiane, dove oggi vivono ammassati 64 mila detenuti in uno spazio che dovrebbe contenerne 20 mila di meno.

Sami è morto solo come un cane. Anzi peggio. Perché se fosse stato un cane, forse qualche compassionevole associazione di animalisti avrebbe protestato e si sarebbe battuta per la sua vita, come accade a certe fortunate specie di uccelli, ai delfini e alle balene. Invece era solo un tunisino, di quelli che ogni tanto, d’estate, lasciamo annegare nel Canale di Sicilia oppure riaccompagniamo nei lager dei nostri alleati libici a finir di morire.

Se fosse stato un uomo in carne e ossa, magari un cristiano con il diritto alla vita incorporato, ci sarebbe stato il fior fiore delle associazioni religiose pronte a mobilitarsi per la sua salvezza. A presidiare anche di notte l’ospedale di Pavia dove stava crepando con cartelli pro vita, candele, canti e pianti. Sarebbero scesi in campo tutti, i teo con e i teo senza, compreso quel galantuomo di Dino Boffo, l’ex direttore di Avvenire che per difendere la vita di una tale Eluana, aveva insultato perfino il padre, il signor Englaro, chiamandolo assassino.
(Vignetta di Bertolotti e De Pirro)


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Vignetta di VotaFifo
da Antefatto.it

La salma di Kim Il Silvio è stata composta e mummificata nella terza camera del Parlamento italiano, la camera ardente di Porta a Porta, alla presenza dell’imbalsamatore ufficiale Bruno Vespa. Le laboriose operazioni hanno richiesto quasi tre ore e mezza di diretta, mettendo in fuga gran parte del pubblico di Raiuno. Nemmeno la desertificazione dei programmi sulle altre reti per costringere la gente a guardare solo lui ha sortito l’effetto sperato. I più hanno preferito qualunque cosa, persino L’onore e il rispetto con Gabriel Garko su Canale5 e la trentesima replica di Dirty dancing su Italia1, pur di non assistere alla raccapricciante decomposizione e ricomposizione del premier. E dire che martedì la platea televisiva era particolarmente nutrita: 28 milioni di persone. Di queste, ben 16 milioni sono transitate per qualche istante su Porta a Porta (i famosi “contatti”), ma solo una media di 3,2 milioni si è fermata lì. Nulla ha potuto il poderoso traino di Affari tuoi, che ha lasciato all’insetto una dote del 25% di share. Il tempo della pausa pubblicitaria e, alle prime note di Via col vento, la comparsa dell’asfaltato capino presidenziale in penombra ha messo in fuga quasi la metà del pubblico di Raiuno verso altri lidi. Solo il 13,4% ha deciso di sorbirsi il miglior presidente del Consiglio degli ultimi 150 anni che vanta il 68% di consensi. In proporzione, meno di un terzo degli elettori della sua coalizione ha deciso di starlo a sentire: magari lo votano, ma non lo vogliono nemmeno vedere.

La fuga di telespettatori è proseguita incessante per tutta la serata (senza contare quelli che, essendosi addormentati, non son riusciti a cambiare canale): dopo il primo spot, gli iniziali 4 milioni si erano già ridotti a 2,5, con qualche successiva risalita fino a 3. Un’emorragia inesorabile che nemmeno il ritorno del pubblico alla fine delle partite, dei film e delle fiction è riuscito a compensare. Solo i quattro cosiddetti giornalisti presenti sul luogo del disastro (specialmente l’eroico Sansonetti) hanno totalizzato ascolti inferiori alla mummia del premier, con le loro domande persino più mortifere delle risposte. Naturalmente, se Kim Il Silvio piange, Mediaset ride: grazie a Porta a Porta e alla cancellazione di Ballarò, la prima serata è stata vinta da Canale5 e Italia1 (e per non far vincere pure Rete4, si è dovuta riesumare una boiata pazzesca come Selvaggi dei fratelli Vanzina).

E dire che il pover’ometto, nonostante i maggiordomi che lo assediavano, le ha provate tutte per bucare ancora una volta il video, come ai bei tempi, quando il grande comunicatore era ancora in vita. Il “sopralluogo” con insetto al seguito fra le betoniere e le gru del “più grande cantiere del mondo” è destinato a entrare nella storia della tv subito dopo i fratelli De Rege. La scena del premier che scopre l’edilizia antisismica e la illustra al mondo come una sua invenzione è meglio del Sarchiapone. Quando poi s’introduce nello chalet pagato dalla Provincia di Trento, se ne appropria e comincia a spalancare le antine della cucina componibile e l’armadio della camera da letto spiegandone l’uso ai terremotati, supera la Cuccarini nelle televendite della Scavolini, la più amata dagli italiani. E ancora :“Presto manderemo batterie di pentole, piatti, posate e bicchieri”, evidente omaggio a Vanna Marchi (che però in questi casi aggiungeva “cinque pentole antiaderenti a gratisss, siori e siore!”). La pronuncia “niu tauns” ricordava il miglior Arbore che pluralizzava tutto, anche i “tams tams”. Notevole anche il “ma quali casette in legno! Queste sono vere e proprie ville nelle quali tutti noi vorremmo abitare”: soprattutto chi ha la fortuna di averne sette in Costa Smeralda, due in Brianza, una sul lago di Como, una a Portofino, una alle Bermuda e un’altra ad Antigua.

Ma il top, pressochè inarrivabile, Kim Il Silvio l’ha toccato con l’annuncio: “Useremo il know how unico al mondo maturato con queste case, per costruire nuove carceri”. Qui l’audience, agonizzante nel resto del Paese, ha avuto un picco improvviso nei penitenziari. La promessa di nuove carceri prefabbricate in legno ha suscitato grande interesse presso i detenuti di oggi e di domani. Gli amici si vedono nel momento del bisogno.
(Vignetta di Fifo)

Segnalazioni

da Micromega.net
La politica della devastazione di Angelo d'Orsi
Vespa fa slittare Ballarò. Pezzopane: "Propaganda indecente. Migliaia ancora senza casa"
Lo shock di Videocracy e il "fascismo estetico" di Andrea Inglese

Nel nome del Signore, obietta e dà dolore di Carlo Cornaglia
A Poznan son riuniti i farmacisti
cattolici e il Papa è intervenuto:
“Mi raccomando, non fate gli affaristi:
si spalanca l’inferno in un minuto

se, per seguire le leggi del mercato,
scordate l’adesione al magistero
e quello che la Chiesa vi ha insegnato.
Non c’è rosario né preghiera o cero...
Leggi tutto


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