.
Annunci online

abbonamento


Le adesioni pubblicate da l'Unità il 19 giugno 2008

Si riporta l’Italia indietro di un secolo
Da circa un anno non faccio che pensare alla mattina in cui i carabinieri sono arrivati a casa mia per cercare le prove della divulgazione di atti «coperti da segreto» da me effettuata nell'ambito dell'inchiesta «Why not». Uno dei più grandi scandali della recente storia calabrese, che ha visto sparire nel nulla centinaia di milioni di euro, è stato trasformato in una sorta di caccia al magistrato che ha avuto la sfrontatezza di fare le indagini e ai giornalisti che hanno avuto l'ardire di volerle raccontare. Chi ha provato a dire la verità è stato indagato, perquisito, messo al bando, ricattato, additato come il complice di chissà quale congiura. Ma informare i cittadini non fa parte di una congiura. Volerlo impedire, invece, sì. È un tentativo maldestro di eliminare diritti costituzionalmente garantiti e di riportare l'Italia indietro di un secolo. Disobbedire, in questo caso, è più che un dovere. Un'esigenza vitale, per permettere a noi giornalisti di continuare a chiamarci tali. Ogni sforzo, finalizzato a impedire la concretizzazione di leggi assassine della libertà di stampa, deve essere messo in campo. Con l'onestà intellettuale e la passione di chi, nonostante tutto, ancora crede che in Italia dire la verità sia possibile.
Chiara Spagnolo (Quotidiano della Calabria)

Aderiscano anche direttori ed editori
Aderisco anche io alla tua campagna «Arrestateci tutti», anche se la mia adesione non serve a niente e anche se nulla o pochissimo potrò fare contro questa legge oscena. Dovrebbero aderire i direttori. E dovrebbero aderire soprattutto gli editori. Ma direttori ed editori sono due categorie che poco hanno a che fare con il giornalismo come lo intendiamo noi. Sono due categorie che, nella quasi totalità dei loro membri, poco hanno a cuore la libertà di stampa.
Claudio Sabelli Fioretti

Ci vorrebbe una rivolta dei giornalisti
Caro Direttore, non posso che aderire alla proposta di Travaglio. Dare le notizie, resta il compito unico e solo dei giornalisti. Accettare di tacere significherebbe smettere di fare questa professione. La scelta di imporre un bavaglio per legge, a pensarci, ha un suo lato positivo: mette finalmente la categoria dei giornalisti di fronte alla necessità di scegliere. (...) Per quanto mi riguarda la scelta è sempre stata ovvia: pubblicare tutto quello che ha valore di notizia e che influisce sulla possibilità dei cittadini di formarsi una libera opinione con la dovuta conoscenza dei fatti. Per farlo ieri si pagavano prezzi come i processi per violazione di segreto d’ufficio, le perquisizioni. Oppure si diventava scomodi e si veniva cacciati dalle redazioni come è successo al sottoscritto. A qualcuno dalle mie parti è anche andata peggio. Da oggi si potrà anche andare in carcere se si pubblicano intercettazioni o atti del fascicolo del Pm anche se non secretati. Un prezzo in più da pagare in un Paese che purtroppo finisce per assomigliare sempre di più a certi Stati sud americani. Ma nessuno ci ha mai detto che quello del giornalista fosse un mestiere facile, né, di farlo ce lo ha prescritto il medico.
Domenico Valter Rizzo
(Annozero)

sfoglia maggio        luglio
autori
dvd
democrazya
rubriche

signori della corte sentenze italiane sentenze europee

il mattinale

errata corrige

commento del giorno

errata corrige

speciali

l'armadio degli scheletri

passparola

iniziative

no bavaglio

basta

basta

no bday

appello fini travaglio

arrestateci tutti

tutte le iniziative

Premi
Macchianera Blog Awards 2009
perche' voglio scendere

perch� voglio scendere

intervista agli autori

messaggio ai troll

feed

Feed RSS di questo blog Feed RSS di questo blog

feedburner

archivio


agenda 2010
agenda 2010
prossimi appuntamenti
vedi tutti gli appuntamenti
materiale infiammabile

IN EDICOLA
IN LIBRERIA

libri di chiarelettere

diffondi

voglio scendere

incolla il codice sottostante nel tuo blog o sito

premi

intervista agli autori


<[0.025044699999853]>