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l'Unità, 9 giugno 2008

Il 25 aprile scorso i carabinieri di Verona arrestano Claudiu Stoleru, il romeno sospettato di aver assassinato due pensionati, Luigi Meche e Luciana Rambaldo, nella loro villetta a Lugagnano di Sona, dove li aiutava a tinteggiare una ringhiera. Il giovane era fuggito, ma grazie alle intercettazioni telefoniche gl’inquirenti l’hanno individuato e fermato a Civitavecchia. Stoleru ha subito confessato. Il sindaco leghista del piccolo comune, che aveva chiesto la pena di morte per l’assassino, ha annunciato il suo arresto in piazza alla popolazione inferocita. Ecco: se davvero, come ha annunciato due giorni fa il premier Silvio Berlusconi due giorni fa a S. Margherita Ligure,il governo vieterà di intercettare chicchessia, salvo che sia sospettato di mafia o terrorismo, con la nuova legge Stoleru non avrebbe mai potuto essere intercettato, dunque sarebbe ancora uccel di bosco. Se invece i giudici e i carabinieri l’avessero intercettato ugualmente, avrebbero dovuto scarcerarlo con tante scuse per inutilizzabilità delle intercettazioni, e in carcere sarebbero finiti loro, non lui. Le cronache sono piene di omicidi che vengono risolti grazie alle intercettazioni: da Cogne in giù.Ma ovviamente non è per salvare gli assassini che Berlusconi vuole vietare le intercettazioni. Anzi è probabile che presto diramerà la consueta rettifica, includendo i delitti “comuni” tra quelli per cui sarà ancora possibile intercettare. La sua ossessione sono i reati della casta: fiscali, finanziari e contro la Pubblica amministrazione. Meglio non scoprirli mai.

Proviamo a immaginare quante cose non sapremmo, sulle nostre classi dirigenti, se la nuova legge vergogna fosse in vigore da 15 anni. Intanto Berlusconi si risparmierebbe l’ultimo processo piovutogli addosso: quello per corruzione, nato dalle sue telefonate con Saccà, il direttore di Raifiction che attendeva aiuti finanziari per una “cittadella della fiction” in cambio di ingaggi di ragazze “vicine” al Cavaliere e a un misterioso senatore dell’Unione, pronto a far cadere Prodi. Ma questa, più che ad personam, è una legge ad personas: nel senso che avrebbe salvato (e potrebbe ancora salvare, con una norma transitoria che ordini di cestinare tutte le telefonate già fatte al di fuori delle nuove regole) centinaia di amici, compari e membri della classe dirigente. L’indagine sulle scalate bancarie, nata dalle intercettazioni del 2005,non sarebbe mai partita: Fazio sarebbe ancora governatore di Bankitalia, Fiorani e Consorte avrebbero conquistato illegalmente Antonveneta e Bnl, Ricucci avrebbe portato in dote agli amici di Berlusconi il Corriere della sera. Nulla si saprebbe dei rapporti privilegiati tra i furbetti e gli “arbitri” che giocavano allegramente la partita (governatore, berluscones e ds). Buio fitto anche sui successivi maneggi di Ricucci e Coppola, arrestati mentre tentavano di mettere al sicuro i bottini superstiti. Moggi e la sua banda continuerebbero a regnare sul calcio,scegliendosi gli arbitri à la carte e chiudendo i fischietti sgraditi negli spogliatoi.

Le enormi fortune recuperate dallo Stato grazie alle intercettazioni del pm Woodcock sugli scandali Inail e Monopoli di Stato sarebbero rimaste nelle tasche di chi se le era fregate.E sarebbe rimasto nell’ombra l’incredibile malcostume di sesso e favori alla Rai e alla Farnesina emerso da Vallettopoli. I riscontri telefonici e ambientali trovati dal pool di Milano alle rivelazioni di Stefania Ariosto sui rapporti fra gli avvocati Previti e Pacifico e il giudice Squillante, non sarebbero mai emersi. Nessuno saprebbe nulla delle truffe alla Regione Lombardia sulla sanità (Poggi Longostrevi e altri 150 medici) e sui fondi per la ricostruzione del dopo-alluvione in Valtellina. Né delle tangenti incassate da Luigi Odasso, ex amministratore dell’ospedale torinese Molinette. Idem per le prove telefoniche saltate fuori dalle intercettazioni su alcuni personaggi tirati in ballo dalla pentita delle mazzette sulla sanità laziale, la celebre “Lady Asl”. Nè sapremmo nulla dello spionaggio dello staff di Storace su Alessandra Mussolini e Piero Marrazzo alle regionali 2005. Anche il ministro Fitto e i sottosegretari Martinat e Matteoli dormirebbero sonni tranquilli: senza intercettazioni, i loro processi - rispettivamente per le presunte tangenti sanitarie degli Angelucci, per fughe di notizie su un’inchiesta di abusi edilizi all’Elba e per gli appalti truccati del Tav e delle Olimpiadi invernali a Torino – non sarebbero nemmeno iniziati. Niente si saprebbe su certe frange eversive delle tifoserie di Lazio e Catania.

Più recentemente, sapremmo poco o nulla dei dossieraggi della Security Telecom, degli spionaggi illegali al Sismi del duo Pollari-Pompa, del sequestro Abu Omar a opera di spioni americani e italiani favoreggiati da Betulle varie, dei depistaggi addebitati a Gianni de Gennaro sul G8 di Genova. Il pm Guariniello non avrebbe scoperto nulla della mega-truffa sui farmaci che ha portato alla recente ondata di arresti a Torino. La Procura di Napoli non avrebbe potuto scoprire nulla sugli smaltimenti illegali di rifiuti in Campania che han portato ai 25 arresti di qualche giorno fa. Mastella sarebbe tornato in Parlamento, visto che la moglie non sarebbe stata arrestata, e come lei gli altri venti amici dell’Udeur pizzicati a S. Maria Capua Vetere.Anche il pm De Magistris non avrebbe scoperto le ruberie di fondi pubblici sui depuratori e le società fittizie in Calabria. I ladri avrebbero continuato a rubare e lui non sarebbe stato punito dal Csm. Così come Clementina Forleo, unica a pagare per Bancopoli. Per loro, paradossalmente, la legge Berlusconi arriva tardi. Se i due magistrati non avessero potuto scoperchiare gli scandali, nessuno gliel’avrebbe fatta pagare.

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