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da Il Fatto Quotidiano, 22 settembre 2010


Gent. Sig. Presidente della Repubblica, apprendiamo con sollievo la Sua decisione di revocare a Calisto Tanzi il Cavalierato al Merito del Lavoro “per indegnità”, in quanto reo confesso di gravissimi reati finanziari. Il sollievo deriva sia dal merito della decisione, sia dalla ricomparsa di valori che parevano caduti ormai in desuetudine: dignità, onorabilità, rispettabilità, reputazione. “Finalmente!”, verrebbe da esclamare, visto che il crac Parmalat da 15 miliardi sta per compiere sei anni. Meglio tardi che mai. Apprendiamo poi con curiosità che la revoca è stata proposta dal ministro dello Sviluppo economico: deve trattarsi, se non andiamo errati, di un altro Cavaliere del Lavoro, comunemente noto appunto come “il Cavaliere”, anche se la sua dimestichezza con i cavalli è decisamente più incerta di quella con gli stallieri.

Ecco, il fatto che B. ritenga “indegno” Calisto Tanzi (peraltro mai giudicato colpevole in Cassazione) ci ha messi parecchio di buonumore. Perché è vero che l’ex cavalier Tanzi ne ha combinate di tutti i colori. Ma anche il cavalier B. non si è certo risparmiato. Un breve curriculum del personaggio potrà aiutarci a fissare più precisamente i confini della dignità e dunque dell’indegnità. Il soggetto in questione soffiò la sua prima villa a un’orfana minorenne pagandola una miseria, poi vi ospitò per due anni almeno un mafioso (e, se Dell’Utri sarà condannato anche in Cassazione, potremo dire che ne ospitò almeno due); fece carriera grazie alla loggia P2, alle cui sirene era molto sensibile il presidente Giovanni Leone che nel ‘77 gli conferì il Cavalierato del Lavoro; negli anni ‘80 comprò Craxi, pagandolo almeno 23 miliardi, in cambio di leggi e decreti ad personam, dai salva-tv alla Mammì; intanto finanziava l’avvocato Previti perché comprasse giudici e sentenze; è giudiziariamente provato (in Cassazione) che è grazie a una sentenza comprata con soldi suoi che sottrasse la Mondadori a un concorrente; ed è giudiziariamente provato che il teste Mills fu corrotto da B. per testimoniare il falso sulle tangenti Fininvest alla Guardia di Finanza e sui fondi neri All Iberian, dunque se Mills avesse detto la verità B. sarebbe stato definitivamente condannato e oggi sconterebbe quella e altre successive pene nelle patrie galere.

Mi fermo ai fatti ormai irrevocabilmente accertati, senza tediarla con altre gravi vicende (per esempio le ultime rivelazioni, con documenti originali, del figlio e della vedova di Vito Ciancimino sugli investimenti di quest’ultimo nelle società del nostro negli anni ‘70) e senza rammentarle le 39 leggi vergogna che Lei ben conosce, avendo promulgato le ultime otto. La domanda, ora, è semplice: che deve fare di più e di peggio un imprenditore, che nel nostro caso è pure un politico, per vedersi revocare il Cavalierato del Lavoro per manifesta “indegnità”? Insomma che aspetta, signor Presidente, a tirar giù il sedicente Cavaliere dal suo inesistente cavallo?

PS. Perdoni l’ardire, signor Presidente, ma sempre in tema di indegnità e di revoche, le sottoponiamo sommessamente anche il caso di Giulio Andreotti, sette volte presidente del Consiglio e una ventina di volte ministro, giudicato mafioso fino al 1980 da una sentenza di Cassazione e nominato nel 1990 senatore a vita da Francesco Cossiga, altra preclara figura. Di recente l’Andreotti ha dichiarato in tv, col ghigno di un vecchio sciacallo malvissuto, che Giorgio Ambrosoli la morte per mano della mafia “se l’andava cercando”. Come del resto Falcone, Borsellino, Dalla Chiesa, La Torre, Mattarella e le centinaia di galantuomini che, se avessero fatto come lui, si sarebbero iscritti alla mafia e oggi sarebbero vivi, anzi senatori a vita. Ecco, signor Presidente: non crede che sia giunto il momento di revocare il laticlavio a questo figuro per “indegnità” o almeno di invitarlo in via riservata a non mettere mai più piede in Parlamento per tutelare la dignità delle istituzioni? In attesa di un cortese riscontro, porgiamo distinti saluti. 
(Vignetta di Bertolotti e De Pirro) 

Il mercato della vacche - Le poesie di Carlo Cornaglia
Impegnato ad ampliar la maggioranza
per timor dei finiani traditori,
par pronto a rinnovar la vecchia usanza
di comprare deputati e senatori.

Dai verbali di Arcangelo Martino,
dalle intercettazioni con Saccà
e dai racconti di Randazzo Nino
par che per dare a Prodi l’altolà
(leggi tutto)

Segnalazioni

Video Il Fatto Quotidano alla Columbia University

Venerdì 24 settembre, Civitavecchia, ore 15.30 - Marco Travaglio riceve il premio Giornalismo libero e pulito e partecipa a un incontro sulla libertà d'informazione. C/o Aula Consiliare, piazza Pietro Guglielmotti 7.

Il 1° compleanno de "Il Fatto Quotidiano" - Mercoledì 22 settembre, il Fatto Quotidiano festeggia il suo primo compleanno con una giornata di diretta dalla redazione. Alle ore 21 la chiusura del giornale in diretta e la festa della redazione - Guarda la diretta.




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da Il Fatto Quotidiano, 21 settembre 2010

La cosa più sconcia della legge ad personam numero 40, quella che darà all’Italia l’unico premier al mondo con l’autorizzazione a delinquere, è che non si cerca più nemmeno di camuffarla e imbellettarla con motivazioni giuridiche o esigenze generali. Anche perché il 99% di quanti ne parlano non hanno la più pallida idea di quel che dicono. I pochi che lo sanno, strappato anche l’ultimo velo d’ipocrisia, affermano esplicitamente che il nuovo “lodo” deve servire a una sola persona: quella che lo firma. Anzi c’è chi, come l’inesausto oppositore Piercasinando Furbini e i finiani, la votano solo se vale per B. e basta: se vale pure per i ministri, non se ne fa nulla. Vogliono proprio il nome del beneficiario nel testo.

Quale testo? Cinque le ipotesi. 1) Lodo costituzionale Alfano-bis per immunizzare i presidenti della Repubblica, della Camera, del Senato e del Consiglio più i ministri: o con la sospensione dei processi sino a fine mandato, o con l’autorizzazione a procedere del ministro della Giustizia per avviarli. 2) Come sopra, ma senza ministri (versione Fli e Udc). 3) Nuovo legittimo impedimento per allungare quello di 18 mesi che scade l’estate prossima, cambiare le carte in tavola alla Consulta che il 14 dicembre esamina quello attuale e indurla a rinviare per guadagnare altro tempo. 4) “Processo breve” per sterminare centinaia di migliaia di processi, fra cui quelli a B. 5) “Processo lungo” per vietare ai giudici l’uso delle sentenze di Cassazione e di scremare i testimoni inutili, così anche i processi Mills e Mediaset durano qualche secolo.

Essendo impossibile approvare cinque leggi in tre mesi, bisogna sceglierne una: quella che riesce meglio a fottere il Tribunale di Milano, la Corte costituzionale e il Quirinale in un colpo solo. Il finiano Moffa, nomen omen, parla di “due scuole di pensiero: secondo alcuni basterà una prima lettura del Senato sul lodo Alfano-bis a far sì che la Consulta dichiari il rinvio; altri invece ritengono che sarà necessario varare un nuovo legittimo impedimento”. Traduzione: non c’è alcun motivo giuridico perché la Consulta, che deve valutare la costituzionalità del legittimo impedimento, rinvii la discussione perché forse fra due anni sarà legge costituzionale il lodo Alfano-bis; ergo bisogna spaventarla con un primo voto del Senato sul lodo (prima ci pensava la P3, ora purtroppo in galera); se poi non basta, si allunga il legittimo impedimento, così la legge su cui deve decidere la Corte cambia in corsa e si rinvia. Poi magari, quando la Corte starà per esaminare la seconda versione, se ne farà una terza per strappare un nuovo rinvio, e così all’infinito. Un golpe del governo e del Parlamento contro la Consulta, tanto il Quirinale firma tutto (o no?). Ma c’è pure una terza scuola di pensiero: meglio non cambiare subito il legittimo impedimento, perché “ciò darebbe alla Corte l’idea che la legge è sbagliata, tanto da aggiustarla”. Non resta che sperare che, votando una prima volta il lodo al Senato, la Consulta si intimorisca e rinvii. Quarta scuola di pensiero: la Consulta non si fa intimidire e il 14 dicembre boccia il legittimo impedimento. Nel qual caso B. ha già fatto sapere che ne approverà subito un altro: una legge quasi uguale a quella appena bocciata, altro golpe contro la Consulta, tanto il Quirinale firma tutto (o no?).

Di questo si parla nel vortice dei vertici tra B., Al Fano e Ghedini e poi tra Mavalà e la Bongiorno, senza il minimo accenno al Diritto e alla Giustizia. Si pensa solo e sempre agli affaracci di B. E, quando qualcuno prova a volare alto, fa sbudellare dalle risate. Tipo Carlo Vizzini, presidente della Commissione Affari costituzionali: “Il lodo deve comprendere non solo il premier, ma anche i ministri, altrimenti viola il principio di eguaglianza e dunque la Costituzione”. Ecco: l’art. 3 stabilisce che tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge, dunque tutti i membri del Consiglio dei ministri devono essere impuniti. Giusto: non si può salvare il capobanda e processare il basista, il palo e quello che tiene il sacco. Se no poi parlano. 
(Vignetta di Fifo)

Segnalazioni

Il compleanno del Fatto in diretta dalla redazione -
Il Fatto Quotidiano festeggia il suo primo compleanno con una diretta  dalla redazione, mercoledì 22 settembre, e una puntata speciale di Telebavaglio, venerdì 25 alle ore 15 su ilfattoquotidiano.it


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Testo:
Buongiorno a tutti, questo sarà un autunno caldo non soltanto per la politica, ma anche per le inchieste giudiziarie di mafia e politica che inevitabilmente si intrecciano con la vicenda del Governo, i giornali fanno finta di non capire, le televisioni nascondono, ma la ragione principale per la quale Berlusconi sta cercando disperatamente di comprare parlamentari per riempire il vuoto che potrebbe lasciare Fini non riguarda i destini del paese, riguarda i suoi destini giudiziari. (leggi tutto)

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"Siamo vicini alla verità sull'impero di B.": intervista a Luigi de Magistris -
di Sandra Amurri da ilfattoquotidiano.it

Parlare di "politica"? Bravo chi ci riesce di Riccardo Orioles da www.ucuntu.org
Precari chi? - Ucuntu n.86, 19 settembre 2010

"La mafia è un problema europeo": intervista a Petra Reski  (Westfälischer Anzeiger, DE - 27 agosto 2010)
traduzione a cura di italiadallestero.info 

 


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Da Il Fatto Quotidiano del 16 settembre 2010, il testo della video intervista su "La Questione morale", promossa dall'associazione "Il libro ritrovato", presentata mercoledì 15 settembre al Teatro Carignano di Torino.

Federalismo, legge elettorale, norme ad personam questione morale, sistema fiscale: Marco Travaglio intervista Gustavo Zagrebelsky, presidente emerito della Consulta.

 
La prima domanda che viene da fare a un ex presidente della Corte costituzionale che si ostina a difendere la Costituzione è: qual è lo stato di salute della Carta oggi? L’impressione è che molti temano che la Costituzione venga cambiata, sconvolta, modificata, ma che il peggio sia già avvenuto, che la Costituzione sia già stata cambiata senza nemmeno toccarla, svuotata dall’interno lasciando soltanto la corteccia. Infatti si dà per scontato che, su quella scritta, prevalga una non meglio precisata “Costituzione materiale”…
Questo discorso che fai sulla Costituzione si potrebbe fare sulla democrazia più in generale. Costituzione e democrazia sono degli involucri, bisogna vedere cosa c’è dentro:è più importante quello che c’è fuori o quello che c’è dentro? Questa è una domanda che ti farei socraticamente. Volendo usare un’altra immagine: sono più importanti le regole formali o gli uomini che fanno funzionare le regole? È una domanda antica: sono più importanti le istituzioni o la qualità degli uomini? Normalmente si dice: le istituzioni sono molto importanti, ma non c’è nessuna buona istituzione o 
 Costituzione che può dare dei buoni risultati, se è in mano a un personale politico di infimo livello.
Viceversa una mediocre Costituzione può dare luogo a risultati accettabili se è manipolata, usata da un personale politico a sua volta eticamente accettabile. Dico eticamente perché bisogna avere il coraggio di ripristinare alcune categorie, alcune parole: quando si dice
“eticamente” a proposito della politica, non si fa del moralismo, si indica semplicemente la necessità che coloro che occupano posizioni pubbliche siano consapevoli e coerenti con l’ethos che quella funzione comporta. In generale, la Costituzione stabilisce, prevede, auspica che coloro che occupano posizioni pubbliche adempiano alle relative funzioni “con disciplina e onore”: che parole desuete, sembrano quasi delle prese in giro...
(leggi tutto)

 

 

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natangelo
Signornò, da L'Espresso in edicola

Non sono bastate 45 prime pagine de "Il Giornale" e altrettante di "Libero" per spiegare cosa diavolo dovrebbe spiegare Elisabetta Tulliani. Quale sarebbe la colpa, il reato, il peccato mortale o veniale che giustifica tante copertine di quotidiani, settimanali e tg di casa Berlusconi e adiacenze varie. Ha un fratello, Giancarlo, sgomitante e desaparecido? Si chieda al fratello. Ha una madre titolare di una società che lavora per la Rai? Si chieda alla madre e soprattutto alla Rai, dove gli appalti più lucrosi (vedi inchiesta sul penultimo "L'Espresso") sono sempre legati a politici o parenti di politici, compreso Berlusconi che tramite Endemol vende format al "servizio pubblico" essendo il padrone della concorrenza. Ha litigato con l'ex fidanzato Luciano Gaucci per certe proprietà e una schedina dell'Enalotto? Affari suoi e di Gaucci. Lavorava come valletta alla Rai? Ha smesso prima di fidanzarsi con Fini.

Da allora, cioè da quando è diventata la compagna di un personaggio pubblico, non c'è nulla di opaco o di men che lecito che le si possa attribuire. E allora perché, come giustamente osserva Pigi Battista sul "Corriere", viene massacrata da due mesi anche per "il modo di fare, la seduzione, le ambizioni, le scalate sociali, persino le altre (supposte) relazioni" con un continuo "ammiccare all'immagine convenzionale della disinvolta e cinica femmina mangiauomini e sfasciafamiglie"? Le ministre del governo Berlusconi hanno negato la benché minima solidarietà alla "donna del nemico".

E tacciono, a parte appunto Battista, i paladini della privacy in servizio permanente effettivo. Eppure basterebbe ripetere ciò che dissero Silvio Berlusconi e Fedele Confalonieri tre anni fa, quando "Striscia la notizia" trasmise un perfido filmatino sulla Tulliani e Gaucci avvinti come l'edera, con gli sberleffi di Ezio Greggio alla "timida e schiva principessa del foro". Confalonieri si affrettò a scomunicare "Striscia": "La derisione che diventa dileggio non è accettabile nei confronti di scelte sentimentali che non hanno alcuna attinenza con la vita pubblica". Basta "eccessi giornalistici e satirici, anche in programmi Mediaset, che colpiscono la vita privata di Fini".
Ma guai a insinuare che ci fosse lo zampino di Mister B: "Ipotesi del genere fanno un torto all'autonomia di Silvio Berlusconi e da Silvio Berlusconi. A volte semplicemente la polifonia editoriale che ha sempre contraddistinto il Gruppo rischia di trasformarsi in cacofonia. Sono i rischi della libertà". Durissimo anche il Cavaliere-editore: "Ho chiamato Fini per dirmi addolorato dal servizio di "Striscia". Sono cose che non si fanno". Tutto questo per un programma satirico.

Ora che invece gli house organ della ditta fanno terribilmente sul serio, Silvio e Fidel hanno perduto di colpo la favella. Forse perché nel frattempo il fidanzato di Elisabetta ha rotto con il premier? Per carità: ipotesi del genere fanno un torto all'autonomia di Silvio Berlusconi e da Silvio Berlusconi. 
(Vignetta di Natangelo)

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Venerdì 17 settembre, Roma, ore 19 - Andrea Camilleri e Saverio Lodato presentano il libro "Di testa nostra" (edizioni Chiarelettere).  Interviene Marco Travaglio.
C/o Circolo degli Artisti, via della Casilina Vecchia 42. Scarica l'invito


No Porcellum - Mai più alle urne con questa legge - Firma l'appello promosso da Libertà e Giustizia per restituire ai cittadini il potere di eleggere i propri rappresentanti alla Camera e al Senato.



 


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Bisognerà prima o poi arrendersi all’evidenza. Ci meritiamo – oltre al Berlusconi che ogni giorno  costruisce la sua fuga dai processi – anche e specialmente tutto lo spettacolo complementare della sinistra, l’antico Bersani e il modernissimo Veltroni, il puntiglioso Franceschini e il rotondo Vendola, tutti capaci di declinare questa perfetta irrilevanza politica che morendo tutti i giorni, tiene in vita quell’altro accampamento speculare: le anime morte della libertà.
E’ un gioco di concavi e convessi. A destra regna la baraonda, la compravendita dei voti, il baratto dei parlamentari, la dissoluzione di tutti i progetti a parte quello destinato a preservare l’impunità del Capo. A sinistra regna il nulla.

Nessuno tra i molti candidati al prossimo soglio democratico che sappia imbracciare una nuova narrazione, parlare dei precari senza prospettive e dei terremotati senza case, dell’acqua privatizzata e della scuola pubblica dissolta. Svelare le bugie archiviate, ricordare le promesse non mantenute. Raccontare il disastro internazionale dell’Italia che marcia con Sarkozy, si piega con Putin, rotola con Gheddafi. Opporsi all’implosione dentro la quale la Lega ci sta trascinando con le sue scuole tatuate col sole celtico, e le camicie verdi che circondano il tricolore per bruciarlo.

Possibile che nessuno a sinistra alzi più la voce? Bisognerà pur dire che Bossi non è un avversario, ma un nemico della Nazione. Che il suo alfabeto è una minaccia. E che il suo migliaio di caporali pieni di rancori e di razzismo dovrebbero piantarla di ruttare a nome del Nord. E’ troppo chiedere a questa opposizione da nulla una voce, un proposta, una solenne incazzatura? 
(Vignetta di Bertolotti e De Pirro) 

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Cancelliamo con le firme i simboli padani - Firma l'appello su ilfattoquotidiano.it




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da Il Fatto Quotidiano, 15 settembre 2010

Se la finiana Angela Napoli dice che alcune parlamentari del Pdl si sono prostituite in cambio del seggio, tutte le parlamentari del Pdl la querelano. Se invece il turboberlusconiano Giorgio Stracquadanio dice che è cosa buona e giusta prostituirsi in cambio del seggio, tutto va ben madama la marchesa. Dipende da chi lo dice. Se un’esagitata di un centro sociale lancia un fumogeno contro Bonanni alla festa del Pd, non si parla d’altro per una settimana, il Pd è costretto a scusarsi e viene accusato di “squadrismo” dal ministro Brunetta. Se invece orde di ultras leghisti dell’Atalanta lanciano decine di fumogeni contro il ministro dell’Interno Maroni alla “Berghem Fest” della Lega, il giorno dopo non ne parla più nessuno, nessuno si scusa con nessuno e Brunetta zitto. Dipende da chi li lancia, i fumogeni, e alla festa di chi.

Appena un giornalista gli fa una domanda, il ministro Bossi estrae il dito medio: anche lui è passato al digitale terrestre, anzi extraterrestre. L’altro giorno, per cambiare un po’, ha fatto una pernacchia (a quando un bel ruttino o una graziosa scoreggina? Comunicazione anal-ogica). E tutti giù a ridere: che simpaticone, il nonnetto sta guarendo. Figurarsi se uno del centrosinistra (o peggio ancora un finiano) si permettesse qualcosa del genere.
Mesi fa, al Parlamento portoghese, il ministro dell’Economia Manuel Pinho ha fatto le corna a un deputato dell’opposizione: il premier José Socrates ha subito parlato di “gesto inaccettabile” e l’ha dimissionato su due piedi. Da noi, dipende.
Se il centrosinistra prende i voti da qualche parlamentare eletto con l’opposizione, ma anche dei senatori a vita, è “ribaltone” e “tradimento”. Se il centrodestra compra venti parlamentari dell’opposizione, si chiama “gruppo di responsabilità nazionale”. Per stabilire chi è voltagabbana e chi no, dipende da chi la volta, la gabbana. “La sinistra ha un’insopprimibile attrazione verso i dittatori”, disse B. l’8 aprile 2003. Poi definì Putin “dono di Dio”, elogiò il tiranno bielorusso Lukashenko, baciò la mano a Gheddafi e gli regalò motovedette e munizioni per sparare ai nostri pescherecci (a quando qualche bel missile ad alta precisione?). Ma c’è dittatore e dittatore: dipende.

Per B. vale la regola di un vecchio spot del dentifricio Chlorodont: con quella bocca lui può dire ciò che vuole. Lui e i suoi. L’altro giorno ha così sintetizzato la sua concezione della democrazia: “Il dissenso dev’essere positivo, costruttivo. Non deve diventare quotidiano attacco all’immagine del governo, della maggioranza, del primo ministro”. Il famoso dissenso-assenso. Quando la Meloni ha osato ipotizzare l’incandidabilità dei condannati, ha replicato: “Sono assolutamente d’accordo, ma a patto che il giudizio non lo dia una certa magistratura, ma un organo interno al nostro partito”. Il partito auto-pulente.
Quanto a Gheddafi, “ho chiesto perdono per quel che han fatto i nostri predecessori in Libia, così abbiamo trasformato il 30 agosto da festa della vendetta a festa dell’amicizia”.   Ecco cos’erano le mitragliate italo-libiche sui pescatori italiani: i fuochi d’artificio della festa dell’amicizia. Stampa e tv di regime vigilano occhiute su questa impar condicio, disperdendo con gli idranti chi osa criticare il governo e minimizzando le sparate del governo. Ieri, sul solito Pompiere, il solito Pigi Cerchiobattista conciava per le feste il mite Nicola Zingaretti, reo di aver dichiarato che, grazie alla Gelmini, “la scuola italiana vive uno dei giorni più brutti del dopoguerra”. Parole che Pigi, tutto spettinato, definisce “lessico apocalittico”, “oltranzismo”, “demagogia”, “esasperazione”, “grillismo di maniera”, “invettive e insulti che ammorbano la politica italiana”. E manca poco che chiami la forza pubblica. Silenzio invece sulla lucida difesa della Gelmini per la scuola statal-leghista di Adro: “Chi polemizza con il sindaco di Adro dovrebbe farlo per coerenza anche quando sono simboli della sinistra a entrare in classe”. Si ignora quali simboli della sinistra abbia in mente la poveretta: probabilmente, i libri. 
(Vignetta di Natangelo)

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Se l'Italia di Andreotti ha sconfitto quella di Ambrosoli - di Daniela Gaudenzi (da liberacittadinanza.it)

Telebavaglio - Gli incorrutibili?. Puntata speciale sul disegno di legge anticorruzione proposto dal Fatto Quotidiano con il senatore del Pd Luigi Zanda, il leader dell'Idv Antonio Di Pietro  e Angela Napoli di Futuro e Libertà (da ilfattoquotidiano.it).

Giovedì 16 settembre, Padova, ore 19 - Nell'ambito della festa del Pd incontro "Comunicazione: la parola a Marco Travaglio". C/o parco Appiani, via Marghera.

Venerdì 17 settembre, Roma, ore 19 - Andrea Camilleri e Saverio Lodato presentano il libro "Di testa nostra" (edizioni Chiarelettere).  Interviene Marco Travaglio.
C/o Circolo degli Artisti, via della Casilina Vecchia 42. Scarica l'invito






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