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Sembra incredibile, ma ieri a inaugurare l’anno giudiziario a Potenza c’era ancora il Pg indagato Vincenzo Tufano, quello che perseguita da anni magistrati perbene come John Henry Woodcock e Alberto Iannuzzi, mentre non s’è mai accorto dei giudici del suo distretto che rubavano, colludevano con la criminalità e insabbiavano inchieste anche su omicidi, infatti furono arrestati o indagati per iniziativa del pm di Catanzaro Luigi De Magistris. Il quale invece è stato punito dal Csm per aver scritto un mandato di perquisizione “troppo ampio” (sic) nei confronti dello stesso indagato Tufano. Curiosamente il Csm non ha ritenuto di sospendere Tufano dal suo incarico, nonostante i pesanti sospetti che gravano su di lui, così come non ha sospeso la pm Felicia Genovese, pure lei indagata, che s’è fatta trasferire al Tribunale di Roma, dove ora partecipa al collegio giudicante del processo Calciopoli (sic!). Naturalmente Tufano, inaugurando l’anno giudiziario, s’è scagliato contro le inesistenti “fughe di notizie”, attribuendole ai magistrati (non quelli indagati, si presume, ma a quelli perbene). Intanto, negli ultimi giorni, l’Espresso ha rivelato che il presidente dell’Anm Luerti è membro di Comunione e Liberazione e, come tale, quando lavorava a Catanzaro, aveva fatto amicizia col capo calabrese della Compagnia delle Opere Antonio Saladino, poi indagato da De Magistris. Il fatto che Luerti e l’Anm abbiano emesso un gelido comunicato di condivisione della condanna inflitta dal Csm a De Magistris è puramente casuale. E, anzichè pretendere chiarezza sull’”obbedienza” che Luerti deve a questo gruppo religioso, e magari aprire un dibattito analogo a quello avviato a suo tempo sui magistrati iscritti ad altre obbedienze, l’Anm e molti magistrati si sono scagliati contro l’Espresso, reo di aver “attaccato” Luerti: il tutto nel perfetto stile berlusconiano, che definisce “attacchi” le notizie vere, ma sgradite al potere.

Intanto, a Santa Maria Capua Vetere, sta per verificarsi un nuovo caso De Magistris: riguarda il gip Francesco Chiaromonte, che in ottobre ricevette le richieste cautelari del procuratore Maffei e dei sostituti Cimmino e Maffei sulla famiglia Mastella e che il 15 gennaio, dopo aver studiato il voluminoso dossier, ne ha accolte alcune e respinte altre, disponendo gli arresti domiciliari per la signora Mastella, il consuocero dell’ex ministro e vari esponenti Udeur. Finora pareva che gli arresti li avesse fatti la Procura: con la sua squisita competenza giuridica, il Guardasigilli uscente ha puntato il dito contro il procuratore, come se fosse stato lui a decidere date e arresti. In realtà - come sa qualunque studente al primo anno di giurisprudenza - gli arresti li ordina il gip e gli arrestati possono ricorrere al Tribunale del Riesame e poi in Cassazione. Dunque è stato Chiaromonte, non la Procura. Oggi il Riesame di Napoli dovrà confermare o annullare gli arresti per lady Mastella & C. Cioè valutare se ne ricorressero i presupposti quando furono decisi, e in subordine se quei presupposti ricorrano tuttoggi, o se siano venuti meno dopo il primo giro di interrogatori. Ora, non vorremmo essere nei panni dei tre giudici del Riesame, visto quel che è accaduto negli ultimi giorni e soprattutto sabato all’inaugurazione dell’anno giudiziario.

Proprio a Napoli, dove ha sede il Riesame che si occuperà del caso, il vicepresidente del Csm Nicola Mancino ha dichiarato davanti alle toghe schierate (comprese quelle del Riesame chiamate oggi a decidere): “Ritengo non ci fossero le condizioni che legittimano la custodia cautelare” per Sandra Mastella. Subito dopo il sottosegretario uscente alla Giustizia, Luigi Scotti, ha rincarato la dose, definendo “inconcepibile” l’arresto della moglie del suo ministro. Ora, di inconcepibile in questa storia c’è solo l’entrata a piedi giunti in un’inchiesta in corso da parte del vicepresidente del Csm e del sottosegretario alla Giustizia. Se si trattasse di due beceri berlusconiani abituati a tutto, ogni commento sarebbe inutile. Ma Mancino e Scotti sono due figure eminenti e prestigiose della politica e della magistratura. Ed è proprio questo che rende inconcepibili le loro esternazioni. Come ha osservato il segretario dell’Anm di Napoli Antonello Ardituro, l’uscita manciniana è “inopportuna” e potrebbe preludere a una futura incompatibilità di Mancino nella sua veste di presidente della sezione disciplinare del Csm.

Intendiamoci: chi conosce tutte le carte può benissimo criticare un provvedimento giudiziario. D’Ambrosio e Di Pietro, si spera conoscendo le carte, han detto che al posto del gip non avrebbero arrestato Sandra Mastella. Altri ribatteranno che i presupposti per l’arresto (peraltro domiciliare) c’erano. Normale dialettica.

Ma ci sono alcune figure che, per l’incarico che ricoprono, non possono parlare in libertà di questo o quel provvedimento giudiziario. Anzitutto il vicepresidente del Csm e presidente della sezione disciplinare che, come tale, potrebbe esser chiamato a valutare la condotta del gip se i titolari dell’azione disciplinare – il ministro della Giustizia (di cui Scotti è sottosegretario in carica) e il Pg della Cassazione – ritenessero di attivarla. La stessa scena s’è appena verificata con Luigi De Magistris, che Mancino accusò su Repubblica di “violare il codice di autodisciplina dei magistrati” con alcune dichiarazioni tv, salvo poi presiedere l’organo che l’ha condannato.

Accusare un magistrato di attività “illegittima” non è cosa da poco: significa addebitargli un reato di abuso d’ufficio e un’infrazione disciplinare grave. La presunta abnormità di un atto, come nel caso De Magistris, può costare al magistrato sanzioni disciplinari molto pesanti: come potrà quel gip fidarsi dell’imparzialità del suo “giudice” disciplinare, se questo ha già anticipato il suo verdetto? Non solo: oggi, quando dovranno confermare o annullare l’arresto di Sandra Lonardo, come potranno i giudici del Riesame decidere in serenità, “sine metu ac spe”, già sapendo che il presidente della Disciplinare ritiene illegittimo l’arresto e riterrà dunque illegittimo anche un provvedimento che lo confermi? E, se dovessero annullarlo, chi libererà il comune cittadino dal sospetto che siano stati influenzati da un intervento politico? Insomma, siamo sicuri che sia la magistratura a “invadere il campo” della politica, e non viceversa? Quando mai una persona arrestata, oltrechè dai propri avvocati e amici, viene difesa dal vicepresidente del Csm?

Fortunatamente l’Anm di Napoli non ha lasciato passare sotto silenzio questa ennesima entrata a gamba tesa della politica nella giurisdizione e ha difeso i suoi iscritti, cioè i pm e il gip di Santa Maria Capua Vetere. L’Anm nazionale non ha proprio nulla da dire sul tema? Eppure quelle di Mancino e di Scotti non sono critiche, e nemmeno notizie: sono proprio “attacchi”.

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