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bandanax

da Il Fatto Quotidiano, 23 aprile 2010

Questo Partito dell’Amore, visto in diretta senza rete, è proprio un amore. Colpivano gli sguardi, soprattutto. Tutti molto amorevoli. Teneri. Affettuosi. Si vede proprio che si amano. Lo zenith del sentimento si è registrato quando Fini ha proferito la parola “legalità”. Berlusconi ha digrignato i denti e contratto i muscoli facciali, come per sbranarlo all’istante: se Verdini, seduto a fianco, non se lo fosse legato al polso con un bel paio di manette (le porta sempre con sé per ogni evenienza), sarebbe corso il sangue. Intanto l’intera sala, eccettuati alcuni incensurati, grugniva fremente di sdegno. Legalità a noi? Chi ti ha insegnato certe parolacce? Ma allora dillo che sei venuto a provocare! Vai subito in bagno e lavati la bocca col sapone!

In effetti, in 16 anni di storia, nessuno aveva mai osato tanto: parlare di legalità in casa del corruttore di Mills, del principale di Mangano, dell’amico di Dell’Utri e di Cosentino fortunatamente assenti: avevano subodorato qualcosa. Non contento, il noto provocatore ha pure osato evocare la Sicilia, altro tabù proibitissimo, specie se accompagnato dal nome “Micciché”. 
Mancava che citasse pure Dell’Utri, poi lo menavano proprio. Ci voleva Fini per far uscire dai gangheri Berlusconi e insegnare come si fa al Pd, che in sedici anni non ci è mai riuscito: basta parlargli di legalità e di libertà d’informazione (due temi dai quali il Pd si tiene a debita distanza, per non passare per antiberlusconiano, non sia mai). E magari smontargli pure il federalismo fiscale (sul quale un anno fa il Pd si astenne e Idv votò sì), anziché ripetere che la Lega ha ragione, bisogna fare come la Lega e dialogare con la Lega.
Infatti, con tutto quel che gli aveva detto Fini per un’ora e mezza, Berlusconi gli ha risposto solo su quei temi: del resto s’infischia allegramente (a parte un cenno ai 150 anni dell’Unità d’Italia, sui quali è molto preparato: infatti dice “i 150 anni della storia della nostra Repubblica”, quella di re Vittorio Emanuele II di Savoia e del conte Cavour). Sugli attacchi del suo Giornale a Fini, ha risposto amorevole e sofferente: “Io sul Giornale non ho alcun modo di influire” (versione moderna del “sono forse io il custode di mio fratello?”, by Caino). Poi ha aggiunto che il Giornale è in vendita e se Fini ha un amico a cui farlo comprare il problema è risolto, e comunque lo attacca anche Libero, edito dal suo amico senatore Angelucci: dal che si potrebbe dedurre che forse gli attacchi dei giornali di destra a Fini dipendono dai padroni che hanno.

Notevole anche il concetto di “super partes” illustrato dal ducetto: Fini non è un presidente della Camera super partes perché ogni tanto critica il governo. Ecco, per lui è super partes 
solo chi è sempre d’accordo con lui. Anzi, meglio: chi è di sua proprietà. Tipo Schifani, per dire. Quanto al federalismo fiscale, Fini s’è permesso di ricordare l’impegno di abolire le province (altro tema astutamente disertato dal Pd). Il 31 marzo 2008 il Cavaliere dichiarò nella videochat del  corriere.it: “Non parlo di province, perché bisogna eliminarle...Dimezzare i costi della politica significa innanzitutto dimezzare il numero dei politici di mestiere ed eliminare tanti enti inutili, province, comunità montane...”. A Matrix ribadì: “E’ necessario eliminare le province”. E a Porta a Porta: “Le province sono tutte inutili e fonte di costi per i cittadini. E’ pacifico che vanno abolite”.
Ieri invece ha detto: “Aboliremo solo quelle non utili”, tanto abolirle tutte farebbe risparmiare “solo 200 milioni” (falso: sarebbero 6 miliardi l’anno solo per il personale), e soprattutto “non ne faremo di nuove”. Un po’ come per le tasse: in campagna elettorale giurava di tagliarle, ora invece si vanta di non averle aumentate. Come promettere un collier alla fidanzata e poi, se quella si lamenta perché non l’ha ricevuto, replicare: “Ma cara, in compenso non ti ho presa a calci in culo, cosa pretendi di più?”.

Ps. Bersani ha commentato l’epico scazzo con una dichiarazione listata a lutto: “Sono divisi, non faranno le riforme”. Una bella perdita. 
(Vignetta di Bandanax)

Segnalazioni

Venerdì 23 aprile, ore 21, Perugia. Nell'ambito del Festival Internazionale di Giornalismo di Perugia, Peter Gomez e Marco Travaglio partecipano all'incontro Il Fatto Quotidiano: against all the odds. c/o Teatro Morlacchi. 
Il programma. La web tv del Festival. Gli autori di Chiarelettere al festival 2010.

Sabato 24 aprile, ore 17.30, Corleone - Presentazione del libro "Don Vito, di Massimo Ciancimino e Francesco La Licata, edizioni Feltrinelli (da antimafiaduemila.com)

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bertolottidepirro

Le immagini della rissa verbale tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini alla direzione nazionale del Pdl e quelle del volto gonfio d'odio e di fastidio del premier fotografano bene il Viet-Nam  politico che attende il centro-destra nei prossimi mesi. Anche se il momento della rottura definitiva non è ancora arrivato, è ormai chiaro che cosa succederà. Al di là delle dichiarazioni ufficiali, nelle segrete stanze del potere si andrà settimana dopo settimana alla (vera) conta. Tra sgambetti, imboscate e un'alluvione di dossier fatti circolare dai media legati al presidente del Consiglio.

Il documento finale approvato dall'assemblea con 170 voti a favore solo 11 voti contrari (astenuto Beppe Pisanu) sembra sancire un trionfo di Berlusconi su tutta la linea. Ma non è così. Fini non se ne va. Resta al suo posto, resta presidente della Camera e soprattutto può godere di un seguito in parlamento superiore - ma di quanto? - rispetto ai numeri registrati in direzione (un organismo in cui non sono presenti molti deputati e senatori considerati suoi fedeli).
Nella mozione prova di forza votata si esclude la creazioni di correnti, si stigmatizzano le "ambizioni dei singoli" e si definiscono non "comprensibili le polemiche dopo le continue vittorie del Pdl". Ma proprio qui sta il problema. 

Come molti parlamentari di centro-destra dichiarano in privato, nel Popolo della Libertà si sa benissimo che le ultime vittorie elettorali sono frutto più del caso (assenza, o quasi, di avversari) che della reale forza del partito. Dal 2008 a oggi il Pdl ha perso poco meno di quattro milioni di voti. E altri ne perderà se le annunciate presunte riforme volute da Berlusconi (dalla legge bavaglio sulle intercettazioni telefoniche, sino a quelle costituzionali) invece che passare con un Blitzkrieg, peraltro impossibile quando si parla di riscrivere la carta fondamentale, causeranno nuove fibrillazioni nel Paese e nel partito.

Il sentiero nella boscaglia si preannuncia così parecchio pericoloso per il premier. Anche perché a sovrintendere il passaggio delle leggi a Montecitorio sarà ancora Fini. Che intanto continua a lavorare per creare un suo gruppo. L'ideale per lui sarebbe avere 37 deputati alla Camera, ma contando il Mpa di Lombardo ormai in rotta totale con i berlusconiani in Sicilia, per far cadere o condizionare il governo, ne potrebbero bastare solo 27. La guerra, o meglio la guerriglia, insomma è solo cominciata.   
(Vignetta di Bertolotti e De Pirro)


Segnalazioni

Venerdì 23 aprile, ore 21, Perugia. Nell'ambito del Festival Internazionale di Giornalismo di Perugia, Peter Gomez e Marco Travaglio partecipano all'incontro Il Fatto Quotidiano: against all the odds. c/o Teatro Morlacchi. 
Il programma. La web tv del Festival. Gli autori di Chiarelettere al festival 2010.


Annozero live: i vostri commenti alla puntata


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bertolotti de pirro

da Vanity Fair, 21 aprile 2010


Per la seconda volta in cinque mesi Silvio Berlusconi se l’è presa con chi scrive di mafia, come Roberto Saviano, e contro chi la racconta in forma narrativa, come La Piovra. Ha aggiunto che la nostra mafia è sei volte più celebre di quanto in realtà conti nel mondo. E ha concluso che tutta questa celebrità (non la sua sostanza) nuoccia assai all’Italia.

Peccato che anche questa volta nessun giornalista si sia alzato per chiedergli se della questione mafia ne avesse mai parlato con il suo braccio destro Marcello Dell’Utri, che di mafia dovrebbe intendersene, visto che in primo grado, a Palermo, è stato condannato a nove anni per “concorso esterno”. E che al processo di Appello ancora in corso il pm abbia appena chiesto una condanna ancora maggiore, undici anni di carcere. Peccato che anche questa volta nessuno gli abbia chiesto come mai lui consideri un oltraggio all’Italia chi parla e chi scrive di mafia in nome delle vittime della mafia, cioè in nome nostro, e invece trovi del tutto innocuo chi è accusato di favorirla, la mafia, e sia meritevole di essere eletto in Parlamento per sedersi tra i rappresentanti delle vittime della mafia, cioè del popolo italiano.

Dove trovi il coraggio di fare simili dichiarazioni è presto detto. Per metà lo trova nella feroce inimicizia che ormai coltiva contro i magistrati e contro la legalità in genere. Spingendosi a dire cose che qualunque altro leader occidentale pagherebbe con le dimissioni immediate. Ma è l’impunità a nutrire l’altra metà del suo coraggio. Il nostro intero torto – che stiamo pagando fino al punto di non ritorno - è consentirglielo. 
(Vignetta di Bertolotti e De Pirro)

Nuclear security summit - Le poesie di Carlo Cornaglia
Quarantasette Grandi son da Obama
al Security summit ed il nano
sull’atomica recita un proclama:
“Io, che fra tutti voi sono il più anziano,

del patto Start ringrazio Hussein Barack.
Ho sempre perseguito l’obiettivo
di evitare un mondiale patatrac
riducendo l’atomico esplosivo.
(leggi tutto)

Segnalazioni

Il regno corrotto dell'imperatore Silvio (The New York Review of Books, USA, 8 aprile 2010)
Traduzione a cura di italiadallestero.info

Festival Internazionale di Giornalismo di Perugia, 21-25 aprile 2010.
Il programma. La web tv del Festival. Gli autori di Chiarelettere al festival 2010.




Commento del giorno
di Valentina di Firenze - lasciato il 20/4/2010 alle 19:26 nel post E ora, per favore, chiedete scusa
"La pena che i buoni devono scontare per l'indifferenza alla cosa pubblica è quella di essere governati da uomini malvagi." Apologia di Socrate, cap.21, Platone.



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fifo

da Il Fatto Quotidiano, 20 aprile 2010


Due anni fa il Csm puniva Luigi De Magistris, vietandogli di fare mai più il pm, e lo trasferiva da Catanzaro a Napoli, dopo che aveva denunciato un complotto politico-giudiziario per sottrargli e insabbiare le inchieste “Poseidone” e “Why Not”. Un anno fa lo stesso Csm destituiva il procuratore di Salerno Luigi Apicella e puniva i suoi sostituti Gabriella Nuzzi e Dionigio Verasani, trasferendoli nel Lazio e vietando pure a loro di fare mai più i pm, dopo che avevano accertato il complotto ai danni di De Magistris e dunque indagato e perquisito i vertici della magistratura catanzarese che da mesi rifiutavano di trasmettere copie del fascicolo “Why Not”.

Un ampio e trasversale fronte politico-giudiziario-affaristico-mediatico, con l’avallo del capo dello Stato, spacciò le indagini sulla fogna di Catanzaro per una “guerra fra procure” e i provvedimenti del Csm per una saggia azione pacificatrice. In realtà le indagini di De Magistris erano corrette e doverose, così come quelle dei pm salernitani, e chi ha trasferito gli uni e gli altri non ha fatto altro che coronare la congiura ordita dalla cupola calabrese. L’avevano già stabilito i provvedimenti emessi dal Riesame di Salerno (respingendo i ricorsi dei perquisiti a Catanzaro) e dal Tribunale di Perugia (che aveva archiviato le denunce dei pm catanzaresi contro Nuzzi, Verasani, Apicella e De Magistris). Ma ora lo conferma anche l’avviso di conclusione delle indagini appena depositato dalla “nuova” Procura di Salerno, che Il Fatto oggi rivela: un atto che prelude alle richieste di rinvio a giudizio per i magistrati catanzaresi che scipparono le indagini a De 
Magistris e/o presero il suo posto (Lombardi con la convivente e il figliastro, Favi, Murone, Iannelli, Garbati, De Lorenzo, Curcio) e per gli indagati eccellenti che avrebbero corrotto alcuni di loro per farla franca (Saladino, Pittelli e Galati).

Le accuse vanno dalla corruzione giudiziaria all’abuso, dal falso al rifiuto di atti d’ufficio al favoreggiamento. La nuova Procura di Salerno che conferma la bontà delle indagini di Nuzzi, Verasani e Apicella è quella guidata da un anno da Franco Roberti, il valoroso pm campano protagonista delle più recenti indagini su Gomorra, che ha il merito di avere decapitato il clan dei Casalesi. Che sia diventato improvvisamente anche lui un incapace, come i colleghi puniti, esiliati e degradati sul campo? Che meriti pure lui un’intemerata dal Quirinale e un’immediata punizione dal Csm? Fino a quando le istituzioni fingeranno di non vedere quel che è accaduto e ancora accade nella fogna di Catanzaro, eliminando e imbavagliando chiunque osi metterci il naso (oltre ai pm già citati, quella cloaca ha risucchiato Clementina Forleo, Carlo Vulpio, Gioacchino Genchi e altri galantuomini)? Nessuno confonde un avviso di chiusura indagini con una sentenza di condanna. Ma se, sotto la guida di Roberti, la Procura di Salerno giunge alle stesse conclusioni di quella guidata da Apicella, vuol dire che le indagini che costarono la carriera ai quattro pm erano tutt’altro che sballate.

E ora chi li ha linciati dovrebbe cospargersi il capo di cenere, ammettere la clamorosa cantonata e correggere l’errore. In due modi: ripulendo finalmente gli uffici giudiziari di Catanzaro dai magistrati inquisiti (e fra breve imputati) per corruzione
giudiziaria e altri gravissimi reati, finora incredibilmente lasciati quasi tutti al loro posto; e annullando le sanzioni contro Nuzzi e Verasani (De Magistris ormai è eurodeputato e Apicella pensionato), restituendo loro l’onore, le funzioni e l’ufficio. Il 1° ottobre 2009 De Magistris si dimise dalla magistratura con una lunga lettera al presidente della Repubblica (e del Csm) Giorgio Napolitano, pubblicata integralmente dal Fatto. Conteneva una serie di drammatici interrogativi sulle sconcertanti interferenze del capo dello Stato nel caso Catanzaro-Salerno. Nessuna risposta. Alla luce delle ultime notizie in arrivo da Salerno, il capo dello Stato non ha nulla da dichiarare? 
(Striscia di Fifo)

Segnalazioni

Il complotto per fermare De Magistris
di Antonio Massari da antefatto.it - Il testo del provvedimento della Procura di Salerno

AD PERSONAM
Marco Travaglio presenta "Ad Personam" (edizioni Chiarelettere). Ingresso libero fino ad esaurimento posti.
Chieti, 21 aprile, ore 17.30
C/o Auditorium "Cianfarani" del museo La Civitella, Via Pianell.
Giulianova (TE), 21 aprile, ore 21
C/o Teatro Kursaal, lungomare Zara.






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Testo:
Buongiorno, sono Peter Gomez, Marco Travaglio è stato bloccato dall’eruzione islandese, non perché si trovi in Islanda, ma perché si trovava in giro per l’Italia per una serie di presentazioni, quindi oggi cercherò di palarvi io delle cose di cui vi avrebbe parlato Marco.

La mafia non deve esistere
Sia io che Marco, siamo rimasti molto colpiti questa settimana dall’ennesima uscita del nostro Presidente Silvio Berlusconi sui fatti che riguardano Cosa Nostra. La settimana scorsa il 16 aprile il giorno in cui la pubblica accusa chiedeva una condanna a 11 anni di reclusione nel processo di appello contro il Sen. Marcello Dell’Utri già condannato in primo grado a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, Silvio Berlusconi ha tirato fuori uno dei suoi leitmotiv che lo caratterizza dal 1994 e questa volta per i giornali se l’è presa con Roberto Saviano l’autore di Gomorra. In realtà la questione è più complessa e non riguarda solo Roberto Saviano, ma riguarda tutti noi. (leggi tutto)
 
Segnalazioni

Venerdì 23 aprile, ore 21, Perugia. Nell'ambito del Festival Internazionale di Giornalismo di Perugia, Peter Gomez e Marco Travaglio partecipano all'incontro Il Fatto Quotidiano: against all the odds. c/o Teatro Morlacchi. 


Commento del giorno

di  Roland -   lasciato il 18/4/2010 alle 14:47 nel post
Lo colpiranno in ogni modo
Mollateli! Fini molli Berlusconi e Saviano molli la Mondadori!

 


continua

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Da Il Fatto Quotidiano, 17 aprile 2010

Tempi duri per Gianfranco Fini. Nei prossimi giorni l’ex numero uno di An sarà calunniato, spiato, dossierato. I media del premier, che già in settembre avevano iniziato a sparargli contro, lo descriveranno come un malfattore, un poco di buono, forse un malato di mente, o peggio. Se poi davvero i finiani arriveranno a costituire un gruppo in parlamento, verrà bandita un'asta per convincerli, uno a uno, a desistere. Saranno offerti loro incarichi, prebende, denari. Inutile scandalizzarsi. Le cose, nell’Italia di B, vanno così.

Il Cavaliere, del resto, a differenza dei suoi coriferi, sa che le ultime regionali sono andate bene per il centro-destra, ma malissimo per il Pdl. Più di due milioni di elettori hanno voltato le spalle al partito. Sono i voti degli astenuti che ora Fini spera legittimamente di recuperare, pensando pure di attingere qualcosa nel campo avverso, dove la linea del Pd, se esiste, appare ormai opposta a quella del suo elettorato. I sondaggi parlano chiaro: il Fini moderato nei toni, ma inflessibile sui principi (dalla giustizia, ai diritti civili) piace. Anche a sinistra. Per questo il Cavaliere si prepara ad ucciderlo (politicamente).

B. ha bisogno di una truppa compatta perché per lui le riforme sono la (nuova) ultima spiaggia. Solo cambiando la Costituzione potrà reintrodurre una qualche immunità che lo metta per sempre al riparo dalla sua grande ossessione: i processi. L’abbraccio con la Lega (disposta a tutto per il federalismo) si spiega in buona parte così. Ma con un Fini forte, nemmeno Bossi e il debole Pd basteranno più. Dunque il Cavaliere olia il fucile. Dice di essere in forma. Ma ha 74 anni. E forse, per fortuna di Fini e del Paese, la sua mira non è più quella di un tempo.
(Vignetta di Bandanax)


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fifo

Signornò, da L'Espresso in edicola

Giusto, anzi sacrosanto lo spazio dato da stampa e tv ai silenzi delle gerarchie ecclesiastiche sulla pedofilia nel clero. Lo dice anche il Vangelo: "Oportet ut scandala eveniant". Un po' meno comprensibile il silenzio degli organi di informazione sulle generose coperture, per usare un eufemismo, offerte dai politici italiani di centrodestra a un famoso prete antidroga accusato di violenza sessuale su una decina di giovanissimi ospiti della sua Comunità Incontro: don Pierino Gelmini, imputato da due anni in un'interminabile udienza preliminare dinanzi al Tribunale di Terni.

Almeno in quel caso, nel gennaio del 2008, ai primi sospetti sul chiacchieratissimo prete di Amelia, papa Benedetto XVI prese drasticamente posizione, riducendolo allo stato laicale, mentre l''Osservatore romano' e l''Avvenire' si guardavano bene dal gridare al complotto delle toghe anticlericali. Il sacerdote, un tempo molto vicino a Bettino Craxi e poi a Silvio Berlusconi, fu scaricato fin da subito dal Vaticano e dalla Cei. Non così dal Popolo della libertà e dal suo leader, che anzi han seguitato a idolatrarlo come se nulla fosse. Il 4 agosto 2007, nel pieno delle indagini della Procura di Terni, Berlusconi telefonò a don Pierino, che lo fece subito sapere: "Il presidente mi ha detto: 'Ti sono vicino, conta su di me. Qualsiasi cosa... Sai, io sono un antesignano di denunce".

Qualche mese prima il devoto Silvio aveva ricevuto dalle sue mani l'ambìto premio 'Madonna del sorriso'. E il 26 dicembre 2007 si collegò telefonicamente con Amelia per tributare "a don Pierino tutto il mio affetto, la mia amicizia e la mia stima" e per sottolinearne, con un mezzo autogol lessicale, "la generosità, l'entusiasmo e la passione per i giovani". Poi si disse "a tua totale disposizione" e spacciò le circostanziate accuse delle vittime di molestie per "attacchi" frutto dell'"invidia", "la prova che siamo di fronte a un grande uomo". Il 27 settembre 2008 il premio 'Madonna del sorriso' andò a un altro fedelissimo gelminiano, Maurizio Gasparri, accompagnato da un telegramma del Cavaliere con "un abbraccio a Maurizio e a don Pierino", quest'ultimo ormai imputato per molestie sessuali. Presenti i ministri Giorgia Meloni e Raffaele Fitto e il sottosegretario Carlo Giovanardi.

A Natale, poi, nuova telefonata del premier alla comunità in festa, con l'annuncio della legge contro le intercettazioni (accolto con comprensibile sollievo dal sacerdote, imputato anche in base a telefonate intercettate) e un altro formidabile autogol, visto il destinatario della chiamata: "L'amore vince su tutto, non solo sull'odio che rende violente le menti più fragili". Ineffabile la replica del prelato spretato: "Io ti voglio bene e vorrei dirti ti amo". Mai però come la risposta di Berlusconi: "Tu hai salvato le vite di migliaia di giovani e ridato serenità alle loro famiglie". A parte, si capisce, le dieci che al processo si sono costituite parte civile contro di lui.
Vittime del Partito del Troppo Amore.
(Vignetta di Fifo)

Sua omertàLe poesie di Carlo Cornaglia
Son tanti i preti che, com’è notorio,
stuprarono bambini e adolescenti,
in confessione, a letto, all’oratorio,
nei paesi di tutti i continenti,

in Irlanda, Norvegia e Stati Uniti,
in Svizzera, Germania, Italia e Malta,
ma pur quando si mostrano contriti
dei Papi l’omertà fu sempre alta.
(
leggi tutto)

Segnalazioni

La Voce del Ribelle - Il sommario del numero 19, aprile 2010: Crisi economica, politica cinica, media inattendibili per un astensionismo alle stelle; L’Aquila, un anno dopo; la crisi di vendite e di credibilità dei grandi quotidiani; reportage dall’India.




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