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bandanax

Da Il Fatto Quotidiano del 13 Gennaio 2010

Trionfo di ascolti, lunedì, per la telepompa funebre allestita in onore di Bottino Craxi (“Una storia italiana”) dal suo pony express Gianni Minoli: lo share del 6% corrisponde più o meno alla percentuale che lo statista garofanato incassava sugli appalti. Chi eventualmente fosse sopravvissuto alla seratina votiva è stato poi letteralmente finito dall'intervista rilasciata ieri da Stefania Craxi ad Aldo Cazzullo del Pompiere della sera: quella in cui l'equilibrata figlia d'arte sostiene che il padre “morì in povertà”. In queste ininterrotte celebrazioni del noto erede di Turati, manca sempre un dettaglio: i verbali di Giorgio Tradati e di Maurizio Raggio, i due prestanome a cui Bottino aveva affidato i suoi tre conti svizzeri: Northern Holding, Constellation Financière e International Gold Coast.

Qualcuno, dopo aver visto la minolata e letto la cazzullata, si sarà fatto l'idea che i due tizi fossero dei funzionari del Psi, visto che il massimo di critica consentito sulla stampa e la tv di regime è quella di una gestione un po' distratta dei finanziamenti al partito (“il tesoro di Craxi è una maxiballa”, sostiene la figlia, “non è mai esistito: esisteva il 'tesoro' del partito, i conti esteri del Psi, ma mio padre non se n'è mai occupato”). Invece no: Tradati era un compagno di scuola di Craxi, Raggio era un ex barista di Portofino fidanzato della contessa Francesca Vacca Agusta, amica di Craxi. A che titolo quei due carneadi, estranei al Psi, gestivano i tre conti, se i tre conti erano del Psi? In realtà erano i conti di Craxi, che vi accumulò per 15 anni tangenti personali che usava per spese personali: le sentenze definitive parlano di “un appartamento a New York, due operazioni immobiliari a Milano, una a La Thuile, una a Madonna di Campiglio” (le nuove sedi del Psi?), “velivolo Citation da 3 miliardi di lire”, un villino “a Saint Tropez per il figlio Bobo” (anche lui, l'altra sera, pontificante in tv senza che nessuno gli chiedesse di quegli 80 milioni di lire tratti dai conti svizzeri del padre per garantirgli il dorato esilio in Costa Azzurra); una villa e un prestito di 500 milioni per il fratello Antonio; “100 milioni al mese per l'acquisto di Roma Cine Tv”, l'emittente di una della amanti: Anja Pieroni. Spese tipiche di un uomo “morto in povertà”.

E' un vero peccato che Minoli, fra gli storici, i politici, i politologi, i nani e le ballerine intervistati, si sia scordato di quei due tipini che, da soli, avrebbero potuto lumeggiare la statura politica e morale del francescano di Hammamet. Ma, anche nel tentativo di incensarlo, Minoli gli ha reso un pessimo servizio. Craxi che dice “essere mio cognato ha danneggiato Pillitteri” e promette a De Mita la staffetta per poi rimangiarsela, ci svela  da chi ha imparato a mentire il suo degno compare che l'ha sostituito a Palazzo Chigi. Napolitano che attacca Berlinguer sull'Unità perchè ha osato invocare “la questione morale” ci spiega molte cose sull'attuale inquilino del Quirinale. Martelli che parla con la massima naturalezza di “flussi di finanziamenti da aziende pubbliche e private al Psi”, come se quelli da aziende pubbliche non fossero vietati dalla legge che questi signori avevano approvato per poi violarla subito dopo, la dice lunga sulla doppia morale di quella (e di questa) classe politica.  Non male il ricordo di Craxi incaricato dall'Onu di occuparsi del debito del Terzo Mondo, dopo tutto quel che aveva fatto per il debito dell'Italia. Ma il punto più alto della telepompa funebre si raggiunge quando Minoli, con un lapsus freudiano, racconta: “Craxi entra a Palato Chigi”. Meravigliosa metafora orale di un'epoca: Bottino ci metteva il palato, Minoli la lingua. 
(Vignetta di Bandanax) 

L'esule di Carlo Cornaglia

Quella piazza alle cronache tornata
per il mattoide lancio di Tartaglia
fu in passato la sede utilizzata
per le azion di un politico di vaglia.

Al diciannove, infatti, in piazza Duomo
lavorava un famoso governante,
esule per gli obliosi e galantuomo,
ma per i più corrotto e latitante.
Leggi tutto

Segnalazioni
Farsa o tragedia, in Italia? (Foreign Policy, USA - 30 dicembre 2009)
Traduzione a cura di Italiadallestero.info

Commento del giorno
di DANIELEPELIZZARI - utente certificato  lasciato il 13/1/2010 alle 16:34 nel post I misteri del Sacro Volto
Tempi duri per la satira; un tempo c'era il re e c'era il buffone. Il re faceva il re il buffone il buffone. Ora il re vuol fare tutto lui, la gente come me si trova in difficolta'! (Paolo Rossi)


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natangelo


Da Il Fatto Quotidiano del 10 Gennaio 2010

In vista dell’imminente ostensione della Sacra Sindone, proseguono gli studi degli specialisti venuti da tutto il mondo sul sacro volto del Divino Amore finalmente liberato dalle bende dopo tre settimane di indicibili sofferenze infertegli dal Partito dell’Odio. Il viso dell’uomo, dall’apparente età di 73 anni, si presenta liscio come il culetto di un neonato, privo di cicatrici e di qualsiasi altro vestigio dell’indicibile violenza subita durante il martirio in piazza Duomo. La circostanza ha scatenato la fantasia dei soliti complottisti negazionisti che, a furia di vederlo finto e rifatto e di sentirlo mentire, non credono nemmeno alle poche cose vere che lo riguardano. Così, su Internet, è tutto un fiorire di ipotesi di autoattentato e di attentato fasullo. Ipotesi che respingiamo in radice, anche perché, se di complotto si fosse trattato, il Tartaglia sarebbe risultato abbonato al Fatto e all’Espresso e nelle sua tasche sarebbero stati rinvenuti un autografo di Santoro, un dvd di Grillo e una tessera dell’Italia dei Valori.

Resta il mistero di quelle guanciotte paffute e intonse. Tre le possibili spiegazioni.1) I danni inferti al Sacro Volto dal lancio del piccolo Duomo erano fortunatamente molto meno gravi di quelli descritti da battaglioni di medici, infermieri e badanti al seguito: una botta al naso senza fratture, un graffio alla guancia e un paio di denti rotti, peraltro non originali. 2) Durante la breve degenza al San Raffaele, lo staff sanitario ha provveduto a un trapianto cutaneo integrale, grazie a massicci prelievi di pelle da un ignaro donatore neonato, che ora si ritrova il sederino tutto rugoso e tagliuzzato, tipo mela renetta. 3) Don Verzè ha fatto il miracolo, rimarginando ogni ferita con la sola imposizione delle mani sull’illustre infermo, già da lui definito “dono della Provvidenza all’Italia”.

Resta da capire la spropositata prognosi di 90 giorni per un soggetto che dopo due settimane già zampettava giulivo tra la Brianza e il Sud della Francia, agghindato come un agente nano della polizia segreta dell’amico Putin. Ma qui una spiegazione c’è: le prognosi sono due. Una, quella mignon, a uso della politica, per consentire al Divino Amore di tornare a far danni fin da domani senza incorrere nei fulmini di Brunetta, noto cacciatore di malati immaginari. L’altra, quella extra-large, è a uso del Tribunale di Milano, dove il Cavaliere risulterà legittimamente impedito a presenziare alle udienze dei processi Mills e Mediaset per altri due mesi abbondanti, cioè finchè non sarà legge il legittimo impedimento gentilmente offerto dal feroce oppositore Piercasinando.

Gli studi sul Sacro Volto comunque proseguono nelle migliori università del pianeta, dove il premier italiano è usato come cavia umana per avanzatissime lezioni di scienze naturali. Un vivace dibattito fra gli esperti si sta sviluppando a proposito del misterioso avvallamento riscontrato nel centro della fronte, decisamente incompatibile con le conseguenze del vile attentato. Secondo alcuni luminari, lì fu impiantato il tirante di un precedente lifting, poi coperto alla bell’e meglio con un po’ di stucco che l’impatto di piazza Duomo ha fatto saltare. Ma alcuni geologi e speleologi che l’hanno in cura attribuiscono la fossetta frontale a un residuo delle trivellazioni che gli vengono praticate a scopo di carotaggio esplorativo, per stabilire l’esatto spessore dei vari strati di cerone accumulatisi negli anni e ormai calcificati, dunque impossibili da rimuovere. Anche perché un’asportazione non controllata potrebbe portare alla fuoriuscita di petrolio e fossili quali alghe, conchiglie e pesci pietrificati, ma anche grembiulini mesozoici, scheletri di stallieri e mazzette marmorizzate. Per la datazione delle varie stratificazioni è in corso in alcuni laboratori internazionali l’esame al Carbonio-14, anche per dissipare certe voci malevole: alcune sostengono addirittura che il premier sia un falso di epoca medievale. 
(Vignetta di Natangelo)


I risultati del sondaggio de "Il Fatto Quotidiano"
I migliori e i peggiori dell'anno 2009 della vita politica, sociale e culturale.




Segnalazioni

Le prossime sfide del popolo viola - L'articolo di Paolo Flores d'Arcais su Micromega.

Commento del giorno
di Antonio Tanzarella - lasciato il 12/1/2010 alle 1:31 nel post Il morto e i vivi
L'unica nuova via che vorrei davvero vedere inaugurata è "Via i condannati dal Parlamento"


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Testo:

Buongiorno a tutti, qualcuno forse si aspetta che oggi parli della faccenda di Rosarno: no, non ne parlo, dico soltanto una cosa, non credo che ci sia bisogno di qualche spiegazione o di qualche retroscena, è  una vicenda che.. raramente in Italia se ne è vista una più chiara, più lampante, più già spiegata, più evidente nelle sue ragioni. Sono ragioni, naturalmente, che non appartengono né alla destra né alla sinistra, dipendono proprio da un fatto, secondo me, mentale e culturale di quel nuovo razzismo italiano con il quale non abbiamo mai voluto fare i conti e che, invece, trovate per le strade di Rosarno, trovate in certe parti del nord, del centro, del sud e che trovate anche ben raccontato nell’ultimo libro di Gianantonio Stella, “Negri, froci etc.”, che vi consiglio.


continua

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bandanax


A parte il povero Piero Fassino che lo fa gratis, tutti i piu’ fervorosi difensori della memoria di Bettino Craxi, in questi giorni di imminente decennale, campano dentro la ditta politica di Silvio Berlusconi cresciuta non solo sulle ceneri culturali del craxismo, ma propriamente sulla salma del compianto.
Perche’ in questa smemorata Italia se c’e’ uno che ha messo a frutto l’avventura umana di Craxi, la sua deriva affaristica, il suo naufragio politico, le sue condanne in tribunale, la sua latitanza a Hammamet e persino il suo dramma di uomo malato, abbandonato e solo, in quella villa malamente arredata, questi e’ il piccolo Silvio che nutrendosi della sua ombra si e’ fatto grande.

Lo ha sfruttato quando era potente, ottenendone leggi e privilegi in difesa della sua avventura televisiva. E lo ha sfruttato nella disgrazia, cavalcando con le sue tv i furori popolari contro i politici corrotti, di cui Craxi era a buon titolo il simbolo meno innocuo – dato che rivendicava in pubblico la liceita’ della corruzione - e il piu’ visibile.
Ha occupato il suo vuoto politico. Ha incassato la sua eredita’. Ne ha assunto i suoi peggiori connotati culturali con un sovrappiu’ di insofferenza alle regole, alle leggi, alla democrazia, alla buona educazione.

Si e’ insediato al centro del potere politico romano, ma non ha mosso un dito ne’ ha pronunciato una parola pubblica in difesa del suo ex amico. Ha prudentemente aspettato il giorno del suo funerale per iniziare a compiangerlo. E un decennio per santificarlo. Aizzando la solita canea contro i magistrati, la sinistra assassina, il giustizialismo, per lacrimare in pubblico e farla franca. 
(Vignetta di Bandanax) 

Marco Travaglio risponde su alcune polemiche

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Segnalazioni

Una rivolta antimafia - Ucuntu n.62 del 10 gennaio 2010

 


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bandanax


Giovedì 7 gennaio il presidente americano Barack Obama
si è assunto la piena responsabilità per le falle nei sistemi di sicurezza che hanno reso possibile il mancato attentato di Natale da parte di un aspirante kamikaze islamico imbarcato, senza sufficienti controlli, su un volo diretto negli Usa. "E' stato un fallimento dell'intero sistema", ha detto Obama, "la responsabilità finale è solo mia. Come presidente ho la solenne responsabilità di proteggere la nostra nazione e il nostro popolo. E ho il preciso dovere di imparare da questi errori e di correggerli per renderci piu' sicuri. Quando il sistema fallisce la responsabilità è mia".

Venerdì 8 gennaio, il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, è intervenuto sulla caccia all'uomo (nero) in corso a Rosarno. La rivolta degli immigrati, ha spiegato Maroni, è "una situazione difficile, così come in altre realtà", determinata dal fatto che "in tutti questi anni è stata tollerata, senza fare nulla di efficace, una immigrazione clandestina che da un lato ha alimentato la criminalità e dall'altro ha generato situazioni di forte degrado". 

La differenza tra i due interventi è evidente. Obama, che è presidente da un anno, non se la prende pubblicamente con il suo predecessore. Ma, da uomo di Stato, spiega ai suoi concittadini che adesso il suo primo dovere è riparare le falle del sistema.

Nulla di sorprendente per le democrazie mature. Persino Bush, in una caso analogo, avrebbe probabilmente fatto lo stesso. Negli Usa, come in Inghilterra o in Francia, chi è stato eletto sa di essere stato scelto per  tentare di risolvere i problemi e non per protestare contro le eventuali responsabilità di chi lo ha preceduto. Maroni, ma con lui il 90 per cento delle nostre classi dirigenti, si sente invece in perenne campagna elettorale. Così arriva al ridicolo.

Mentre centinaia di schiavi, pagati in nero meno di 20 euro al giorno senza che l'amministrazione dello Stato si sia mai degnata di perseguire i loro sfruttatori, sono costretti a ribellarsi il problema, secondo il ministro, è la troppa tolleranza nei confronti dell'immigrazione. Maroni cioè se la prende implicitamente con i suoi avversari politici troppo buoni con gli extra-comunitari. E dimentica che, per otto degli ultimi dieci anni, l'Italia è stata governata da una maggioranza di centro-destra di cui la Lega ha fatto parte. Una maggioranza che ha persino approvato una legge sull'immigrazione che si chiama Bossi-Fini.
Insomma il ministro parla da politico (anzi da politicante) in perenne caccia di consensi e non da uomo delle istituzioni incaricato dagli elettori di riparare le falle nel sistema. Anche se Maroni avesse ragione (e ne ha molto poca) oggi il suo compito è quello di proporre soluzioni, non quello di indicare i presunti colpevoli.

A ben vedere, però, il ministro leghista e i suoi colleghi di Casta qualche attenuante ce l'hanno. L'unico modo per arrestare questo disgustoso italico gioco allo scaricabarile è il controllo sull'operato degli eletti da parte dell'opinione pubblica. Nei sistemi normali la voce dei cittadini passa attraverso i mezzi d'informazione. Quando un Maroni qualsiasi dice castronerie del genere, sono i giornalisti, gli opinionisti e le persone che hanno la fortuna di poter parlare sui quotidiani e sulle tv, a intervenire per richiamare governanti e parlamentari ai loro doveri istituzionali. In quelli malati, come il nostro, trova invece spazio sui media (quasi) solo chi è contiguo o dipendente dalle classi dirigenti. E i ministri perdono il controllo. 
(Vignetta di Bandanax)   

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Segnalazioni
Berlusconi sia coerente: dopo quello russo, giubbotti cinesi, giacchette venezuelane e foulard libici - Il comunicato stampa dell'associazione AnnaViva

Commento del giorno
di saxblu -  utente certificato - lasciato il 8/1/2010 alle 21:57 nel post I craxiani sono peggio di Bettino
Finalmente un illuminatissimo provvedimento da un illuminatissimo ministro dell'illuminatissimo governo: Gelmini dice che dal prossimo anno vuole classi con un tetto massimo del 30% di scolari stranieri per non rallentare il percorso didattico. Ci voleva....anzi propongo di più: già da quest'anno un tetto massimo del 30% di parlamentari inquisiti per non rallentare il percorso legislativo! 


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Signornò
da l'Espresso in edicola


Tra le fumisterie politichesi che precedono il decennale della morte di Bettino Craxi, nessuno è ancora riuscito a dare una risposta sensata a una semplice domanda: perché bisognerebbe riabilitarlo? Secondo Piero Fassino, "al di là delle responsabilità penali, a dimensione giudiziaria ha sovrastato a riflessione politica". Come se non fosse un fatto politico gravissimo che un presidente del Consiglio infranga le leggi che lui stesso pretende di imporre agli altri. Fassino definisce Craxi "un capro espiatorio" perché "il problema del finanziamento illegale non riguardava solo il Psi, ma l'intero sistema politico". Se le parole hanno un senso, sta confessando di essere stato complice del "problema": cioè di un reato.

Filippo Penati definisce Craxi "un grande statista", ma statista deriva da Stato: quanti Stati esistono in Italia, se uno condanna un corrotto e un altro lo celebra come statista? Bobo, figlio d'arte, parla di "pacificazione", ma non spiega chi dovrebbe far la pace con chi: le guardie con i ladri? I ladri con i derubati? Il ministro degli Esteri Franco Frattini andrà addirittura in pellegrinaggio ad Hammamet: è lo stesso Frattini che protesta perché qualcuno, in America, critica la condanna di Amanda Knox a Perugia. Ma come può un governo invocare il rispetto della giustizia italiana se i suoi ministri sono i primi a delegittimarla? Letizia Moratti paragona le condanne di Craxi a quelle di Garibaldi e Giordano Bruno, come se questi intascassero tangenti miliardarie su conti svizzeri. Paolo Franchi, sul 'Corriere della Sera', sostiene che Craxi non si assoggettò alla giustizia perché "erano tempi in cui non si facevano prigionieri". In realtà Craxi doveva finire in carcere per scontare due condanne definitive a 10 anni emesse da un regolare tribunale al termine di regolari processi.
Per Carlo Tognoli, pure lui pregiudicato, è ora di "riscrivere la storia" perché "è falso che la classe politica fosse totalmente corrotta". Ma che rubassero tutti lo disse proprio Craxi alla Camera: mentiva Craxi o mente Tognoli? Carlo Ripa di Meana definisce Craxi "un gigante fra i lillipuziani", mentre "Mani Pulite non portò alcuna redenzione": ma le indagini giudiziarie servono a punire chi commette reati, non a impedire che altri ne commettano. Ripa paragona Craxi a Kohl. Forse gli, sfugge che dieci anni fa il patriarca della Germania unita fu indagato per i fondi neri della Cdu, ammise di aver incassato 1 milione di euro in nero, si scusò in lacrime, lasciò la presidenza del partito, pagò 300 mila marchi per chiudere il suo processo, ipotecò la casa e raccolse 3 milioni di euro per risarcire la multa pagata a causa sua dalla Cdu. Due mesi fa la sua erede Angela Merkel l'ha escluso dalle celebrazioni per i 10 anni dalla caduta del muro di Berlino. A proposito di giganti e di nani.

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Commento del giorno
di TheGianlucaTV - utente certificato - lasciato il 7/1/2010 alle 22:6 nel post Vomitate, gente, vomitate
Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, presente al vertice a Reggio Calabria, ha spiegato che "la parola ‘ndrangheta sarà inserita nei testi di legge dello Stato...Vogliamo colmare così una lacuna nella legislazione nazionale, in cui fino adesso si è citata soltanto la mafia.
Ecco perché fino ad ora non avevano fatto nulla per combatterla, non capivano cosa fosse!



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Da Il Fatto Quotidiano del 7 Gennaio 2010
Il termometro migliore per misurare a che punto sta il regime è la lettura dei quotidiani “indipendenti”. Che hanno così interiorizzato il regime da non rendersi nemmeno più conto della gravità di quel che descrivono. Infatti lo raccontano con aria gaia e spensierata, come se parlassero del sole e della pioggia. Ieri, per esempio, a pagina 9 del Corriere della Sera, l’articolo dedicato alle tre leggi ad personam che garantiranno impunità eterna al satrapo si apriva così: “Il ministro della Giustizia Angelino Alfano è rientrato in anticipo dalle vacanze e ha subito raggiunto il consigliere giuridico del premier,l’avvocato Niccolò Ghedini, che lo attendeva a Villa San Martino. La prima riunione dell’anno insieme a Silvio Berlusconi è servita dunque a mettere a punto l’agenda 2010 sulla giustizia che,nei piani del presidente del Consiglio,prevede tappe forzate da qui ai prossimi 60 giorni. ‘Se il processo breve e il legittimo impedimento non venissero approvati nei due rami del Parlamento entro febbraio, le conseguenze politiche non sarebbero indolori’, avrebbe ripetuto Berlusconi davanti ai suoi collaboratori”. Notare la soavità di quel “raggiunge”.Traduzione: il ministro della Giustizia “raggiunge” nella residenza privata del premier l’avvocato che difende il premier in vari processi per corruzione di testimone, frode fiscale, appropriazione indebita e falso in bilancio, e che per giunta è stato nominato deputato dal premier per cancellare per legge i suddetti processi, ma la stampa indipendente lo chiama “consigliere giuridico” per non dare troppo nell’occhio. Costui impartisce ordini al cosiddetto ministro affinchè si dia da fare “a tappe forzate” per mobilitare le istituzioni affinchè blocchino i tribunali prima che pronuncino le sentenze a carico del premier. E questo sconcio prende il nome di “agenda 2010 sulla giustizia”. Segue minaccia mafiosa ai parlamentari: o provvedono “entro febbraio”, oppure “le conseguenze politiche non saranno indolori”. La parte riservata, in questo stomachevole copione,alle istituzioni di garanzia –presidente della Repubblica, opposizione, magistratura, stampa libera – è implicito ma evidente: devono partecipare festosamente all’operazione o al massimo scansarsi e non disturbare il manovratore. Chi non lo fa e per giunta annuncia di volersi opporre è un terrorista che “odia” e va emarginato dal consesso civile.

In un’altra cronaca del Pompiere, si legge che il premier “si è presentato senza le bende e i cerotti”: non ha più nulla da nascondere, nemmeno il rossore per la vergogna che, casomai si manifestasse, sarebbe comunque coperto da uno spesso strato di cerone. La fabbrica del regime opera alla luce del sole, con allegato comunicato stampa. A questo punto il cittadino che non abbia ancora portato il cervello all’ammasso non ha che tre opzioni: adeguarsi, voltarsi dall’altra parte, opporsi. Ma, se si oppone, ha la fortuna di conoscere in anticipo quello che lo aspetta. Il regime a cielo aperto si è premurato, nei giorni delle sante feste, di rammentarglielo affinchè nessuno poi dica che non era stato avvertito: i servizi segreti, pagati dallo Stato o assoldati da strutture private tipo Telecom, hanno licenza di spiare illegalmente gli oppositori: politici, magistrati, giornalisti, semplici cittadini. Monitorare, schedare, attenzionare, pedinare, screditare e magari chissà, in futuro, nascondere qualche bustina di eroina in qualche tasca scomoda. Tanto, se vengono scoperti (eventualità sempre più improbabile, viste le condizioni in cui viene ridotta la magistratura), provvede il regime a salvarli col segreto di Stato,trasformato in scudo spaziale per coprire le peggiori nefandezze degli apparati occulti. Per i mandanti è in arrivo la nuova immunità parlamentare extralarge. Ecco, ora il quadro è completo. Anzi no: manca quella roba chiamata Pd che non dice una parola, anzi dialoga. Adesso, volendo, potete anche vomitare, prima che diventi reato pure questo.

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Segnalazioni
da Micromega.net
Non paragoniamo il fango all’oro. Craxi non è Giordano Bruno di Maria Mantello
Dopo la proposta indecente di dedicare una strada di Milano a Craxi, il sindaco Moratti continua nell'intento di confondere verità e menzogna per riabilitare il Bettino nazionale e i suoi eredi. Equiparandolo perfino al martire del Libero Pensiero, Giordano Bruno.

Annozero: i vostri commenti della puntata

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