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da Il Fatto Quotidiano, 14 ottobre 2010

Ora l'ultimo sabotaggio ad Annozero, cioè alla Rai servizio pubblico, cioè alla televisione, verrà gabellato dai soliti gnorri come l'ennesimo capitolo dello scontro personale fra Masi e Santoro (che “fa il martire”), o come una giusta punizione per la lesa maestà perpetrata con la terribile metafora dei bicchieri (invece il premier B. che bestemmia e irride alla Shoah, il ministro Bossi che dialoga col dito medio tra un porco qui e un porco là, il senatore Ciarrapico che offende gli ebrei, il vicedirettore del Giornale che minaccia di “rompere il cazzo alla Marcegaglia” sono simpatiche reincarnazioni di Lord Brummel). Punizione un po' “sproporzionata”, per dirla con l'impavido Garimberti, che evidentemente non avrebbe obiettato se Santoro fosse stato sospeso per 8 giorni anziché 10. Ma quando ci vuole ci vuole. Insomma il solito tran-tran.

Ma è dai tempi di Samarcanda che Santoro è nel mirino dei vertici Rai, anzi dei partiti retrostanti (di destra e di sinistra: nel '96 fu il veltroniano Enzo Siciliano ad accompagnare all'uscio “Michele chi?”). Nella Prima Repubblica i partiti, pur corrotti, rappresentavano milioni di persone e culture vere, figlie magari degeneri della Costituente, dunque anche i censori cercavano di non violentare così platealmente la Costituzione. In questo grottesco crepuscolo della Seconda son saltate tutte le marcature e non si rispettano più nemmeno i fondamentali. Caduto l'ultimo velo, il conflitto d'interessi del governo che controlla la tv pubblica che dovrebbe controllarlo, e che coincide col padrone della tv privata (teoricamente) concorrente, si squaderna in tutta la sua oscena indecenza. Prendersela col solo Masi, ultimo portaordini del Caimano, fa ridere: come meravigliarsi, dopo averlo nominato al Tg1, se Minzolini fa il ventriloquo ad personam del premier, cioè fa il Minzolini.
Un anno fa, intercettato dai pm di Trani, persino il dg della Rai definì “roba da Zimbabwe” la chiusura preventiva di Annozero ordinata da B. Poi ha preso la cittadinanza dello Zimbabwe, per non passare per bulgaro. Se qualcuno fosse interessato a un barlume di “servizio pubblico”, dovrebbe alzare gli occhi e osservare il panorama dall'alto: un paese dove l'informazione è controllata o condizionata o intimidita da un uomo solo, l'unico che non dovrebbe sfiorarla nemmeno con una canna da pesca. Si chiama conflitto d'interessi.

Lo può risolvere il Pd? No che non può, nè vuole: ha avuto due occasioni d'oro per smantellarlo una volta per tutte, ma ha preferito mettersi d'accordo col titolare del medesimo. L'unico in grado di sbloccare l'impasse è Fini, presidente della Camera (cioè controllore della Rai) e leader di quella scheggia di maggioranza che inizia a denunciare il conflitto d'interessi, ora che lo assaggia sulla propria schiena. Non basta promuovere convegni sul tema o proporre di privatizzare la Rai, col rischio che la compri il solito prestanome. Se Fli, Pd, Idv e Udc vogliono un governo a tempo che prepari elezioni finalmente libere, la piantino di parlare solo di norme elettorali e presentino una legge semplice semplice: fuori la politica dalla Rai, fuori dalla politica chi controlla tv e giornali. Tutto il resto è chiacchiera. Anzi, Zimbabwe. 
(Vignetta di Bertolotti e De Pirro) 

Segnalazioni

Video -
Caso Annozero, sit-in di protesta a Viale Mazzini (da ilfattoquotidiano.it)

"Scherzi a parte" - Annnozero, in onda giovedì 14 ottobre, ore 21, Rai2 - Perché la parola crisi è diventata impronunciabile in Italia? Ospiti in studio Pierluigi Bersani, Roberto Formigoni, Guglielmo Epifani, Gianni Riotta e Stefano Zurlo.

Infradito Santanché e la politica del prognatismo - di Andrea Scanzi (da micromega.net

Trento, 15 ottobre, ore 18 - Marco Travaglio presenta "Ad personam" - c/o sala polivalente del liceo scientifico G. Galilei, viale Bolognini 88.

Firenze, 16 ottobre, ore 15.30 - Incontro con Marco Travaglio dal titolo "Istituzioni e giustizia". Intervengono: Guido Melis, Elisabetta Rubini Tarizzo e Gustavo Zagrebelsky. C/o cinema Odeon, via de' Sassetti.



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voce ribelleSarà che La Voce del Ribelle è un portafortuna: i tanti amici che risposero, tre estati fa, al mio appello per abbonarsi a questa rivista controcorrente diretta da Massimo Fini ci diedero il coraggio necessario per tentare l’avventura del Fatto quotidiano. Ma sarà, soprattutto, che adoro leggere ogni mese questo foglio corsaro, apartitico, a-ideologico e urticante.

Insomma, per farvela breve, vi invito ancora una volta a rinnovare l’abbonamento alla Voce del Ribelle (senza dimenticare che, fra poco, vi chiederemo di rinnovare anche quello al Fatto quotidiano).
Se questo mensile ha potuto permettersi di mandare degli inviati per realizzare inchieste sull'Abruzzo terremotato, sui rifiuti tossici, sul Congo, sulla Birmania, sul popolo Karen che resiste alla colonizzazione, o per regalare voci alternative e “alte” sulle guerre bugiarde in Irak e in Afghanistan e sulla crisi finanziaria globale e sociale, è grazie alle migliaia di abbonati che hanno dato fiducia a quella redazione giovane, eterodossa, scapigliata e “borderline”. 

Dunque, molto simile a quella del Fatto. Sul prossimo numero, non perdetevi una lunga intervista esclusiva a Franco Battiato. Date un’occhiata al sito, sempre più ricco di spunti culturali. E, se potete, abbonatevi o rinnovate l’abbonamento. Trovate tutte le indicazioni su www.ilribelle.com.
Grazie.

Il sommario del numero 25, Ottobre 2010:
Roma Capitale: una palla al piede per l’Italia, Massimo Fini lo scriveva già 30 anni fa; l’editoriale di Valerio Lo Monaco sulla crisi che è ben lungi dall’essere finita e che invece, probabilmente, non finirà mai. Tra gli altri argomenti del mensile: il caso del reverendo Jones, la “neo destra” di Gianfranco Fini, il business agro-alimentare, denunciato da un libro di F. William Engdahl pubblicato da Arianna Editrice.
Abbonati a La voce del Ribelle

Segnalazioni

Santoro sospeso per dieci giorni, censurate due puntate di Annozero - di Carlo Tecce (da ilfattoquotidiano.it)
Attentato alla televisione - La lettera di Michele Santoro al Consiglio di Amministrazione Rai

Trento, 15 ottobre, ore 18 - Marco Travaglio presenta "Ad personam" - c/o sala polivalente del liceo scientifico G. Galilei, viale Bolognini 88.



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da Il Fatto Quotidiano, 12 ottobre 2010

L’altra sera, su La7, è apparso Nicola Porro in stato di evidente alterazione. A un certo punto, riuscendo a stupire persino il conduttore, peraltro aduso a maneggiare casi umani, il Porro lamentava la mancata solidarietà di Napolitano. A che titolo il capo dello Stato dovrebbe tributare solidarietà al Porro, sfugge ai più, compreso probabilmente il Porro medesimo. A meno che il Porro non invochi solidarietà per esser costretto a lavorare con un direttore come Sallusti. Nel qual caso la merita tutta, come del resto Sallusti per essersi ritrovato un vicedirettore come Porro.
Uno che, quand’è in vena di scherzi, telefona al portavoce della Marcegaglia per minacciare di “romperle il cazzo per venti giorni”. Che burlone.

Feltri, al quale va la nostra solidarietà per avere un direttore e un vicedirettore così, definisce Porro “un pirla”. Ma Porro, a La7, assicura che scherza anche Feltri. Sono tutti dei gran buontemponi. Forse scherza anche una delle penne di punta del Giornale, Antonio Signorini, che dedica un articolo al Pm Woodcock e alle critiche che in passato gli mosse Fini per la sua “fantasia investigativa”. Signorini cita, fra gli insuccessi di Woodcock, le inchieste su Vallettopoli e sull’ex portavoce finiano Salvo Sottile. Forse non sa che Vallettopoli ha portato alla condanna di Corona & C. per estorsione e altro; e che Sottile è stato condannato a 8 mesi in primo grado per peculato, avendo usato l’autoblu per scarrozzare la signorina Gregoraci. O forse anche Signorini, secondo le usanze della casa, è in vena di burle. Solidarietà anche a lui.
E pure a Ferruccio de   Bortoli, per essere costretto (ma da chi?) a pubblicare le lenzuolate di Piero Ostellino. L’altro giorno il piccolo Ostello ha riempito mezza pagina di Corriere con un articolo in linguaggio ottocentesco: “Degli ultimi casi d’Italia qui descritti da Piero Ostellino attraverso la libera trasposizione ‘Degli ultimi casi di Romagna’, 1846, di Massimo d’Azeglio”. Ogni tanto Ostellino sprofonda in crisi di identità e si crede Massimo d’Azeglio (ma anche Costantino Nigra, il conte Solaro della Margarita, Quintino Sella, Giovanni Lanza e così via): abbandona il computer, impugna la piuma d’oca, la intinge nel calamaio e verga sapide articolesse a base di lemmi ottocenteschi: “L’arte di murar la casa ad un mattone per volta”, “de’ governi”, “sudditi pontificj”, “a’ sudditi”, “bastante cagione”, “apransi agli Italiani modi liberi e virtuosi”, “vilmente servi all’oro straniero”, “ajutarla”... È la sindrome d’amnesia che coglie il personaggio interpretato da Sordi nel film Troppo forte di Verdone: l’avvocato Gian Giacomo Pignacorelli in Selci che, di punto in bianco, dimentica l’arte forense e diventa un ballerino abbandonando gli attoniti clienti.  
Ieri, tornato in sé ma non troppo, Ostellino ha ripreso a scrivere in italiano contemporaneo per lanciarsi al salvamento del Giornale perseguitato dai Pm napoletani. Ce l’aveva con gli italiani, che “non si indignano” per l’inchiesta di Napoli, “come se perquisire un giornale fosse la cosa più normale del mondo” (lo è, se ne faccia una ragione). E, non contenti, rispondono a un sondaggio di Sky che era giusto perquisire il Giornale. Ergo siamo “un paese anormale, incivile, ancora fermo al ‘22”. Cioè al fascismo.

L’anomalia, a suo dire, non è la telefonata minatoria di Porro al portavoce della Marcegaglia: anzi, di “conversazioni come quella... ne corrono a centinaia tutti i giorni” (anche lui evidentemente è solito chiamare i portavoce di questo o quello minacciando di “rompere il cazzo per 20 giorni” a questo o quello). E nemmeno il fatto che “il padrone del Giornale” – come dice Feltri – sia Confalonieri, presidente di Mediaset, in barba alla legge Gasparri che vieta a Mediaset di controllare giornali. No, l’anomalia è che la magistratura intercetti Porro. Il poveretto non sa che l’intercettato non era Porro, ma il portavoce della Marcegaglia. Poi però, a sorpresa, Ostellino butta lì che “la madre dei cretini è sempre incinta”. Un’autocritica ferocissima, forse immeritata. Piena solidarietà anche a lui. 
(Vignetta di Bertolotti e De Pirro) 

Sotto a chi tocca - Le poesie di Carlo Cornaglia
Fino a quando gli ha detto: “Silvio, ok!”
l’ha lodata e abbracciata lusinghiero,
fino al brutal: “Una velina sei!”
e a offrirle allo Sviluppo il ministero.

Ma bastò dir che “La ripresa è lenta,
l’evasione fiscal sbalorditiva
e non fummo i miglior nella tormenta”
per scatenar l’azione punitiva.
(leggi tutto)


Segnalazioni

Video - Nicola Porro a Niente di Personale del 10 ottobre 2010. Prima parte - Seconda parte

La voce del Ribelle - N. 25 ottobre 2010

Milano, 13 ottobre, ore 18 - Nell'ambito di "
L'Italia senz'anima", rassegna di incontri a cura di librerie.coop e Chiarelettere,  Lorenzo Fazio, direttore editoriale di Chiarelettere, Peter Gomez e Angelo Maria Perrino incontrano il pubblico. C/o libreria Coop, via Festa del Perdono.


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Testo:

Notizie, ricatti e minacce
Buongiorno a tutti, oggi parliamo di notizie come spesso facciamo, notizie non date importanti, notizie date non importanti e notizie utilizzate come arma di ricatto. Tra quelle non date non so se avete trovato traccia in televisione della gigantesca manifestazione di 50 mila persone in Valle di il Susa, la Valle di Susa non è Roma né Milano, 50 mila persone con decine e decine di sindaci hanno manifestato sabato contro il Tav (treno a alta velocità) che sul sito de Il Fatto Quotidiano, abbiamo definito il più caro e il più inutile d’Europa. E’ l’ennesima dimostrazione che questa opera non si farà, salvo militarizzare e cingere d’assedio con i carri armati per una ventina di anni la Valle di Susa. 
L’altra notizia non data, che Francesco Di Stefano mi prega di darvi è che oggi iniziano le trasmissioni di Europa 7. Iniziano in Lombardia, in Lazio e in Abruzzo e in seguito il segnale arriverà su tutto il resto del territorio nazionale, per i dettagli delle trasmissioni che da quello che ho capito sono in pay e quindi richiedono un decoder per ricevere questi programmi che sono in una tecnologia ad altissima definizione che credo in Italia usi soltanto Europa 7 e per il relativo decoder potete andare naturalmente sul sito di Europa 7, dove trovate tutte le informazioni e questa è sicuramente una buona notizia visto che la battaglia di Europa 7 contro il monopolio illegale, incostituzionale della televisione dura dal 1999, quando ricorderete il Governo D’Alema bandì la gara per le concessioni nazionali, Europa 7 la vinse, Rete 4 la perse eppure da allora mai è stata messo a disposizione di Europa 7, il pacchetto di frequenze necessarie per trasmettere.

Poi ci sono le notizie che vengono utilizzate per ricattare, minacciare, condizionare, intimidire le persone.
(leggi tutto)

Segnalazioni

Marcegaglia - Il Giornale: l'audio delle intercettazioni (da ilfattoquotidiano.it)

Da qui è nata l'indagine del caso Marcegaglia, l'articolo del Corriere della Sera nella Rassegna stampa a cura di Ines Tabusso

Vietato scrivere sfruttatore? - di Riccardo Orioles da www.ucuntu.org
We have a dream - Ucuntu n.89, 10 ottobre 2010

 

 

 

 


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da Il Fatto Quotidiano, 9 ottobre 2010


Ieri il direttore de Il Giornale, Alessandro Sallusti, ha sollevato un importante interrogativo. In un’intervista concessa all’ex direttore del quotidiano di Paolo Berlusconi, Maurizio Belpietro e andata in onda su una tv di Silvio Berlusconi, Canale 5, Sallusti si è chiesto come mai nessuno ci abbia ancora perquisiti. Durante questa specie di riunione familiare, Sallusti ha illustrato a Belpietro il proprio ragionamento. Lui e il suo vice, Nicola Porro, sono finiti sotto indagine per violenza privata perché il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, si sentiva minacciata dal lavoro dei segugi sguinzagliati dalla loro testata. Ma questa, secondo Sallusti, è una disparità di trattamento. Perché “il presidente del Senato, Renato Schifani, dice ogni giorno in tutte le sedi pubbliche di sentirsi minacciato dalle inchieste de Il Fatto Quotidiano. Un giornale che da due mesi sostiene che Schifani sia mafioso”.

Ora, è chiaro che Sallusti va ringraziato. Due volte. La prima perché, bontà sua, si è limitato a buttar lì l’idea (inquietante per il contesto) della perquisizione a Il Fatto, aggiungendo però di “augurarsi che ciò non avvenga”. La seconda perché dà la possibilità a tutti di comprendere la differenza che passa tra il giornalismo dipendente (il suo) e quello indipendente (il nostro). Senza pensare che potesse far piacere o dispiacere a qualcuno e, soprattutto, senza ricevere ordini da editori che non abbiamo, noi de Il Fatto, a partire dallo scorso anno, abbiamo trovato delle notizie sull’avvocato palermitano scelto da Berlusconi come seconda carica dello Stato. E, senza condurre campagne, le abbiamo pubblicate (una ventina di articoli). Quando non abbiamo scritto niente, ciò è accaduto perché non v’era nulla di nuovo da scrivere. E non perché ci era stato chiesto dalla proprietà come è successo a Il Giornale nel caso Marcegaglia. Al portavoce di Schifani abbiamo telefonato per chiedere chiarimenti sui rapporti tra il presidente del Senato e uomini legati a Cosa Nostra, non per proporre accordi sotterranei. E il risultato è stata una causa da 720.000 euro. Che contiamo di vincere. Ma che se perderemo pagheremo di tasca nostra. Con i soldi che ogni giorno ci danno i nostri soli padroni: i lettori.
(Vignetta di Bertolotti e De Pirro)

Segnalazioni

Marcegaglia - Il Giornale: l'audio delle intercettazioni (da ilfattoquotidiano.it)

Informazione a orologeria - di Marco Travaglio



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Signornò, da L'Espresso in edicola

Che l’on. avv. Niccolò Ghedini avesse un concetto della verità piuttosto elastico, si era capito nel 2003 quando giurò al Corriere che “Berlusconi ha interesse a chiudere il processo Sme-Ariosto in tempi rapidi perché ne auspica una soluzione positiva”: tre mesi dopo votò il lodo Schifani che sospendeva i processi al premier. E nel 2008, quando assicurò a Repubblica: “Non c’è nessuna volontà di fermare il processo Mills: siamo alla fine, aspettiamo l’assoluzione, sospenderlo sarebbe un suicidio processuale”: due mesi dopo votò il lodo Alfano che ricongelava i processi al premier.

Che avesse un rapporto problematico con la logica aristotelica, lo si era intuito in agosto, quando sostenne che la sentenza di Cassazione su Mills corrotto da Berlusconi non significa che Berlusconi ha corrotto Mills: “Si potrebbero anche avere due sentenze confliggenti sullo stesso fatto”. Ora però sorge il dubbio che, non bastandone uno, di Ghedini ne esistano addirittura due. Il primo è quello che il 19 maggio, commentò sul Corriere le voci sull’uscita di Michele Santoro dalla Rai: “Santoro è un grande professionista, l’apprezzo, fa molto bene il suo mestiere. Sarà pure fazioso, ma lo fa con chiarezza. Non inganna il telespettatore. Era una battaglia faticosissima, ma bella. La preferivo a tante trasmissioni farisaiche”. Il 2 agosto confermò alla Stampa: “Sono stato ad Annozero una decina di volte. Santoro mi innervosisce perché combatte un mio amico. Ma apprezzo la sua professionalità. Vespa o Santoro? Da Santoro mi diverto di più”. Il secondo Ghedini è quello che il 30 settembre s’è confessato con Repubblica: “Non mi piace andare ad Annozero a rivestire quel ruolo, e non mi piace quel ring dove ti chiamano solo perché vogliono sbranarti. Ci vado, è un mio dovere, ma sento che soffia l'alito dell'odio”.

E chissà che alito soffiava a Cattolica nel 2000, quando l’avv. (non ancora on.) Ghedini, segretario dell’Unione Camere penali, esaltò “la nostra assoluta  trasversalità e lontananza da qualsiasi partito”, perché “l’Avvocatura penale è sempre stata scevra da qualsiasi condizionamento di natura politica o partitica” e spiegò “perchè gli avvocati danno fastidio: perché non abbiamo colore politico” e “combattiamo tutti i giorni per una giustizia più equa al servizio della collettività”. Chissà che direbbe oggi il Ghedini-1 al Ghedini-2 che, per accentuare l’assoluta lontananza dai partiti, milita nel Pdl e, per regalare una giustizia più equa alla collettività, fabbrica leggi per uno solo. Se invece sono la stessa persona, c’è il rischio che soffra dalla sindrome del personaggio di Alberto Sordi nel film “Troppo forte“ di Carlo Verdone: quello che ogni tanto si scordava di essere un avvocato e si credeva un ballerino. Nel qual caso, non vorremmo essere nei panni del premier: se riparte il processo Mills e l’On. Avv. si scorda che il Cavaliere è innocente, è capace di chiedere la sua condanna al massimo della pena. 
(Vignetta di Bertolotti e De Pirro)

Segnalazioni

Berlusconi e la magistratura - L'editoriale di Marco Travaglio a Annozero del 7 ottobre 2010.

Problemi e prospettive dell'industria ecologica - Il saggio di Stefano Sylos Labini pubblicato su Economia Italiana (da Associazione Paolo Sylos Labini)

Venerdì 8 ottobre, Rovigo, ore 21 - Marco Travaglio partecipa alla presentazione del libro di Gherardo Colombo "Il peso della libertà". C/o Rovigo Fiere, ex zuccherificio, sala Bisaglia, viale Porta Adige 45 - ore 21.00.





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da Vanity Fair, 6 ottobre 2010

Il solo lato divertente del razzismo leghista di casa nostra lo puoi apprezzare appena passata la frontiera svizzera, tra Chiasso e Lugano, chiacchierando con i cugini leghisti del Canton Ticino quando ti spiegano che le tribù padane di Como, Varese, Verbania, con annessi Suv neri e partite Iva in bianco, sono in realtà spregevoli “ratti italiani”. Topi dentro il formaggio della ricca Svizzera. Gente che “viene da noi a rubarci il lavoro”, come ha appena dichiarato tale Giuliano Bignasca, svizzero col pedigree, leader della Lega Ticinese.

Perché il contrappasso di ogni razzista è di essere schifato da un razzista equivalente, che per privilegio geografico è stato sgravato un po’ più a Nord. Il quale considererà suo e indivisibile il territorio dove ha pascolato in gioventù il cervello. E si sentirà in diritto di squittire insulti verso il proprio Sud, confermando sempre la regola. Compresa quella di essere a sua volta umiliato da latitudini maggiori, magari quelle di un uno scandivo, un eschimese, un merluzzo.

Un bel po’ dei 50 mila lombardi frontalieri si sono molto offesi del paragone coi roditori. Il caso ha voluto che in quelle stesse ore il loro leader più bello, più intelligente e più votato, l’Umberto Bossi da Gemonio, stesse nutrendo la sua fama migliore paragonando i romani ai porci. Ma poi – a differenza del suo alter ego svizzero – ha detto che scherzava, non ce l’aveva con i cittadini romani, ma con i Palazzi della politica, dove stanno il potere e i ministri. Meschino: non ricordandosi che anche lui è un signor ministro, è finito in trappola come un signor topo.
(Vignetta di Fei)


Segnalazioni

Povero vecchio -
Le poesie di Carlo Cornaglia
Ventinove settembre, nell’arena
della Camera blatera il premier,
concludendo così l’estate oscena
vissuta grazie e Fini e ai suoi lacché.

Gli piacerebbe aver la maggioranza
anche senza i Granata ed i Bocchino,
indifferente, nella circostanza,
all’aver trasformato in un casino
(
leggi tutto)

Video -
Bossi e Alemanno, la polentata della pace (da ilfattoquotidiano.it)

Il decreto legislativo n.66/2010 elimina il divieto di costituire associazioni paramilitari in Signori della Corte a cura di Barbara Buttazzi

Non solo odio - Annozero, in onda giovedì 7 ottobre, ore 21, Rai2 - Ospiti in studio il direttore di Libero Maurizio Belpietro, Luigi De Magistris dell’Italia dei valori e l’esponente del Pdl Daniela Santanchè.

Rovigo, venerdì 8 ottobre, ore 18.30 - Nell'ambito della rassegna La Fiera delle parole, Marco Travaglio  partecipa a un incontro sulla libertà d'informazione. Intervengono Tiziana Ferrario e Filippo Rossi. C/o Rovigo Fiere, ex zuccherificio, sala Bisaglia, viale Porta Adige 45


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