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 “Con il team del predellino
 non avremo più casino,
 tradimenti, marachelle,
 con il nuovo Pdl
 
 decisioni collegiali
 senza dispute infernali,
 senza lotte tra alleati,
 siamo proprio fortunati!”
 
 Ma era un sogno solamente
 e l’anziano presidente
 sta vivendo i suoi tormenti
 per i troppi contendenti
 
 a poltrone e cadreghini,
 a sgabelli e strapuntini.
 Tre ministri e un forte vice
 fanno Bossi assai felice,
 
 ma Gianfranco Fini spiega
 che si dà troppo alla Lega
 e ci vuole qualche storno.
 La sua fan Giulia Bongiorno
 
 vuol ministro alla Giustizia,
 ma non sa che tal delizia
 è per Pera, il neocrociato,
 che per Silvio è più fidato.
 
 Il potente Formigoni
 ha due sole aspirazioni:
 o un bel posto nel governo,
 da ministro dell’Interno
 
 o al Senato, presidente
 dove Silvio, astutamente,
 vuole mettere Schifani,
 il miglior dei ciambellani.
 
 Alla Camera ci andrà
 un campion di fedeltà,
 quel Gianfranco Fini che
 oramai è il miglior lacché
 
 dell’anziano Berlusconi
 e non vuol che Formigoni
 si trasformi in concorrente
 quando Silvio finalmente
 
 farà il capo dello Stato.
 Formigoni vien bocciato,
 confinato al Pirellone
 per volere del Padrone.
 
 I soldati nell’attesa
 di La Russa alla Difesa
 sono già tutti scappati
 dal suo ceffo spaventati,
 
 ma il suo sogno è già svanito:
 farà il boss del suo partito
 se alla Camera Gianfranco 
 veramente terrà banco.
 
 C’è di peggio? Certamente…
 La Brambilla andrà all’Ambiente,
 Sandro Bondi all’Istruzione,
 così una generazione 
 
 di studenti è rovinata,
 la Carfagna è destinata
 ad andare alla Famiglia.
 Gianni Letta se la piglia
 
 col Berlusca, vecchio amico:
 “Silvio, in verità ti dico
 che se  Calderoli è un vice
 io sarei molto felice
 
 di non farlo insieme a lui.”
 Per il premier tempi bui.
 Raccomanda il presidente
 col suo stil, sommessamente:
 
 “C’è una legge birichina
 che vuol solo una dozzina
 di ministri nel governo.
 Il consiglio mio paterno
 
 è di non esagerare…
 Certamente puoi sforare,
 ma di poco, all’italiana…”
 Suda il Cavalier Banana
 
 che al miracolo si appressa
 mentre i culi fanno ressa,
 ciascun con le due chiappone,
 sulle dodici poltrone.
 
 Manual Cencelli in mano,
 fa il miracolo italiano.
 La dozzina è una dozzona
 e a ogni cul va una poltrona:
 
 siciliani, democristi,
 pensionati, neofascisti
 e repubblican sfigati
 verran tutti sistemati.
 
 La morale, con cinismo?
 Anche col bipartitismo
 i sederi sono troppi…
 a men che metà ne accoppi!

Carlo Cornaglia
24 aprile 2008

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