.
Annunci online

abbonamento
165
commenti


Testo:
Buongiorno a tutti, il Governo è lì in stato di decozione, i finiani si sono ritirati con la loro delegazione dal Consiglio dei Ministri, Berlusconi tenta di resistere in maniera un po’ tragicomica in una versione moderna e farsesca della tragedia del bunker di Hitler, di Eva Braun gliene sono rimaste ancora parecchie intorno, ma la pattuglia si sta assottigliando, vedete quanti topi stanno già gettandosi giù dalla nave che sta affondando alla ricerca di nuovi approdi.  (leggi tutto)

Segnalazioni

La Voce del Ribelle - Il sommario del n.26, novembre 2010

Milano, 16 novembre, ore 18 - Marco Travaglio interviene alla presentazione del libro "Nel labirinto degli dèi" di Antonio Ingroia. Partecipa Enrico Deaglio. c/o Teatro Elfo Puccini

 


continua

123
commenti



da Il Fatto Quotidiano, 13 novembre 2010

L’ultimo in ordine di tempo è stato Giovanni Conso, ministro della Giustizia nei governi Amato e Ciampi dal febbraio '93 al marzo '94. Sentito in Antimafia, Conso ricorda all’improvviso ciò che non aveva mai rivelato in 17 anni: “Nel novembre '93 decisi di non rinnovare il 41-bis a 140 mafiosi ed evitai così nuove stragi. Ma non c’è mai stato alcun barlume di trattativa. Decisi in piena solitudine senza informare nessuno: né i funzionari del ministero, né il Consiglio dei ministri, né il premier Ciampi, né il capo del Ros Mario Mori, né il Dap. Non fu per offrire una tregua, una trattativa, una pacificazione, ma per vedere di fermare la minaccia di altre stragi. Dopo le bombe del '93 a Firenze, Milano e Roma, Cosa Nostra taceva. Riina era stato arrestato, il suo successore Provenzano era contrario alle stragi, dunque la mafia adottò una nuova strategia non stragista”. Giustamente Luigi Li Gotti, avvocato di molti pentiti e deputato Idv, commenta: “Indirettamente Conso conferma la trattativa Stato-mafia”, ma rivela pure che “c’era stata una ‘comunicazione’ di Provenzano sull’abbandono della strategia stragista” e che “il governo sapeva che dietro le stragi c’era Cosa Nostra e il 41-bis”.
 
Checché Conso tenti di minimizzarle, sono notizie clamorose (infatti il Pompiere della Sera non vi dedica nemmeno mezza riga): lo Stato e l’Antistato si parlavano. Altrimenti, come faceva Conso a sapere che “Provenzano era contrario alle stragi”, visto che proprio nel novembre '93 fallì per un guasto tecnico il mega-attentato all’Olimpico che doveva essere ripetuto (stavolta con successo per Cosa Nostra) nel gennaio '94 e fu poi misteriosamente annullato in extremis? E come faceva 
Conso a sapere che proprio non rinnovando il 41-bis a 140 mafiosi si sarebbero “evitate nuove stragi”? Chi era dunque il trait d’union fra Stato e mafia? Se, in quei mesi, Vittorio Mangano faceva la spola fra Palermo e Milano2 per incontrare Dell’Utri negli uffici di Publitalia dove stava nascendo Forza Italia, resta da capire chi informasse il governo Ciampi, sostenuto da quel che restava del pentapartito, su richieste e scelte di Cosa Nostra. E comunque basta questo per parlare di trattativa. Altro che “nessun barlume”.

Conso non è credibile quando giura di aver fatto tutto da solo. Perché nel 2003, sentito dal pm fiorentino Chelazzi proprio sulla revoca di quel 41-bis, non disse nulla di quel che dice oggi? La storia del biennio nero 1992-'93 è piena di “servitori dello Stato” che fanno strane cose con la mafia, poi se le scordano per 17 anni e ritrovano la memoria solo quando un mafioso pentito, Gaspare Spatuzza e il figlio di un mafioso, Massimo Ciancimino, raccontano la trattativa. Nel giugno '92, dopo Capaci, i capi del Ros Mori e De Donno incontrano Vito Ciancimino perché faccia da tramite con i boss. Il ministro Martelli, predecessore di Conso, manda la giudice Ferraro a informarne Borsellino. Questi incontra Mori e De Donno, che però dicono di non aver parlato di trattativa. Il 1° luglio, mentre incontra il pentito Mutolo, Borsellino viene convocato d’urgenza al Viminale dove s’è appena insediato Mancino e ne esce sconvolto, anche perché gli han fatto incontrare Contrada che Mutolo si accinge ad accusare. Diciotto giorni dopo salta in aria in via D’Amelio e dalla scena 
del delitto scompare la sua agenda rossa. A fine anno Mori tenta di convincere Violante, presidente dell’Antimafia, a incontrare Ciancimino, invano. Anche Violante, come Martelli, Ferraro e Conso, impiega tre lustri per ricordare l’episodio.

Ma tutti negano la trattativa e giurano di aver agito a titolo personale. E il papello che invocava la fine del 41-bis? Un falso. E la mancata perquisizione del covo di Riina nel '93? Un disguido. E il mancato arresto di Provenzano nel '95? Un equivoco. E il mancato ritrovamento del papello a casa Ciancimino nel 2005? Ops... Tutti trattavano con la mafia, ma a loro insaputa. 
(Vignetta di Bertolotti e De Pirro)

Segnalazioni

La vedova Ciancimino: "Mio marito vedeva B." - da www.ilfattoquotidiano.it

Caveat Imperator (Financial Times - UK, 3 novembre 2010)
Traduzione a cura di italiadallestero.info


135
commenti




Signornò, da L'Espresso in edicola

Come si finanziano i partiti? E che uso fanno dei finanziamenti pubblici che intascano, mascherati da “rimborsi elettorali”, per un totale di 2,2 miliardi negli ultimi 16 anni? Nessuno può dirlo, visto che dal 1948 si attende una legge sulla responsabilità giuridica dei partiti (il primo a proporne una fu don Luigi Sturzo). Così, nella politica italiana, regna l’anarchia e ciascuno fa quel che gli pare. Il caso dell’alloggetto ereditato da An a Montecarlo, venduto a un’offshore e affittato al cognato di Fini, avrebbe potuto diventare una splendida occasione per risolvere la faccenda una volta per tutte. E per tutti. Invece, quando la Procura di Roma ha scoperto l’acqua calda, e cioè che non c’era reato, il caso è subito finito nel dimenticatoio.

Infatti una legge che obblighi i partiti a rispondere della loro gestione patrimonial-finanziaria e del rispetto della democrazia interna (tesseramenti, congressi, candidature, gruppi dirigenti, organi di garanzia), con regole severe e sanzioni efficaci, non conviene a nessuno. Come dice Piercamillo Davigo, “le regole interne dei partiti italiani sono meno rigorose che in una bocciofila:nel 1995 il segretario del Ppi Buttiglione si alleò con Berlusconi,fu messo in minoranza ed espulse la maggioranza; e nel 2001, quando un manager sanitario del Piemonte confessò di aver preso tangenti per comprare false tessere e scalare Forza Italia, il coordinatore regionale del partito confessò di non essersene accorto”. Del resto, a giudicare su eventuali irregolarità, è il “foro domestico” delle commissioni parlamentari: una mano lava l’altra. Nel 2008 i revisori di Camera e Senato, esaminando i rendiconti dei partiti sui “rimborsi elettorali” 2006, stabilì che erano quasi tutti irregolari. Ma non accadde nulla e non pagò nessuno.
Quanto ai finanziamenti privati, una leggina bipartisan del 2006 ha vanificato il pur blando controllo giudiziario previsto dalla legge sull’illecito finanziamento, innalzando da 5 a 50 mila euro (cioè decuplicando) il tetto dei contributi privati che si possono non dichiarare nella certificazione annua alle Camere. Un’enorme franchigia per i partiti e singoli uomini politici, che possono incassare impunemente fondi neri fino a 50 mila euro l’anno senza rendere conto a nessuno.

Il tutto nel paese più corrotto d’Europa, appena retrocesso al 67° posto nella classifica dei paesi più onesti di Transparency International e scavalcato financo dal Ruanda. Intanto in Germania il partito neonazista Npd rischia di chiudere perché il Bundestag gli ha sospeso il finanziamento pubblico (300 mila euro) e gli ha affibbiato una supermulta di 2,5 milioni (nel 2006 gliene aveva appioppata una da 1,7 milioni) a causa di gravi irregolarità contabili che hanno pure portato in carcere l’amministratore. In attesa che la sinistra italiana batta un colpo, Fini potrebbe fare la prima mossa. E’ il leader del partito ultimo nato e ha messo al primo posto la legalità: non sarebbe male cominciare da casa propria.
(Striscia di Fifo)

The end - Le poesie di Carlo Cornaglia
Novembre. Sembra il venticinque luglio,
Fini lo invita a dar le dimissioni,
Umberto se ne sta dietro un cespuglio,
tutti lo voglion fuori dai coglioni.

Comincia a impietosire l’uom del fare
che a causa di Gianfranco e di una troia
vive un dilemma: o tira a campare
o va a finire che tira le cuoia
(leggi tutto)


Segnalazioni

Il Papa nero - L'editoriale di Marco Travaglio a Annozero

Io minorenne chiedo al Premier di non candidarsi mai più - dal blog di Enzo di Frenna

Video - La pubblicità comparativa di Elio e Le Storie Tese: abbonatevi al Fatto


184
commenti




da Il Fatto Quotidiano, 11 novembre 2010

I dati d’ascolto hanno già fatto giustizia delle censure preventive tentate dai Tafazzi della Rai contro Vieni via con me. Sulla qualità del programma nessuno ha avuto nulla da ridire: sarebbe curioso il contrario, in una tv farcita di politicanti, servi, mignotte di regime e silicone. Solo in un Paese ridotto a lazzaretto uno scrittore del calibro di Saviano attenderebbe quattro anni dal trionfo di Gomorra prima di avere in tv uno spazio tutto suo. Ciò premesso, Roberto potrebbe convenire con noi che molti, da uno come lui, si aspettavano qualcosa in più.
Non c’era bisogno di scomodare lui per dire che Falcone era un uomo giusto e per questo fu vilipeso in vita e beatificato post mortem: tutte cose ampiamente risapute. Da Saviano ci si attende che parli dei vivi, non dei morti già santificati: cioè di quei personaggi (magistrati, ma non solo) che oggi rappresentano una pietra d’inciampo per il regime e proprio per questo, come Falcone, vengono boicottati, screditati e infangati appena osano sfiorare certi santuari. Elencarli è superfluo, li conosciamo bene. E conosciamo gli argomenti tabù di cui in tv conviene non parlare, perché chiunque ci abbia provato s’è ritrovato in mezzo a una strada o in un dossier di Pio Pompa e i suoi fratelli.

L’impressione è che, nel programma di Fazio e Saviano, si sia deciso di rinviare ad altra data i temi più scottanti (mafia e Stato, trattative sulle stragi, monnezza e politica camorrista, casi Dell’Utri, Cuffaro, Schifani), lasciando al magnifico Benigni il ruolo del rompighiaccio. Speriamo che vengano recuperati nelle prossime puntate. La critica, dunque, investe non tanto Saviano, quanto i suoi autori, che hanno allestito il perfetto presepe della sinistra politicamente corretta, con tutti i santini, gli angioletti, i pastori, le pecorelle e le altre statuine leccate e laccate, pettinate e patinate. La versione televisiva delle figurine Panini veltroniane. Da quel presepe, in cui è appena entrata la statuina di un Vendola sempre più imparruccato, devono sparire le figure controverse, scapigliate, borderline.

E allora, per una malintesa par condicio, ecco l’assurdo parallelo tra la “fabbrica del fango” dei corvi anti-Falcone e chi, magari sbagliando ma mettendoci la faccia, criticò il giudice poi morto ammazzato. Chi scrive pensa che il grande Sciascia, mal consigliato, prese un’epica cantonata accomunando Borsellino ai “professionisti dell’antimafia”, infatti ne fece pubblica ammenda in un incontro con Borsellino. Ma tutt’altro discorso meritano i rilievi che molti suoi amici mossero a Falcone quando andò a lavorare per il ministro Martelli nel governo Andreotti. Saviano ha mostrato l’avvocato Alfredo Galasso mentre, sul palco di Costanzo, invitava l’amico Giovanni a “uscire dal palazzo” maleodorante di cui entrambi conoscevano i padroni di casa e i rapporti con la mafia già immortalati – Leoluca Orlando lo ricordò quella sera, nella staffetta Santoro-Costanzo – nelle relazioni dell’Antimafia. Chi l’ha detto che avesse torto Galasso e ragione Falcone? Il fatto che Falcone sia un martire cristallino della lotta alla mafia non significa che non abbia mai sbagliato in vita sua. Il suo primo progetto di Superprocura (assoggettata al governo) disegnato con Martelli suscitò la rivolta di centinaia di magistrati, Borsellino compreso. E in ogni caso Galasso le critiche a Falcone le mosse vis à vis, senza nascondere la faccia o la mano in dossier o lettere anonime.

Che c’entra allora Galasso con la fabbrica del fango? Non a torto, Aldo Grasso ha definito gli eccessi di retorica di Vieni via con me come un antipasto del governo di unità nazionale. Lunedì sera il conformismo “de sinistra” che pettina tutti allo stesso modo ha sbaragliato il conformismo berlusconiano del Grande Fratello. Ma c’è da dubitare che sia quello l’antidoto al berlusconismo. Questo sarà pure al tramonto, ma almeno è durato trent’anni. Il presepe del perfetto progressista rischia di stufare molto prima. 
(Striscia di Fifo)

Segnalazioni

Casablanca, storie dalle città di frontiera - N.15, novembre 2010

Il Papa nero - Annozero in onda giovedì 11 novembre, ore 21, Rai2 - Come si fa ad andare oltre Berlusconi? Ospiti in studio il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini, il Sindaco di Firenze Matteo Renzi, Italo Bocchino di Futuro e Libertà, il Direttore di Libero Maurizio Belpietro e i giornalisti Luisella Costamagna e Luca Telese.




207
commenti




da Il Fatto Quotidiano, 10 novembre 2010

Fateci caso. Le migliori gag del monologo travolgente di Roberto Benigni a “Vieni via con me” nascono dalla ripetizione testuale di una frase del presidente del Consiglio e di una del ministro per le Riforme Istituzionali. La prima: “Il caso Ruby è una vendetta della mafia contro di me”. La seconda: “Per ora sto dietro il cespuglio”. Frasi di una comicità irresistibile.
Il capo di governo del Paese che ha visto cadere magistrati, carabinieri, poliziotti, giornalisti e politici morti ammazzati dalla mafia se ne esce sostenendo che, per colpire lui, la mafia non usa più la lupara, il kalashnikov, il tritolo o il plastico, ma le mignotte. E il ministro più influente del Paese, quello che si esprime farfugliando frasi sconnesse o agitando il dito medio, tiene a far sapere che lui ormai vive dietro un cespuglio, lasciando agli elettori attoniti immaginare a quali attività è dedito in quella curiosa location. Quelle due frasi le avevamo sentite ripetere in tutti i tg e gr dalla viva voce dei loro autori, ma pochissimi le avevano trovate ridicole, almeno finchè non han sentito Benigni. Eppure non era difficile arrivarci da soli.

Il guaio è che, nel Paese dell’assuefazione e dell’ipse dixit, se un politico dice una bestialità, questa viene registrata dalla stampa al seguito con la massima serietà e compunzione. Così nessuno ne nota il lato comico. Segue dibattito. Roberto avrebbe potuto proseguire per ore: la carriera di uno che ha fondato un partito in un supermercato e un altro sul predellino della sua auto e se ne va in giro con un casco di bitume sagomato come Big Jim e Ken, è un serbatoio inesauribile. La domanda è: com’è possibile che un simile pagliaccio sia ancora a Palazzo Chigi? Mentre Benigni sbeffeggiava il pornocomplotto della mafia e il condottiero lumbard accovacciato dietro la siepe con le braghe a mezz’asta, pensavo a quanta gente, negli ultimi vent’anni, ha preso sul serio questi due buffoni patentati.

Sicuramente, a sbudellarsi davanti alle gag di Benigni su B&B, c’era D’Alema, che ai tempi della Bicamerale scambiò Al Pappone per “un sincero riformatore” e gli consentì di mettere la mani sulla Costituzione; c’era Veltroni, che proprio tre anni fa predicava “le riforme insieme” con B. e poi, in campagna elettorale, giurava di “non attaccarlo mai più”, anzi manco lo nominava, chiamandolo “il principale esponente dello schieramento a noi avverso”; e c’era Bersani, che ancora qualche mese fa predicava il “dialogo sul federalismo” con quello che armeggia col dito medio dietro il cespuglio. E c’erano sicuramente i tromboni del Pompiere della Sera, che han passato gli ultimi vent’anni a minimizzare le boiate di B&B, a esaltare il Cainano come “perno del bipolarismo”, a incoraggiarlo nella sua immaginaria “rivoluzione liberale”, a invitare chiunque passi per strada a “dialogare” con lui e “guai a demonizzarlo”. Quando, nel 2001, Le Monde venne a intervistare Montanelli su che cosa potesse fare l’Europa contro B., il grande Indro rispose: “Trattarlo con tutta l’irrisione e il disprezzo che merita”.

Infatti così l’ha sempre trattato la stampa estera: come un pagliaccio, tanto più pericoloso proprio in quanto è riuscito a spacciarsi per uno statista. In Italia, a parte qualche rara avis (Montanelli, Biagi, Sartori, pochi giornalisti e qualche comico), tutti l’han sempre preso terribilmente sul serio, legittimandolo come se fosse uno normale. Sarebbe bastata una risata, per seppellirlo, se fin dal ’94 chi ha in mano la politica e l’informazione si fosse incaricato di dipingere B. per quello che è: gli italiani, non foss’altro che per opportunismo, non voterebbero mai un uomo ridicolo. Lui lo sa benissimo, infatti ha sterminato più comici che giornalisti. E ha sempre irriso agli avversari, riducendoli a macchiette (si pensi alle campagne anti-Prodi, capo del miglior governo degli ultimi trent’anni, dal 1996 al ’98). Sono i suoi avversari che, oltre a non opporglisi mai, hanno sempre evitato di deriderlo come il politico più ridicolo dell’universo. Forse perché non lo trovano ridicolo. O forse perché lo sono anche loro. Chi si somiglia si piglia. 
(Vignetta di Fei)

Oh che bel mestiere fare il puttaniere! - Le poesie di Carlo Cornaglia
Il pace-maker gli dà tanta energia,
quella che manca gliela dà il viagra
e, grazie allo scopare in compagnia,
l’orgasmo senza interruzion deflagra.

C’è chi si scandalizza, chi lo invidia,
chi lamenta che tromba e non governa,
c’è chi cita Bill Clinton con perfidia,
chi gli amori di Kennedy squaderna
(leggi tutto)


Segnalazioni

Carriere al silicone (Sydsvenskan, Svezia - 6 novembre 2010)
Traduzione a cura di italiadallestero.info

Battaglia vinta per Raphael Rossi - 25 mila firme in 24 ore, l'Amiat garantirà l'assistenza legale (da ilfattoquotidiano.it)

Fai un gesto di inciviltà, abbonati al Fatto  - Il video di Mario Natangelo


59
commenti



da Il Fatto Quotidiano, 9 novembre 2010

Un mese fa, nella rubrica di Report “C’è chi dice no”, Milena Gabanelli raccontava la storia di un italiano con la schiena dritta: Raphael Rossi, 35 anni, specializzato nella progettazione di sistemi per la raccolta differenziata, fino a quattro mesi fa vicepresidente dell’Amiat (l’azienda municipale per la raccolta dei rifiuti a Torino) indicato da Rifondazione comunista. Essendo incredibilmente competente in materia, tre anni fa Raphael ha scoperto che i vertici aziendali stavano brigando per acquistare (anzi per far acquistare dagli ignari cittadini torinesi) un macchinario inutile e costoso: una cosina da 4 milioni di euro. Incurante di sollecitazioni, ammiccamenti e lusinghe, Rossi ha tenuto duro e con i suoi rilievi tecnici ha bloccato l’acquisto. Allora s’è fatto vivo con lui l’ex presidente Amiat, Giorgio Giordano, facendogli balenare una bella tangente se non si fosse presentato in Cda a dire no all’acquisto. Rossi ha fatto ciò che ogni buon cittadino dovrebbe fare, infatti quasi nessuno fa: s’è rivolto alla Procura della Repubblica. I magistrati e la polizia giudiziaria l’hanno invitato a fingere di accettare la proposta indecente e, grazie a lui, hanno smascherato e incastrato i tangentari, arrestandoli e chiedendo il rinvio a giudizio di sette persone per reati che vanno dalla corruzione alla turbativa d’asta.

L’udienza preliminare inizia il 13 dicembre. Ma, come lui stesso ha raccontato a Report e poi ad Annozero, anziché ricevere complimenti e incoraggiamenti dall’Amiat e dal Comune di Torino (retto dal sindaco Pd Sergio Chiamparino) per il servigio reso alla collettività, Raphael è stato cacciato dall’Amiat (unico membro del vecchio Cda a non essere riconfermato) e isolato dalla politica, anche dal suo partito. Come nella migliore cultura mafiosa, chi collabora con la giustizia si rende inaffidabile nel suo ambiente. E diventa un ingombro, un appestato. Di più. Nel comunicato emesso dopo il servizio di Report, il Comune di Torino annuncia che l’Amiat si costituirà parte civile contro l’ex presidente Giordano (ma non contro il direttore dell’ufficio acquisti, pure lui imputato e tuttora in servizio) e curiosamente minimizza i reati contestati citando solo la turbativa d’asta, non la corruzione.
Perché non si costituisce parte civile anche il Comune? E, soprattutto, perché né l’Amiat né il Comune hanno offerto a Rossi l’assistenza legale? E’ dal 2007, quando sventò la tentata corruzione facendo risparmiare ai torinesi 4 milioni che Raphael si paga l’avvocato e continuerà a farlo per tutto il processo in cui, ovviamente, è lui stesso parte lesa. Poi certo, fra una decina d’anni, se gli imputati verranno condannati, gli saranno rimborsate le spese legali e forse anche qualche euro di risarcimento. Ma intanto viene lasciato solo, mandato allo sbaraglio senza coperture politiche e istituzionali.

Forse il sindaco Chiamparino e l’Amiat hanno altro a cui pensare, ma è bene che sappiano qual è il messaggio che trasmettono alla società: chi denuncia un caso di corruzione lo fa a suo rischio e pericolo, insomma deve sapere che si ritroverà solo in tutte le fasi della sua battaglia. Che è e rimarrà solo sua. Le istituzioni non c’entrano, anzi ne farebbero volentieri a meno. Così magari, la prossima volta, il Raphael Rossi di turno chiuderà un occhio, conserverà il posto e magari si metterà in tasca qualche migliaio di euro. Poi, naturalmente, tutti a scandalizzarsi se l’Italia scivola al 67° posto nella classifica di Transparency International, ultima in Europa, scavalcata pure dal Ruanda; e se il presidente dell’Antimafia Pisanu denuncia “disinvoltura nella formazione delle liste, gremite di persone indegne di  rappresentare chiunque”. Un gruppo di cittadini ha lanciato un appello al Comune di Torino perché si costituisca parte civile e non lasci solo Raphael Rossi. Lo pubblichiamo sul sito del Fatto Quotidiano. Le firme della redazione del Fatto sono assicurate. Quelle degli amici lettori, speriamo, anche.

Firma la petizione "Non lasciamo soli gli onesti"


Segnalazioni

"La sfida oscurantista di Joseph Ratzinger" - il libro di Paolo Flores D'Arcais con il confronto del 21 settembre 2000 fra il direttore di MicroMega e Joseph Ratzinger.

Lombardo, Fiumefreddo...ma che c'entriamo noi? - di Riccardo Orioles da www.ucuntu.org 

"Il volo della cicala" - Il booktrailer del nuovo romanzo di Giorgio Ballario (edizioni Angolo Manzoni)




201
commenti


Testo:
"Buongiorno a tutti, siamo agli sgoccioli, non del berlusconismo perché ci ha abituati a avere sette vite come i gatti, siamo agli sgoccioli di questo governo, perché questo governo come l’abbiamo visto non ha più la maggioranza.

La mossa di Fini
Il discorso di Fini di ieri è uscito dai tatticismi e ha annunciato due possibili soluzioni: o Berlusconi si dimette, va al Quirinale per farsi reincaricare per un nuovo governo, con una nuova maggioranza meno sbilanciata sulla Lega, per questo Fini vorrebbe imbarcare l’Udc, oppure se Berlusconi non vuole cambiare governo e naturalmente programma di governo, Fini ritira i suoi uomini, il Ministro Ronchi, i viceministri e sottosegretari Urso, Meni e Bonfiglio e da quel momento i finiani che sono 35 alla Camera, sono in grado di mandare sotto la maggioranza ogni volta che vogliono. (leggi tutto)

Segnalazioni

"I Gattopardi" - Ucuntu n.93, 8 novembre 2010 

Modena, 9 novembre, ore 18 - Marco Travaglio presenta "Ne valeva la pena. Storie di terrorismi e mafie, di segreti di Stato e di giustizia offesa" di Armando Spataro (editori Laterza). Ingresso gratuito solo con prenotazione fino ad esaurimento posti. C/o Baluardo della Cittadella, piazza Tien An Men 5.

 

 


continua

sfoglia ottobre   <<  1 | 2 | 3 | 4  >>   dicembre
autori
dvd
democrazya
rubriche

signori della corte sentenze italiane sentenze europee

il mattinale

errata corrige

commento del giorno

errata corrige

speciali

l'armadio degli scheletri

passparola

iniziative

no bavaglio

basta

basta

no bday

appello fini travaglio

arrestateci tutti

tutte le iniziative

Premi
Macchianera Blog Awards 2009
perche' voglio scendere

perch� voglio scendere

intervista agli autori

messaggio ai troll

feed

Feed RSS di questo blog Feed RSS di questo blog

feedburner

archivio


agenda 2010
agenda 2010
prossimi appuntamenti
vedi tutti gli appuntamenti
materiale infiammabile

IN EDICOLA
IN LIBRERIA

libri di chiarelettere

diffondi

voglio scendere

incolla il codice sottostante nel tuo blog o sito

premi

intervista agli autori


<[0.0593444999976782]>