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Foto di Gianluca Milella da flickr.comOra che sono state depositate le motivazioni, si può finalmente esaminare la sentenza della sezione disciplinare del Csm che ha punito il pm di Catanzaro Luigi De Magistris con la “censura” e con il “trasferimento ad altra sede e ad altre funzioni” diverse da quelle di pm. Censura per la “grave e inescusabile violazione di norme e disposizioni”. Incompatibilità ambientale per aver denunciato “magistrati in servizio a Catanzaro in uffici diversi”. Incompatibilità funzionale per il mancato “rispetto di regole di particolare rilievo” nonché per “insufficienti diligenza, correttezza e rispetto della dignità delle persone”.

Chiunque voglia leggersi la sentenza (non ancora definitiva, ora è sub judice della Cassazione), la trova in fondo al post. E’ impossibile sostenerlo con certezza, perché mancano le prove: ma, per le assurdità, le illogicità e le bugie contenute nella motivazione, l’impressione è che prima si sia deciso di condannare De Magistris “a prescindere”, poi si sia cercato “qualcosa” per giustificare una decisione già presa. Del resto, l’anticipazione di giudizio di Letizia Vacca, membro laico del Pdci (“Forleo e De Magistris sono cattivi magistrati… ma non saranno colpiti solo loro”) e la dichiarazione del vicepresidente Nicola Mancino, presidente della Disciplinare, che violando il segreto della camera di consiglio ha parlato di “verdetto unanime”, gettano sulla vicenda ombre pesanti. Così come la decisione della Disciplinare di non attendere la conclusione delle indagini della Procura di Salerno, dove De Magistris ha denunciato nel febbraio 2007 gli autori di un presunto complotto ai suoi danni e dove quel complotto sembra sul punto di essere provato (l’ha rivelato al Csm il pm salernitano Gabriella Nuzzi). E così come la decisione della Cassazione di affidare l’accusa a un Pg, Vito D’Ambrosio che, per quanto onesto e valido, è stato impegnato in politica dal 1995 al 2005 come governatore della regione Marche col centrosinistra, coalizione di cui fanno parte diversi indagati dal pm incolpato. Ma vediamo la sentenza, nei tre punti che han portato alla condanna. Perché, della ventina di incolpazioni contestate, ne sono rimaste in piedi sostanzialmente tre (per tutte le altre è scattata l’assoluzione: fughe di notizie, interviste, Annozero ecc.).

1) De Magistris non avvertì il procuratore Mariano Lombardi di aver iscritto nel registro degli indagati l’avvocato e onorevole forzista Giancarlo Pittelli nell’inchiesta “Poseidone”, segretando in cassaforte l’atto di iscrizione. Si dà il caso che Pittelli non sia un indagato normale nè Lombardi un procuratore normale. Lombardi infatti ha un figliastro (figlio della sua convivente) che è socio in affari di Pittelli. E Pittelli è difensore di diversi indagati da De Magistris. Il quale ha motivo di ritenere - come ha denunciato a Salerno - che certe fughe di notizie che hanno vanificato intercettazioni e perquisizioni provenissero proprio dal suo capo. Insomma si trova in una situazione inedita e non prevista dalle leggi: un procuratore legato a filo doppio a un indagato. Per proteggere il bene supremo della riservatezza delle indagini, il pm decide di non informarlo, temendo che Pittelli venga a sapere di essere indagato e mandi a monte l’inchiesta. E che De Magistris avesse ragione a diffidare del capo lo dimostrò lo stesso Lombardi, levandogli l’inchiesta Poseidone appena seppe che era indagato il suo amico Pittelli. Ma anziché punire Lombardi (che ha traslocato in altra sede prima del processo disciplinare), il Csm ha trasferito De Magistris.

2) Nell’ordine di perquisizione a carico del Pg di Potenza Vincenzo Tufano, indagato per abuso in “Toghe lucane”, De Magistris inserisce la testimonianza del gip potentino Alberto Iannuzzi, che accusa il Pg di aver chiuso gli occhi sul fatto che un giudice del tribunale presiedeva un processo in cui, a sostenere l’accusa, era una pm che - secondo voci insistenti - era anche la sua fidanzata. Con tanti saluti alla terzietà del giudice e con tanti auguri all’imputato. Ma De Magistris - scrive il Csm - “non ha indicato elementi di riscontro” alle parole di Iannuzzi. Dunque ha arrecato “danno” e “discredito” a Tufano (il discredito ai due presunti amanti, in quanto non indagati, non è - per un vuoto legislativo - passibile di accertamento disciplinare). Una “negligenza” così “grave e inescusabile” da consentire al Csm di sindacare su un provvedimento, cosa che per legge sarebbe vietata. Ora, fermo restando che siamo nel terreno dell’opinabilità più sfrenata, è del tutto fisiologico che durante le indagini si formulino ipotesi di accusa che proprio le indagini (e le perquisizioni) sono chiamate a confermare o smentire. Se tutti i pm che accusano un indagato fossero trasferiti per averlo screditato, non avremmo più un solo pm in circolazione. Pretendere che il pm parli bene dei propri indagati è forse un po’ eccessivo. Infatti l’unico che s’è visto contestare un’accusa così demenziale è De Magistris. Tufano e i due eventuali fidanzati restano ovviamente al loro posto.

3) De Magistris, “con inescusabile negligenza, dopo l’emissione ed esecuzione nei confronti di 26 indagati di un provvedimento di fermo, ometteva di richiederne la convalida al gip, determinando la conseguente dichiarazione di inefficacia da parte del gip”. E qui, dall’illogicità, si passa alle bugie. Nel maggio 2005 De Magistris chiede misure cautelari per 26 presunti mafiosi e narcotrafficanti. Ma il gip ci dorme sopra un anno e si perde il fascicolo per strada. Intanto gl’indagati rimasti liberi seguitano a delinquere: uno tenta addirittura un omicidio. Vista l’inerzia del gip, nel giugno 2006 la polizia chiede a De Magistris un provvedimento di “fermo del pm” per gli indagati. Il pm lo firma insieme a Lombardi il 23 giugno. Il 12 luglio scattano gli arresti per 80 persone in varie parti d’Italia. Due giorni dopo - come vuole la legge - il pm chiede ai gip delle varie città interessate la convalida dei fermi e altrettante misure cautelari. E qui commette una svista, puramente formale e innocua, dovuta - spiega De Magistris - agli enormi carichi di lavoro: in calce alla richiesta, dimentica di inserire la formula di rito “chiedo la convalida del fermo” e scrive soltanto che vuole la custodia cautelare. Ma è evidente che il provvedimento è finalizzato anche alla convalida dei fermi (visto che arriva entro 48 ore dai fermi e le richieste cautelari riposano in pace sul tavolo del gip da un anno). Tant’è che i gip delle altre sedi capiscono tutti al volo: convalidano i fermi e lasciano gli arrestati in carcere. Solo il gip di Catanzaro non capisce, o finge di non capire, e scarcera i fermati. Il tutto sebbene De Magistris - accortosi della svista - abbia subito inviato una nota in cui precisa di volere la convalida. Il pm emette un nuovo fermo per evitare la scarcerazione dei quei pericolosi individui, poi richiede convalida e manette, stavolta con la formula di rito. Ma il gip respinge la richiesta e rimette quasi tutti in libertà. De Magistris ricorre al Riesame che gli dà ragione su tutto, bocciando il Gip e rimettendo dentro i tipi in questione. Per il Pg della Cassazione e per il Csm, questa è una “grave violazione di legge determinata da negligenza inescusabile” da parte di De Magistris (non da parte del gip che lascia liberi per un anno e poi scarcera soggetti pericolosissimi fermati due volte dal pm). Secondo il Csm, il gip non poteva capire l’intenzione del pm perché “il deposito del provvedimento del fermo non comportava necessariamente la richiesta della sua convalida, potendo il pm anche disporre l’immediata liberazione del fermato e omettere la richiesta di convalida”. Già: ma qui De Magistris non voleva la liberazione, tant’è che chiedeva (da un anno!) le misure cautelari. Se uno vuole scarcerare un fermato, non chiede di arrestarlo. Infatti tutti i gip d’Italia hanno convalidato i fermi, tranne quello di Catanzaro. Se errore c’è stato, non è affatto “grave”, almeno da parte del pm: perché, per tener dentro quei soggetti, bastava che il gip negasse la convalida dei fermi, ma applicasse le misure cautelari esplicitamente richieste dal pm. Se invece il pm non si fosse sbagliato e avesse chiesto anche la convalida del fermo, e il gip l’avesse accolta negando - come ha fatto - le misure cautelari, i soggetti sarebbero usciti comunque (il fermo dura 48 ore, che erano già scadute). Cosa che infatti è avvenuta con il secondo fermo e la seconda richiesta di De Magistris, respinta dal gip poi sbugiardato dal Riesame. Dunque, se c’è un errore grave, è quello del gip (che però non è stato nemmeno indagato dal Pg D’Ambrosio e dal Csm). Pare il teatro dell’assurdo, ma è per questo che De Magistris viene condannato e trasferito.

Non basta. La Disciplinare sembra conscia dell’assurdità dell’addebito e, pur di rafforzare la “gravità” della “colpa”, prende a pugni la logica e il buonsenso con il seguente paralogismo: “La qualificazione ‘grave’ va posta in relazione sia all’importanza della norma violata sia al carattere evidente, indiscutibile dell’errore, come tale necessariamente conseguenza di ‘negligenza inescusabile’”. Par di sognare: un errore innocuo e irrilevante diventa “grave” solo perché “evidente”. Se il giudice Mario Rossi si distrae e firma una sentenza “Franco Rossi”, l’errore è “evidente e indiscutibile” e viola la norma “importante” che prevede la riconoscibilità del giudice. E’ pure grave e inescusabile? Anche Mario Rossi sarà condannato? Al confronto Corrado Carnevale, detto “l’ammazzasentenze”, era un dilettante.

Ultima chicca. La “colpa” di De Magistris sarebbe “grave e inescusabile” anche perché il procuratore Lombardi ha detto al Csm che il pm riconobbe l’errore: e Lombardi “è credibile in quanto anch’egli firmatario dei provvedimenti di fermo e di richiesta custodiale”. Paradosso dei paradossi. Una cosa è grave se è grave. Se invece è irrilevante, non diventa grave perché lo dice qualcuno, tra l’altro coinvolto personalmente (Lombardi è stato denunciato da De Magistris e perciò indagato a Salerno). E poi: se Lombardi è “anch’egli firmatario del provvedimento” ritenuto grave e inescusabile, perché è stato condannato solo De Magistris e Lombardi non è stato nemmeno processato? Pare di essere al cabaret, invece siamo al Csm. Purtroppo.

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