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bertolotti de pirro

Da Vanity Fair,16 giugno 2010

Ma il regimetto che vorrebbe instaurare il Cavaliere con la sua legge Bavaglio di quante barriere mediatiche avrà bisogno? Ci sarà abbastanza filo spinato per imprigionare non solo la testa e le testate dei sudditi italiani, ma pure gli spazi orizzontali della Rete? E come?

Facciamo il caso doppio di un Bertolaso rinviato a giudizio e di una signora Mastella prosciolta da ogni accusa (lo so, lo so, ma è solo un’ipotesi) rispettivamente con intercettazioni e altre prove che incastrano uno e scagionano l’altra. E facciamo il caso che giornalisti francesi, inglesi, tedeschi, spagnoli pubblichino in Rete quegli atti ottenuti da accusa e difesa, come è consentito in ogni legislazione democratica. Accadrebbe che quegli stessi documenti vedrebbero immediatamente la luce pure qui, da noi, dove il Cavaliere vorrebbe il silenzio birmano dei giornali e le censure post sovietiche delle televisioni nella Russia di Putin.

Nella Cina che assedia il Tibet e i diritti dei lavoratori, lavorano 40 mila funzionari del partito comunista per monitorare costantemente la Rete, spegnere i siti, cancellare le immagini, fermare la libertà di parola. E ci sono corpi di polizia specializzati nella caccia ai trasgressori che in silenzio finiscono nei campi di detenzione. Accadrà anche qui?

E chi ci sarà a guidare questa polizia del pensiero, Paolino Berlusconi? Paolino Bonaiuti? Paolino Romani? Quei simpatici perdigiorno della Commissione parlamentare di vigilanza? E coadiuvati da chi, dai paracadutisti della Folgore, che dopo selezioni durissime, oggi fanno la guardia ai ciclomotori parcheggiati nelle più belle piazze di Roma? 
(Vignetta di Bertolotti e De Pirro)

Ninna nanna, ninna nonno - Le poesie di Carlo Cornaglia
La legge sul bavaglio è ormai in arrivo
e pochi giorni fa Napolitano
con intervento molto combattivo
si è opposto alla protervia del caimano.

La soluzion, pur se non condivisa,
sia almen la più accettabile per tutti!”,
frase da scompisciarsi dalle risa
sapendo quanto sono farabutti
(leggi tutto)

Segnalazioni

No bavaglio
Il testo del Ddl
I blogger contro l'obbligo di rettifica di Federico Mello (da antefatto.it)
La legge bavaglio sulla stampa estera (traduzioni a cura di italiadallestero.info):
Giorno nero per la libertà di stampa in Italia (Der Standard, Austria)
Italia: passa al Senato la legge che limita le intercettazioni telefoniche (El Periodico - Spagna)
Nuova legge su misura in Italia (Svenska Dagbladet, Svezia)
La minaccia alla libertà di stampa in Italia è un problema per l’intera Europa (The Observer, UK)
Silvio Berlusconi affronta dure critiche per la legge sulle intercettazioni telefoniche (The Guardian, UK)
Chi lotta contro la mafia in Italia teme la legge sulle intercettazioni - (CBS News, USA)

ilfattoVideo - Marco Travaglio racconta una storia di mafia alla Favorita di Palermo 



 


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fifo

da Il Fatto Quotidiano, 15 giugno 2010

Mentre il Pd, per bocca del sagace Andrea Orlando, lacrima inconsolabile per la fine del “dialogo sulla giustizia” e nutre addirittura “il sospetto che non sia il ministro Alfano ad avere in mano l’agenda del dibattito” (ma va?), il presidente del Consiglio ha altro da fare. L’altroieri era a Sofia, ridente capitale della Bulgaria, che l’ha sempre molto ispirato. No, stavolta niente editti bulgari per epurare questo o quel personaggio della tv: non c’è più nessuno da epurare.
Stavolta inaugura fugacemente un monumento equestre a Garibaldi (a distanza di sicurezza dalla Padania), poi dà il meglio di sé a una cena col premier locale, l’ex bodyguard ed ex campione di karate Bojko Borisov, che potrebbe essere suo figlio. Un tipo fine, noto per aver detto che in Bulgaria “non ci sono lesbiche e, se ce n’è qualcuna, è solo perché non ha ancora incontrato me” (raffinatezza che incredibilmente non era ancora venuta in mente al latrin lover brianzolo).
Insomma lo statista ideale – a parte l’età, la statura e la stazza che lo fan sembrare la custodia del nostro – per duettare da pari a pari con il Cavaliere di Hardcore. A ingentilire ulteriormente la compagnia, è pure presente Vittorio Sgarbi.

Berlusconi lascia subito il segno invitando l’amico Borisov (che lui chiama inspiegabilmente “Boris”, senza che nessuno osi contraddirlo, a parte l’interessato che seguita a voltarsi alla ricerca di quel tal Boris) a rimuovere un cartellone pubblicitario prospiciente il ristorante (“è un vero orrore, fallo togliere”). Poi, all’arrivo di una procace cantante in abiti succinti e tacchi a spillo, il nostro Lord 
Brummel dà fondo alle più galanti tecniche di corteggiamento, integralmente tratte dal repertorio di Bombolo e Alvaro Vitali. Strizzatine d’occhio, gomitate al padrone di casa (lui stesso un po’ imbarazzato), eloquenti gesti manuali, apprezzamenti assortiti alla tipa e alle quattro coriste (“faccio la foto con voi solo se mi date il numero di telefono”). Segue immancabile accenno al suo attuale status di ragazzo disponibile: “Non preoccupatevi, ormai sono single. Sotto casa ho la fila di aspiranti fidanzate, tutte mi vorrebbero come marito perché ho la grana, non sono scemo, sono simpatico e anche giovane”. Soprattutto se, come minaccia, camperà un altro mezzo secolo: “Sto finanziando una ricerca per alzare l’età media: io e Boris vivremo 120 anni, me l’ha garantito un istituto scientifico di Verona” (deve trattarsi del centro di igiene mentale che l’ha in cura, con la consegna di assecondarlo in tutto).
A quel punto l’amico “Boris”, ormai rassegnato a chiamarsi così, e la ballerina molestata tentano di immaginare come sarà il nostro premier a 120 anni visto che è già così a 74, e soprattutto come devono essere ridotte queste “aspiranti fidanzate” per sognare di portare all’altare uno che somiglierà al maestro Yoda di “Guerre Stellari” e che verrebbe respinto anche da una badante bulgara.

L’elegante cerimonia si conclude con le solite geremiadi: “Non ho alcun potere” e “la Costituzione è cattocomunista” e il sacrificio che fa a governarci (“ho ville ad Antigua e alle Bermude e una barca alle Bahamas, ma non posso godermele da otto anni”) e l’assenza di “un leader d’opposizione con cui 
dialogare” (l’idea che l’opposizione debba opporsi non lo sfiora neppure in Bulgaria, dove la cosa è considerata normale). Infine il simpatico scambio di doni col cosiddetto “Boris”, che compie 51 anni: il bizzarro ospite italiota sfodera il consueto orologio da tre chili in oro massiccio e un intero stock di cravatte e panettoni (quelli avanzati da Natale). Manca soltanto la classica batteria di pentole antiaderenti, ma la farà spedire.
Ancora una foto con una fan in piazza: “Sei bella come una fata – le sussurra all’orecchio – peccato solo una foto…”. Poi le guardie del corpo lo portano via un istante prima della denuncia per stalking. Solo allora – riferisce la Repubblica – veste “i panni dello statista”, anzi – per dirla con La Stampa – indossa “un’altra veste e incarna l’uomo di Stato”. Praticamente si rimette le mutande. 
(Vignetta di Fifo)

Segnalazioni

La Voce del Ribelle - N.21, giugno 2010

No bavaglio
Il testo del Ddl

E adesso arrestateci tutti. Mercoledì 16 giugno assemblea straordinaria di Art.21. Costruiamo insieme una grande manifestazione nazionale - di Stefano Corradino (da articolo21.org)
No bavaglio day,  9 luglio 2010 Roma L'appello del Popolo Viola


ad  personamMarco Travaglio presenta "Ad Personam" (edizioni Chiarelettere)
Ingresso libero fino ad esaurimento posti.
Mercoledì 16 giugno,
ore, 17, San Miniato (PI)
C/o Circolo arci "Casa Culturale San Miniato Basso" - Via Pizzigoni
ore 21, Poggibonsi (SI)
C/o la Rocca di Staggia, via Cassia (Staggia Senese)




Il Fatto Quotidiano a Barcellona - Giovedì 17 giugno,ore 19.00, C/o Sala d’Actes del Collegi d’Advocats, Mallorca 283. Intervengono Marco Travaglio, Antonio Padellaro, Direttore del «il Fatto Quotidiano», Cinzia Monteverdi, giornalista de «il Fatto Quotidiano», Manfredi Nulli di Energie in fuga; modera Augusto Casciani di Cittadini Responsabili Senza Frontiere.



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Buongiorno a tutti, facciamo una cavalcata tra le varie notizie che affollano i nostri pensieri a causa dell’affollamento sulle prime pagine dei giornali e sulle copertine dei telegiornali, per cercare di capire se c’è una logica in questo guazzabuglio. Secondo me c’è una logica: il punto di partenza è un rapporto rivelato dall’Espresso del Consiglio d’Europa nel quale si mette il dito sulle piaghe della giustizia italiana, su quelli che sono i veri problemi della giustizia italiana e che sono, secondo la Corte europea di giustizia del Consiglio d’Europa, le ragioni per cui poi viene condannata l’Italia per denegata giustizia.

La non giustizia italiana
Per quale motivo, perché fa troppe intercettazioni? Perché si arresta troppo? Esattamente il contrario, perché c’è troppo lassismo, troppa impunità, troppe leggi che portano impunità, prescrizione troppo breve, la prescrizione assurda perché continua a decorrere anche dopo la condanna in primo grado in appello, nonché dopo il rinvio a giudizio, la possibilità infinita di fare ricorsi senza pagare mai pedaggio, infiniti formalismi che sono la pacchia degli avvocati Azzeccagarbugli, soprattutto di imputati colpevoli, le condanne che anche quando diventano definitive, le rare volte non vengono eseguite, la famosa certezza del diritto e la famosa certezza della pena. (Leggi tutto)

Errata Corrige
Il nome del tizio agrigentino segnalato da Gian Antonio Stella per la promozione avuta dal ministro Alfano non è Ceresa, come erroneamente ho detto, ma Casesa. (m.trav.)

Segnalazioni

No bavaglio
Il testo del Ddl
La mobilitazione in video di artisti, giornalisti e intellettuali contro la legge bavaglio (da repubblica,it)
E adesso arrestateci tutti. Mercoledì 16 giugno assemblea straordinaria di Art.21. Costruiamo insieme una grande manifestazione nazionale - di Stefano Corradino (da articolo21.org)
No bavaglio day,  9 luglio 2010 Roma L'appello del Popolo Viola

La libertà di stampa e i libri
Piccola biblioteca della libertà - La pagina su Facebook
Via D'Amelio 1992-2010. Un depistaggio di Stato. Video-intervista a Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza autori del libro "L'agenda nera" (edizioni Chiarelettere).

Video - Marco Travaglio a Otto e Mezzo del 12 giugno
Marco Travaglio al Festival Collisioni 2010
(da radioradicale.it)

 

 


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bandanax

Signornò, da L'Espresso in edicola

Si avvicina a Palermo la sentenza d’appello per Marcello Dell’Utri, condannato in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa. La Corte non fa mistero di una gran voglia di assolverlo, almeno a giudicare dalle ordinanze con cui ha rigettato quasi tutte le richieste dell’accusa. Prima ha rifiutato di ascoltare Massimo Ciancimino, definendolo apoditticamente “inattendibile” senz’averlo mai visto né sentito, mentre i giudici che l’hanno ascoltato (il Tribunale e la stessa Corte d’appello di Palermo) lo ritengono attendibile.
Poi ha respinto le carte di un’inchiesta a Reggio Calabria da cui risulta che prima delle elezioni 2008 Dell’Utri telefonava col bancarottiere Aldo Miccichè, legato alla ‘ndrangheta e rifiugiato in Venezuela, e lo ringraziava per avergli mandato in ufficio a Milano “due bravi picciotti”: Antonio Piromalli, reggente del clan omonimo, e suo cugino Gioacchino, avvocato radiato dall'Ordine per una condanna di mafia.

Possibile che i rapporti fra Dell’Utri e uomini della ‘ndrangheta non interessino alla Corte che lo sta giudicando per mafia? Proprio così: un conto è la mafia, un altro la ‘ndrangheta. Richiesta respinta. Ora però, sulla strada dell’ assoluzione, si para improvvisamente un ostacolo: la sentenza della Cassazione che il 28 maggio ha disposto un nuovo giudizio d’appello (il terzo) contro Dell’Utri per un’altra storia, sempre di mafia.
Ecco i fatti come li riassume la Suprema Corte: nel 1992 Dell’Utri, presidente di Publitalia, pretende che Vincenzo Garraffa, presidente della Pallacanestro Trapani, gli giri in nero 700 milioni di lire, la metà di una sponsorizzazione procacciata da Publitalia. Garraffa rifiuta: non ha debiti da saldare e non ha fondi neri. Dell’Utri lo minaccia: “Abbiamo uomini e mezzi per farle cambiare opinione”.
Infatti di lì a poco si presenta da Garraffa il boss di Trapani, Vincenzo Virga (ora all’ergastolo per mafia e omicidio), gli intima di pagare e, al nuovo rifiuto, dice che “riferirà” a Dell’Utri. Poi, a fine anno, gli telefona e gli risollecita il pagamento. Rinviati a giudizio a Milano per tentata estorsione mafiosa, Dell’Utri e Virga vengono condannati in primo e secondo grado a 2 anni; la Cassazione annulla e nel nuovo appello la Corte declassa l’accusa a minacce gravi, ormai prescritte. Motivo: dopo le due richieste di Virga, nessuno si fece più vivo con Garraffa, il che proverebbe una “desistenza” di Dell’Utri e cancellerebbe l’estorsione.

Ma ora la Cassazione ha annullato pure questa sentenza perché “insuperabilmente contraddittoria”: “O non c’è la minaccia, o essa deve necessariamente realizzare l’efficacia estorsiva”. E, siccome la Corte d’appello ha già dimostrato la minaccia, non le resta che rifare il processo tornando al reato di estorsione. Per Dell’Utri e Virga la condanna pare scontata. A Milano. Riusciranno i giudici di Palermo ad assolvere Dell’Utri per mafia, quando la Cassazione l’ha già ritenuto autore di un’estorsione mafiosa?
(Vignetta di Bandanax)

Segnalazioni

I calabresi - Ucuntu n.78 del 12 giugno 2010
Vendere sogni o raccontare realtà di Riccardo Orioles

No bavaglio
Il testo del Ddl
Il 4 luglio in piazza contro i tagli e i bavagli - L'appello del Popolo Viola
Bavaglio anche ai blog di Federico Mello (da antefatto.it)
Silenzo di Stato, impuniti per legge, di Luigi de Magistris (da micromega.net)


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 natangelo 
da Il Fatto Quotidiano, 11 giugno 2010

In Birmania il regime vieta le videocamere e tiene sotto controllo la Rete. In Cina 40 mila funzionari comunisti si occupano della censura sul Web. Ma, nonostante le molte persone finite in prigione, attraverso Internet riusciamo lo stesso a vedere e sapere ciò che accade.
Ebbene, ieri in Italia un esecutivo retto da un premier sedicente liberale ha fatto votare una legge di stampo birmano. Una norma che non impedirà solo la pubblicazione, anche per riassunto, delle intercettazioni non più coperte da segreto. Ma che pure vieterà agli elettori di rivolgersi ai media per diffondere video e file audio da loro registrati. A legge approvata, se un cittadino vedrà un sindaco o un parlamentare a cena con un boss mafioso e lo immortalerà col telefonino, rischierà la galera. Per questo tipo di riprese, effettuate da non iscritti all’Ordine dei giornalisti, sono previste pene fino ai 4 anni di carcere.
 
Dobbiamo preoccuparci? Sì, perché la maggioranza dei nominati in Parlamento, terrorizzata dalle indagini sulla corruzione, dimostra di voler togliere agli italiani non solo la libertà di sapere, ma anche quella di dire. Dobbiamo aver paura? No, perché a ulteriore prova di come la Casta viva ormai in una sorta di realtà parallela, il cosiddetto legislatore non ha fatto i conti con la tecnologia. Gli uomini di Berlusconi – unico leader al mondo incapace persino di accendere un computer – non hanno ben capito quale tipo di mostro sia stato da loro partorito.

Già a cominciare dalle prossime ore migliaia di file verranno inviati dall’Italia a siti esteri disposti a pubblicarli. Quando e se scatterà l’ora del Bavaglio (la legge è adesso alla Camera) il Web diventerà così la nuova frontiera degli uomini liberi. Ma per orientarsi, spesso sarà necessaria una guida. Anche per questo il nuovo sito de Il Fatto Quotidiano verrà alla luce nelle prossime settimane.
Fin da ora ci impegniamo non solo a violare la legge con atti di disobbedienza civile, ma anche a segnalare i link dove trovare quelle che noi consideriamo vere notizie. È inevitabile infatti che, in questo clima da fine impero, sul Web finisca per arrivare di tutto. Pure documenti o immagini (magari in reale violazione della privacy) che mai sul nostro giornale troverebbero spazio. Quindi continueremo a fare il nostro mestiere. Racconteremo i fatti. E in base alla nostra capacità di selezionarli chiederemo di essere giudicati. Non dai tribunali costretti ad applicare le norme Bavaglio. Ma dai lettori.   
(Vignetta di Natangelo)

Segnalazioni

No bavaglio
10 giugno 2010: il Senato approva il Ddl intercettazioni in Signori della Corte a cura di Barbara Buttazzi - Il testo del Ddl
Il 4 luglio in piazza contro i tagli e i bavagli - L'appello del Popolo Viola
Quando nel 1923 fu deciso di imbavagliare l'informazione (da fnsi.it)
Hanno la faccia come il Foglio di Marco Travaglio (da antefatto.it)
I furbetti del bavaglino di Bruno Tinti (da togherotte.it)
La legge dell’oscuramento. Il Senato approva il bavaglio di Domenico Gallo (da micromega.net)

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Da il Fatto Quotidiano del 10 giugno

Avviso ai naviganti e soprattutto ai paraculi che si scandalizzano perché lo squilibrato attacca la Costituzione. Ragazzi, non c’è più nulla che quell’ometto malato possa fare o dire di nuovo: ha già fatto e detto tutto. Sono 16 anni che fa e dice di tutto. Perché lui è così. Se la legge vieta certi suoi comportamenti, è sbagliata la legge e lui la cambia. Se la Costituzione vieta certe leggi, è sbagliata la Costituzione e lui la cambia. Chi si stupisce dovrebbe spiegarci dove ha vissuto dal 1994 a oggi e perché non ha fatto nulla per fermarlo. Anche la comica finale sulla legge bavaglio, contro la quale strepita financo il Pompiere della Sera, era ampiamente scontata.

Tutte le leggi ad personam (siamo a quota 39, contando solo quelle per quella personam) hanno seguito la medesima tecnica, tipica del racket delle estorsioni. B, per ottenere 10, minaccia 100. Anziché dirgli semplicemente No, con un’opposizione intransigente e irriducibile contro il 10 e contro il 100, il Quirinale, il Pd e ora pure i finiani si mettono a trattare per “limitare i danni”.
Lui gli serve in tavola un letamaio e quelli lavorano di fino per “migliorare” il letamaio, levando col cucchiaino qualche grammo di letame. Alla fine se lo mangiano e lo trovano pure buono.
 
Così B. fa la figura del moderato aperto al dialogo e, se puntava a 10, ottiene almeno 50. Sono due anni che la legge bavaglio viene emendata, ritoccata, smussata, ruminata, covata: su richiesta ora di quel genio di D’Alema (che ringrazia molto Gianni Letta perché, bontà sua, ha ritirato il segreto di Stato su tutto quel che fanno le spie); ora delle vittime dei pedofili (grate perché Gasparri e Quagliariello, magnanimi, ritirano l’emendamento che salva gli autori di violenze sessuali “lievi”, come se lo stupro fosse questione di millimetri); ora del capo dello Stato, che non tenta più nemmeno di smentire le cronache sulle sue quotidiane interferenze nell’iter di formazione delle leggi che egli stesso dovrebbe valutare (e respingere) ALLA FINE, non DURANTE il percorso parlamentare (poi si meraviglia se B. vuole la sua firma preventiva sulla manovra e Alfano sul bavaglio).

Risultato: il letamaio puzza esattamente come prima, ma viene spacciato per Chanel numero 5. In America (lo notava ieri Luigi Ferrarella) si apre il processo all’ex governatore dell’Illinois Blagojevic, intercettato mentre vendeva il seggio senatoriale liberato da Obama. La stampa Usa pubblicò regolarmente le intercettazioni in piena inchiesta, e senza bisogno di piatirle da questo o quell’avvocato o usciere: erano contenute in un atto ufficiale della Procura, dunque pubbliche, dunque pubblicabili. In Italia i giornalisti che le han pubblicate sarebbero finiti sotto processo e i loro giornali falliti sotto una gragnuola di multe. In America l’unico finito nei guai è Blagojevic. Sono strani questi americani: anziché le guardie, perseguitano i ladri. Da noi pare quasi che poliziotti e magistrati pretendano di intercettare i delinquenti per sfizio personale, per sadismo, si divertono così.

Se, intercettando un rapinatore, scoprono che è pure un assassino, non potranno più incastrarlo: il nastro vale solo nel processo per furto, usarlo per l’omicidio non sarebbe sportivo. Se, al 75° giorno di ascolti, scoprono che il tizio progetta un altro colpo, dovranno chiedere al tribunale collegiale (tre giudici, e solo del tribunale-capoluogo) una proroga di 48 ore e sperare che il tizio dica tutto subito, altrimenti nuova proroga di due giorni, a oltranza, coi fascicoli che viaggiano su e giù. Così magari si stufano e la piantano. Intanto il governo blocca contratti e turnover alle Forze dell’ordine e taglia del 30% gli stipendi ai magistrati. È la Finanziaria più equa del mondo: i ladri rubano, le guardie pagano.

Ps. Il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo, uno che sta addirittura sotto Al Fano, si è molto raccomandato: “Spero che i giornalisti, se c’è una notizia in un’intercettazione, non la pubblichino”. Ma certo, gentile sottosegretario, come no: conti su di noi.
(Vignetta di Bertolotti e De Pirro)

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Video: Dalla Piccola Biblioteca della Libertà, Marco Travaglio legge Indro Montanelli "Cronaca dall'Ungheria", 1956  




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 bertolotti de pirro
Da Vanity Fair, 9 giugno 2010

Sette giorni su sette il governo si vanta dei mafiosi latitanti scovati in Sicilia, dei camorristi catturati in Campania, delle famiglie di ‘ndrangheta sgominate in Calabria, dei beni miliardari sequestrati ai boss. Come se il merito di tante vittorie contro la criminalità organizzata fosse il suo, del governo, anzi un po’ di Bobo Maroni, e molto addirittura del Cavaliere. Non è così. La gran parte del merito va equamente distribuita tra le forze dell’ordine che fanno le indagini e alla tanto vituperata magistratura che le coordina.

Il vero agire del governo – in questi mesi di vittorie sbandierate – procede all’opposto a smantellare il potere penetrante delle investigazioni. A derubricare i reati. A innalzare difese per gli indagati, specie se classe dirigente. A tagliare drasticamente i tempi e i modi delle intercettazioni, a secretare il risultato delle indagini imbavagliando la stampa. 
Sono gli atti concreti e non le chiacchiere a confermare la strada intrapresa dal governo: tagli continui alle forze dell’ordine, perpetua guerra alla magistratura denigrata fino agli insulti (“peggio dei criminali, eversivi”). E’ Berlusconi che esalta il coraggio di Vittorio Mangano, il mafioso. E che abbraccia in pubblico Marcello Dell’Utri, suo braccio destro, già condannato a nove anni in primo grado.

La legge bavaglio che il Cavaliere pretende contro le indagini, contro i magistrati, contro i giornalisti, non è riformabile. O si riuscirà a cancellarla, o è meglio che passi il più in fretta possibile, in modo che sia la Corte Costituzionale, la disobbedienza civile e l’Europa a fulminarla per sempre. 
(Vignetta di Bertolotti e De Pirro)

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Video- Natale (FNSI): Una parte dell'Italia non ce la fa più (da repubblica.it)

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