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fifo

Forse sarà il definitivo inciampo del regimetto. Forse lo scandalo – nazionale e internazionale - per questa legge eversiva che cancella la libertà di stampa in Italia insieme con la libertà di indagine, finirà per travolgere il Cavaliere e i suoi zelanti fabbricatori di rifugi legislativi scavati per difendere i suoi affari sontuosi e i suoi miserevoli dopocena.

La scena è notevole. Manipoli di senatori che a notte alta difendono la vendetta legislativa del Capo. Fabbricano filo spinato, dispongono multe ai giornalisti e editori, inceppano intercettazioni, fissano scadenze alle indagini, proibiscono, aggirano, nascondono. Vogliono che nulla possa essere raccontato sui giornali fino alla prima udienza del processo. Vogliono farci dimenticare cognomi e storie. Da Mills a Scajola, passando per un centinaio di altri labirinti illuminati fino a ieri, la Cricca e le scalate bancarie, le escort e i dalemiani pugliesi, le cliniche milanesi, l’Aquila, la Maddalena, le saghe siciliane, calabresi, campane, le telefonate della famiglia Mastella e quelle di Luciano Moggi.

E mentre questi insonni senatori lavorano di notte, fuori si addensa la tempesta perfetta. A chi piace questa legge? A nessuno tranne al Sultano che la pretende, al drappello dei ghedini che gliela stanno tagliando su misura e naturalmente agli invisibili banditi, faccendieri, corruttori, che non vedono l’ora di raddoppiare indisturbati i loro traffici di uomini, appalti, denari.
Non la vogliono i magistrati, né le forze di polizia. Protestano gli editori, i giornalisti, per fortuna anche quelli di Mediast, praticamente tutti, tranne l’astuto Minzolini. Protesta l’opposizione. L’Europa inorridisce. Gli americani ci fanno sapere quanto le deplorano per vie ufficiali e clamorose. Semplicemente perché sono norme che violano il buon senso, tutte le leggi e naturalmente la Costituzione. Sono norme criminogene. Fatte per proteggere i criminali dalla giustizia. Per accecare l’opinione pubblica. Per cancellare la cronaca, il diritto, trasformare questo Paese in un luogo senza storia, senza politica, senza futuro. 

Se tutte le sirene d’allarme continueranno a suonare, forse questa legge non vedrà mai la luce. E pure il Cavaliere, rimasto al buio, sebbene indossando l’accappatoio bianco, finirà per inciampare e cadere. In alternativa prepariamoci alla disobbedienze, pubblicare subito, pubblicare tutto. A fabbricare qualche migliaio di blog a Hong Kong. O almeno uno.  
(Vignetta di Fifo)

Segnalazioni

no bavaglioNo bavaglio
Firma l'appello contro il Ddl sulle intercettazioni
Video - Rodotà: Disegno eversivo (da repubblica.it)
No all'informazione al guinzaglio - Il blog della FNSI contro il Ddl sulle intercettazioni Antonio Padellaro: "Contro la legge-bavaglio siamo pronti alla disobbedienza civile" (da tempostretto.it)


La libertà di stampa e i libri: gli editori contro il Ddl sulle intercettazioni 
Aderisci all'appello promosso dal gruppo editoriale GEMS e dall'AIE.

Le parole che fanno paura - di Lorenzo Fazio, direttore editoriale di Chiarelettere (da antefatto.it)



Appuntamenti e dibattiti contro il Ddl sulle intercettazioni

Lunedì  24 maggio, Roma, ore 10.30, c/o Teatro dell'Angelo
, Via Simon de Saint Bon. Dibattito per dichiarare la propria contrarietà alla legge, insieme a Oliviero Beha, Concita De Gregorio, Alessandro Gamberini, Giuseppe Laterza, Lorenzo Fazio, il popolo viola e i promotori dell'appello.



Milano, lunedì 24 maggio, ore 20.45 -  Incontro pubblico sui temi "Giustizia, corruzione, democrazia", organizzato da Qui Milano Libera.  Intervengono Peter Gomez, Gian Carlo Caselli, Piercamillo Davigo, Basilio Rizzo. Conduce l'incontro Piero Ricca. c/o Palazzina Liberty, giardini di Largo Marinai d’Italia, a Milano.



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bertolottidepirro

Signornò, da L'Espresso in edicola

"Il Giornale" e "Libero", solitamente bene informati su casa Berlusconi, rivelano che il premier ha deciso di anticipare le prossime riforme della giustizia assumendo la direzione delle indagini sullo scandalo della Protezione Civile. "Adesso indaga Berlusconi", titola Feltri, imitato da Belpietro: "Silvio fa il pm e interroga i suoi: Ditemi la verità". Il presidente Pm ha convocato a Palazzo Grazioli i vari Bertolaso, Verdini, Scajola, Matteoli, Bondi accogliendoli con queste parole: "Ora siediti e spiegami precisamente come sono andate le cose. Voglio la massima sincerità". Al termine, informa Alessandro Sallusti, "è giunto alla conclusione che è possibile che nel governo o nelle sue vicinanze ci possa essere qualche ladro di polli" o, per dirla con Belpietro,"poche mele marce guastano il resto del raccolto" e ha deciso di "fare pulizia". A parte la stranezza di un presidente del Consiglio che, legittimamente impedito per legge, sfuggirà per 18 mesi ai giudici che devono interrogare e processare lui, indaga sugli altri, la prima cosa che viene in mente è che poteva pensarci due anni fa, quando formò il suo terzo governo.

Avrebbe potuto interrogare Gianni Letta e apprendere che nel 1993 aveva confessato a Di Pietro di aver finanziato illegalmente con 70 milioni, nel 1989 quand'era il lobbista parlamentare della Fininvest, il segretario Psdi Antonio Cariglia ("La somma fu da me introdotta in una busta e consegnata tramite fattorino") e si era salvato grazie all'amnistia del 1990; e nel 2008 era indagato a Roma (inchiesta poi trasferita a Lagonegro) per abuso d'ufficio per aver appoggiato una cooperativa vicina a Cl negli appalti dei centri di raccolta profughi e in un imbarazzante contenzioso fiscale con Equitalia. Torchiando Altero Matteoli, avrebbe scoperto che era imputato per favoreggiamento per aver avvertito il prefetto di Livorno delle indagini a suo carico riguardanti una storia di abusi edilizi all'Elba e avrebbe evitato di nominarlo ministro delle Infrastrutture. Interrogando Raffaele Fitto, avrebbe appreso che era due volte imputato a Bari (corruzione, finanziamento illecito, turbativa d'asta, abuso e peculato) e scelto qualcun altro per gli Affari regionali.

Se avesse convocato Aldo Brancher, avrebbe saputo che era già sotto processo per appropriazione indebita per aver incassato centinaia di migliaia di euro dal patron della Bpl Gianpiero Fiorani, evitando di nominarlo sottosegretario alle Riforme con delega al Federalismo, alle dipendenze di Umberto Bossi, pregiudicato per la mazzetta Montedison. Infine Berlusconi avrebbe potuto interrogare se stesso allo specchio e raccontarsi di essere imputato per corruzione giudiziaria al processo Mills e per frode fiscale, falso in bilancio e appropriazione indebita al processo Mediaset. Così avrebbe appurato che le mele sono marce perché lo è anche l'albero. E, per non cacciarsi da solo, avrebbe interrotto le indagini.
(Vignetta di Bertolotti e De Pirro)

Segnalazioni

festival chiarelettere2° Festival di Giornalismo d'Inchiesta "A Chiare Lettere" dal 21 al 23 maggio 2010 a Marsala. Il programma del festival
Sabato 22 maggio, ore 11.30, Marco Travaglio partecipa all'incontro "I padroni dell'informazione",
con Massimo Fini, Vittorio Malagutti e Angelo Maria Perrino; modera Luca Telese.C/o sala convegni del Complesso monumentale di San Pietro, via XI maggio.
Sabato 22 maggio, ore 16, Peter Gomez partecipa all'incontro "Cittadini reporter: internet, tv e l'informazione dal basso". Intervengono Jean Francois Jillard, Tommaso Tessarolo e Andrea Vianello. C/o sala convegni del Complesso monumentale di San Pietro, via XI maggio.

No bavaglio
da articolo21.org -
Il giuramento - La fantacronaca contro la legge bavaglio sulle intercettazioni:
 "Il ministro (bip) ha comprato casa con assegni intestati a (bip). Ci scusiamo ma non possiamo dire altro..." - di Stefano Corradino e Giuseppe Giulietti - "Più ancora che come giornalista, mi sento offesa come cittadina" di Bice Biagi
Il telefono parlante di Bruno Tinti dal blog www.togherotte.it

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da Il Fatto Quotidiano, 20 maggio 2010

Sarà perché Santoro è un malato di cinema, ma il suo destino è che di lui si prenda sempre l’ultimo fotogramma, dimenticando il resto del film. Tutti ricordano che nel ’96 passò a Mediaset e nessuno ricorda che la Rai dell’Ulivo l’aveva messo alla porta e in Italia un giornalista televisivo o lavora alla Rai, o lavora a Mediaset, o non lavora. Tutti ricordano che nel 2005 si candidò in Europa e nessuno ricorda che da tre anni, dall’editto bulgaro, non lavorava, anzi peggio: era pagato per non lavorare. Ora tutti si concentrano sull’accordo per uscire dalla Rai e nessuno ricorda le quattro stagioni di Annozero: non tanto gli attacchi politici da destra, centro e sinistra (sono medaglie), quanto la guerriglia quotidiana ben oltre i limiti del mobbing che l’azienda ha mosso contro il programma giornalistico più visto, meno costoso e più redditizio dell’intera televisione italiana.
 
Io non so, nel dettaglio, cosa preveda l’accordo, se non che Michele, pensionando nel 2016, sarà liquidato con tre annualità del suo stipendio di direttore (un terzo di quello di Vespa) e non avrà vincoli di esclusiva. Né so che altro intenda fare in futuro, oltre alle docufiction. Non conosco, insomma, l’ultimo fotogramma. Ma conosco fin troppo bene quelli precedenti. So che in autunno la Rai, ligia agli ordini superiori, cercava pretesti per non far partire Annozero. So che, presentando Annozero in conferenza stampa, il direttore di RaiDue disse che, fosse dipeso da lui, Santoro non sarebbe mai andato in onda (così gli ascolti della sua rete sarebbero scesi sottozero). So che per tutto l’anno, vedi intercettazioni di Trani, Berlusconi e i suoi manutengoli in Rai, Agcom, Vigilanza e persino Csm han trafficato per chiudere Annozero.

So che ad aprile la Rai ha fatto ricorso in Cassazione contro la sentenza che impone la messa in onda di Annozero, costringendo Santoro ad altri tre anni (in aggiunta ai sette passati) di battaglia legale contro l’azienda per cui lavora. So che la famosa opposizione se n’è beatamente infischiata. Anzi ha subito votato con la maggioranza a favore dell’uscita di Santoro, salvo poi polemizzare perché – horribile dictu – se ne andrà con la liquidazione anziché regalarla alla Rai che l’ha trattato così bene. So che nessuno può lavorare per un’azienda che non lo vuole. E non solo non gli dice mai grazie, ma lo prende pure a calci in culo. Santoro l’ha fatto per quattro anni, più per tigna politica che per motivi professionali, consumandosi una bella fetta di fegato e di sistema nervoso, mobbizzato ogni giorno a colpi di telefonate, minacce, proiettili, pressioni, avvertimenti, multe, ammonimenti, sabotaggi, bastoni fra le ruote, fango a mezzo stampa e tv (persino su RaiDue). E la par condicio e il contraddittorio e il giustizialismo e l’equilibrio e il contratto di Travaglio e le vignette di Vauro e i baffi di Ruotolo.

Un trattamento che non auguro al mio peggior nemico, figurarsi a uno dei miei migliori amici. A un certo punto, la pentola a pressione doveva esplodere, l’animale in gabbia doveva uscire dalla gabbia. Certo, è una sconfitta per la Televisione, per la Rai e per la politica retrostante, anche se gli sconfitti sono ben felici di esserlo. È bene ricordare, riavvolgendo a ritroso tutto il film di Annozero,  fotogramma per fotogramma, che non si sarebbe mai giunti a questo epilogo se i partiti e le tv al seguito rispettassero la libertà d’informazione, cioè la Costituzione. Ma una sera di marzo, al Paladozza di Bologna, abbiamo scoperto che c’è vita oltre la Rai. C’è vita oltre la Televisione. C’è vita oltre i partiti. Oggi il popolo del Paladozza si sente smarrito, forse addirittura tradito, a causa di un difetto di comunicazione (Santoro deve tacere fino alla firma) e della disinformatija di regime che, come già con Biagi, lo presenta come un uomo avido che insegue il denaro (ignorando che in Italia, leccando e strisciando, si guadagna molto meglio). Ma Michele pensionato sulla panchina dei giardinetti non ce lo vedo proprio. Il popolo del Paladozza quello no, non può uscire sconfitto.



Segnalazioni

Zitto e paga - Ucuntu n.76 del 20 maggio 2010

Palermo, venerdì 21 maggio - Marco Travaglio presenta "Ad personam", c/o Teatro Al Massimo, piazza Giuseppe Verdi 9 - ore 16.00. Ingresso libero fino ad esaurimento posti.

2° Festival di Giornalismo d'Inchiesta "A Chiare Lettere" - Dal 21 al 23 maggio 2010 a Marsala tre giorni di incontri con giornalisti, scrittori, scienziati, documentaristi, magistrati, cittadini intorno al tema "Viva l'Italia, biografia di un Paese da inventare"Il programma del festival

no bavaglioNo al bavaglio - Roma, venerdì 21 maggio sit-in di protesta contro il DDl sulle intercettazioni: tutti imbavagliati davanti al Parlamento, piazza Montecitorio. 
Dalle 14 in poi sarà allestito uno Speaker's Corner: microfono acceso e chi vuole potrà "esprimere le proprie idee sul decreto Alfano e sul Governo". Sit-in annunciati a Savona, Cagliari, Parma, Monza, Trieste, Napoli, Palermo e Genova.  



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bertolotti de pirro

Da Il Fatto Quotidiano, 19 maggio 2010
  
Quando l’incartamento, firmato dai rappresentanti dell’Immobiliare Idra, è arrivato a Cagliari negli uffici della commissione regionale per il paesaggio, tra i funzionari c’è chi si è lasciato sfuggire una battuta feroce “Silvio Berlusconi sta per allargare di nuovo la famiglia”. Del resto, nelle orecchie dei tecnici, riecheggiavano ancora le parole del premier che, il 7 marzo del 2009, in occasione della presentazione del Piano Casa, aveva rassicurato tutti dal pericolo di abusi edilizi. E aveva fatto un esempio preciso: “Il piano? Significa soltanto dare a chi ha una casa, e nel frattempo ha ampliato la famiglia perché i figli si sono sposati e hanno dei nipotini, la possibilità di aggiungere una stanza, due stanze, dei bagni, con i servizi annessi alla villa esistente”. A Villa la Certosa, la sontuosa residenza a suo tempo acquistata dal faccendiere Flavio Carboni, le cose vanno però in tutt’altro modo. E, secondo quanto risulta a Il Fatto Quotidiano, invece che delle nuove stanze si stanno per costruire dei tokul. Dei bungalow in muratura evidentemente destinati ad ospitare non i nipotini, ma la numerosa corte del presidente del Consiglio.

Tutto merito della giunta presieduta da Ugo Cappellacci, figlio di uno dei commercialisti sardi di Berlusconi, che nell’ottobre dello scorso anno ha mandato a carte quarantotto le norme anti-cemento volute dal predecessore Renato Soru. E ha approvato un Piano Casa che permette anche alle residenze e alle abitazioni costruite entro 300 metri dal mare di allargare le cubature del 10 per cento. Certo, Cappelacci, oggi sotto inchiesta proprio con Carboni per l’affare dell’Eolico, sostiene che la sua idea non è un Piano casa vero e proprio. Lui lo ha ribattezzato “legge per il rilancio dell’edilizia”. Ma, comunque lo si voglia chiamare, per Berlusconi il risultato non cambia. I tokul, di disegno discutibile a detta di chi ha visto i progetti, non sorgeranno solo a due passi dal mare di Porto Rotondo, ma pure campeggeranno su terreni in teoria classificati come zona F, cioè in una area un tempo protetta dal piano paesaggistico. Non che il premier a questi particolari burocratici abbia mai dato troppo peso. Tra vulcani finti, dependance e menhir, Villa La Certosa è ormai una sorta di lussuoso luna park, spesso rallegrato dalla presenza di avvenenti fanciulle.

Le possibilità che tutto venga bloccato, sono ridotte a lumicino. Lo scultore Pinuccio Sciola, che presiede la commissione del Paesaggio, probabilmente ci proverà. Ma una legge interpretativa passata poche settimane fa, ha creato una sorta di corsia accelerata per i progetti del tipo di quelli presentati dall’Immobiliare Idra. Adesso anche i privati possono inoltrare i loro fascicoli allo sportello Suap (sportello unico attività produttive). E il risultato è che chi fa domanda si può mettere quasi subito a costruire. Anche per questo gli investigatori del Corpo Forestale hanno avviato un’indagine conoscitiva per capire se davvero sulle coste sarde si sta per abbattere (Certosa a parte) una colata di cemento. Le prime risposte sono sconfortanti: una ventina di alberghi sono in pole position nella corsa a moltiplicare le stanze. E almeno nel loro caso non si può parlare di famiglie allargate, ma solo di mattoni, turisti e inquinamento.   
(Vignetta di Bertolotti e De Pirro)

Meno male che Silvio c'è - Le poesie di Carlo Cornaglia
Per l’euro si appropinqua la rovina,
la Grecia sta per far crollar la Ue,
la Merkel corre su una brutta china,
Nicolas Sarkozy è fuor di sé. 

Crolla l’Europa, crolleranno gli Usa
ed il Celeste Impero trionferà,
del capital la storia sembra chiusa,
quello di Marx non era un bla, bla, bla
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(leggi tutto)

Segnalazioni

Venerdì 21 maggio, ore 21,
Taneto di Gattatico (RE) - Peter Gomez partecipa alla presentazione del libro "Don Vito" di Francesco La Licata e Massimo Ciancimino. Intervengono Marco Lillo, Massimo Ciancimino, Sandro Ruotolo, Enrico Fierro e Giuseppe Arnone. C/o Sala Stazione, circolo Fuori Orario 

No al bavaglio - Roma, venerdì 21 maggio sit-in di protesta contro il DDl sulle intercettazioni: tutti imbavagliati davanti al Parlamento, piazza Montecitorio.

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da Il Fatto Quotidiano, 18 maggio 2010

Ora basta, c’è un limite a tutto. Basta accanirsi sul corpicino di Claudio Scajola. Passi che qualcuno gli paghi la casa a sua insaputa. Passi che l’Alitalia gli organizzi un volo speciale Roma-Imperia a sua insaputa per aviotrasportarlo su e giù. Passi che qualche giornalista gli senta dare – a sua insaputa, si capisce – del rompicoglioni a Marco Biagi appena morto. Ma che la sua signora, allontanandosi da casa di soppiatto con la scusa della santa messa, rilasci un’intervista a Repubblica a sua insaputa, questo è troppo. Poi dice che uno grida al complotto. Con tutto quel che ha da fare per smascherare il tipaccio che gli ha girato 900 mila euro in 80 assegni senza dirgli niente, il povero Sciaboletta ha dovuto prendere carta e penna per dissociarsi dall’“intervista asseritamente resa da mia moglie” e far sapere “di non condividerne il contenuto” perché “non è assolutamente vero che io abbia deciso di non presentarmi dai pm di Perugia per non ‘creare problemi ai veri colpevoli’ o a ‘persone molto più coinvolte di me’”.

Qualcuno potrebbe pensare che la signora abbia voluto lanciare un messaggio alle “persone molto più coinvolte di mio marito” perché stiano accorte. O interrogarsi sull’identità dei “molto più coinvolti” e su come lui, parlando coi pm, potrebbe “creare problemi”. O addirittura sospettare un gioco delle parti: lei lancia la pietra e lui nasconde la mano, tanto ormai il messaggio è giunto a destinazione. Noi però ci dissociamo da questi malpensanti, anche perché abbiamo letto l’ordinanza-sentenza del giudice istruttore di Milano che nel 1989 lo prosciolse dall’accusa di tentata concussione per lo scandalo dei casinò, che l’aveva portato in carcere per 72 giorni nel dicembre 1983.
Il 20 maggio Scajola, allora sindaco Dc di Imperia, aveva accompagnato a Bourg Saint Pierre in Svizzera il sindaco socialista di Sanremo, Osvaldo Vento, per incontrare Giorgio Borletti che con la società Flowers Paradise voleva aggiudicarsi la gestione del casinò. All’appalto ambiva un’altra ditta, la Sit di Michele Merlo, legata al clan Santapaola, ma era stata esclusa. Problema: la Sit aveva già versato tangenti per 500 milioni di lire a vari politici e amministratori sanremesi, i quali provvidero così a restituirle. Tutti tranne uno, l’assessore Enzo Ligato, che non ne voleva sapere. Di qui, secondo l’accusa, la missione elvetica della coppia Vento-Scajola: “Incontravano il Borletti e gli richiedevano, per aggiudicare l’appalto alla sua società, il versamento di Lire 50 milioni, a loro dire destinati a rifondere Merlo del denaro sborsato per corrompere l’assessore Ligato… senza peraltro riuscire nel loro intento… per il fermo rifiuto opposto dal Borletti”.  

Il povero Scajola sostenne di non aver mai chiesto né udito Vento chiedere mazzette: lui aveva accompagnato il collega solo perché la Dc l’aveva incaricato di seguire la querelle del casinò e pretendere garanzie da Borletti sulla “gestione imparziale” e sull’“organigramma” della casa da gioco, onde evitare che diventasse un feudo del Psi. I giudici alla fine gli credettero: fu Vento, nel colloquio a tre, a parlare di mazzette a Borletti, anche se è “fondatamente ipotizzabile una certa reticenza dello Scajola nell’ammettere di aver udito discorsi di questo tipo”. Dunque fu prosciolto perché Vento se l’era portato appresso “come elemento indiretto di pressione su Borletti” e lui s’era trovato “inconsapevolmente coinvolto”, “inconsapevole delle intenzioni del suo accompagnatore”. Ecco, Scajola è fatto così: non s’accorge mai di nulla, nemmeno di quel che accade sotto i suoi occhi (e orecchi) e nelle sue tasche. È come il palo della banda dell’Ortica cantato da Jannacci: “Lui era fisso che scrutava nella notte, l'ha vist na gota ma ‘n cumpens l’ha sentu nient, perché vederci non vedeva un’autobotte, però sentirci ghe sentiva ‘n acident… Ed è arrabbiato con la banda dell’Ortica, perché lui dice: ‘Non si fa così a rubar! Ma come, a me mi lascian qui di fuori e loro chissà quand’è che vengon su’…”. Così Scajola: sono trent’anni che vive a sua insaputa. 
(Vignetta di Natangelo)

Segnalazioni

La settimana contro le mafie - Fino al 23 maggio a Milano, eventi e appuntamenti dedicati ai temi della legalità, dell'antimafia e della cittadinanza attiva. 

Giovedi 20 maggio, Roma, ore 14 - Marco Travaglio partecipa a una lezione sul tema del rapporto tra politica e informazione. Intervengono Giovambattista Fatelli, Antonio Padellaro, Gloria Gabrielli, Fabio Tarzia. C/o Aula Magna della Facoltà di Scienze della Comunicazione dell'Università La sapienza, via Salaria 113. Ingresso libero fino ad esaurimento posti.
La lezione di Marco Travaglio all'università La Sapienza si terrà giovedì 20 maggio e non mercoledì 19 come precedentemente annunciato. Ci scusiamo per l'errore.


Leggi e firma Il testo dell'appello promosso dal gruppo editoriale GEMS e dall'AIE contro il disegno di legge sulle intercettazioni.





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Testo:
Buongiorno a tutti, la lettura dei giornali in questi giorni è molto avvincente perché ci descrive Berlusconi in pigiama che si aggira per le stanze di Palazzo Grazioli, investigando sullo scandalo della Protezione civile e interrogando, addirittura, protagonisti e comprimari, pare abbia convocato, Verdini, Bertolaso, Matteoli, Scajola, persino Bondi per sapere come sono andate le cose.

Lo scandalo delle case
Perché si sta attivando su questa inchiesta mentre invece non si era attivato su altre inchieste, anzi aveva coperto, difeso i suoi fino a coprirsi di vergogna e di ridicolo a livello mondiale, evocando complotti di questo genere in ogni circostanza in cui ognuno dei suoi uomini, per non parlare naturalmente di lui stesso, era stato indagato o imputato o condannato?
Perché evidentemente ha capito che la saldatura tra uno scandalo molto popolare, come questo che riguarda vicende di case, è molto comprensibile soprattutto in un paese dove l’83% dei cittadini è proprietario della casa in cui abita e il momento che stiamo vivendo, la crisi, la crisi che ci avevano assicurato essere superata, la crisi che ci avevano detto: l’Italia avrebbe superato meglio degli altri Paesi. (Leggi tutto)

Segnalazioni

L'appello degli editori contro il Ddl intercettazioni - Il testo dell'appello promosso dal gruppo editoriale GEMS e dall'AIE contro disegno di legge sulle intercettazioni.

ad  personam


Marco Travaglio presenta "Ad Personam" (edizioni Chiarelettere)
Ingresso libero fino ad esaurimento posti.

Martedì 18 maggio, Sant'Ambrogio di Torino, ore 18
Cambio sede: L'incontro, inizialmente annunciato presso la Sala Consiliare di piazza XXV Aprile 4, si terrà  presso il teatro della scuola elementare di via Garibaldi 7, ore 18.00

 

 

 

 

 


continua

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assalto al pm

La prefazione di Marco Travaglio al libro "Assalto al pm" di Luigi de Magistris (Chiarelettere). 


Ho conosciuto Luigi de Magistris otto anni fa, nel maggio 2002, quando mi invitò a un convegno che aveva organizzato a Napoli insieme ad altri giovani pubblici ministeri della sua città. In quel convegno c’era già tutto Luigi, fin dal titolo: «Le forme del dissenso tra riformismo e globalizzazione».

L’iniziativa suscitò polemiche ancor prima di svolgersi. Sia perché a promuoverla erano fra gli altri Francesco Cascini e Marco Del Gaudio, che poco tempo prima avevano fatto arrestare otto agenti di polizia per le violenze commesse contro decine di giovani no-global al Social Forum di Napoli 2001, triste prova generale della mattanza del G8 di Genova del luglio successivo. Sia perché i magistrati promotori avevano firmato un «Manifesto per la Giustizia» che definiva la magistratura «il luogo privilegiato di emersione del conflitto tra l’affermazione di una società unilaterale e lo Stato di diritto»: un conflitto tra autorità e libertà che «può risolversi unicamente nella mediazione imparziale di un organo indipendente».

Quel giorno Luciano Violante, allora capogruppo Ds alla Camera, gettò definitivamente la maschera bacchettando i magistrati organizzatori: «Mi sembra un manifesto in parte infondato e in parte demagogico; credo che si abbia il pieno diritto di scrivere certe cose, ma poi si deve essere pronti a essere criticati. Considerare la magistratura come unico e ultimo argine della democrazia è un errore assai grave. Considerare se stessi come ultimo ridotto della democrazia significa innanzitutto fare un’analisi sbagliata della società e, secondo, caricare se stessi di responsabilità
che non si possono rivestire proprio in quanto magistrati: sono due aspetti assai delicati e si rischia così di non essere credibili agli occhi dell’opinione pubblica quando si fanno affermazioni di questo genere». Per fortuna a rimettere le cose a posto sul diritto-dovere dei magistrati di partecipare al dibattito giuridico e costituzionale, intervennero poi due persone serie come Armando Spataro e Piercamillo Davigo.

Un paio d’anni dopo, de Magistris si trasferì a Catanzaro, una delle sedi giudiziarie meno appetibili e appetite dai magistrati italiani. E affrontò subito con entusiasmo la nuova avventura in Calabria, terra d’origine di sua moglie: l’entusiasmo di un figlio del Sud che discende da una famiglia di magistrati (lo erano il bisnonno, il nonno e il papà, quest’ultimo autore della memorabile sentenza sul «caso Cirillo»). La prima indagine importante in cui fu coinvolto dai suoi capi, prima di capire chi davvero fossero, colpì due persone che conoscevo e ritenevo perbene: l’avvocato Ugo Colonna e l’onorevole Angela Napoli, dissidente di An, entrambi combattenti dell’antimafia. Il primo
finì addirittura in carcere per violenza e minaccia a corpo giudiziario aggravate dalla volontà di favorire la ’ndrangheta; la seconda «soltanto» indagata con la stessa accusa. Scrissi su «MicroMega» un duro articolo che smontava quell’inchiesta, dalla quale ben presto sia Colonna sia la Napoli furono completamente prosciolti.
Qualche mese dopo, dovendo verificare la posizione processuale di un parlamentare del centrodestra per un libro che stavo scrivendo, telefonai a de Magistris in ufficio. Ma, alla mia domanda, mi attaccò il telefono in faccia. (leggi tutto)

La scheda del libro

Video -
Intervista a Lugi de Magistris, "il cattivo magistrato"  (da antefatto.it)

 


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