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Vignetta di Molly BezzOra d'Aria
l'Unità, 26 giugno 2008


Il ministro Raffaele Fitto, imputato di corruzione e per giunta scampato all’arresto grazie all’immunità parlamentare (che per le manette esiste ancora), può capire Al Tappone meglio di chiunque altro. Tra imputati ci s’intende. Ieri dichiarava alla Stampa: «I magistrati ti rispettano solo se fai il lupo e non l’agnello». Ecco: se sei imputato devi aggredire, minacciare, sbranare il tuo giudice. Così si spaventa e magari ti assolve anche se sei colpevole. O trova il modo di salvarti (attenuanti, prescrizione, insufficienza di prove) per salvare se stesso. In termine tecnico, si chiama estorsione. Nel Sud la praticano le mafie. Ma di nascosto, con lettere o telefonate anonime: «Ma che bei bambini, signor giudice, che bella moglie…».

Il Cainano e la sua fairy band stan facendo la stessa cosa, ma non si devono nascondere. Né ricorrere agli avvertimenti anonimi. Al Tappone minaccia ogni giorno i giudici a reti unificate, con la bandana o col panama o col bitume in testa, in Europa o alla Fao o in chiesa o alla Confindustria o alla Confesercenti (a proposito: anche i commercianti si sono già rotti di sentirgli parlare dei fatti suoi e l’hanno fischiato). Negli Usa, dove non c’è immunità né per le alte cariche né per le basse, l’avrebbero arrestato già per oltraggio alla Corte. Perché lì attaccare il proprio giudice è reato grave. In Italia è la linea difensiva della classe politica. Gl’insulti di certi Ds a Clementina Forleo e quelli italoforzuti a Nicoletta Gandus sarebbero puniti in ogni democrazia del mondo. In Italia vengono punite Forleo e Gandus: l’estorsione come linea difensiva paga.

Funziona così. Al Tappone ha 4 processi e vuol farli sparire. Allora fa una legge che toglie ai magistrati il primo arnese del mestiere: le intercettazioni. Come vietare il bisturi ai chirurghi. La morte delle indagini. Poi ne fa un’altra per ammazzare i processi: quelli in corso per reati commessi fino al 2002 e puniti sotto i 10 anni (100 mila, a occhio e croce) si sospendono; ma non per sempre: solo per un anno. Così si impiega più tempo a rinviarli e poi e a rimetterli in ruolo, con relative notifiche, che a celebrarli subito. Risultato: paralisi dei tribunali. Le toghe, con la pistola puntata alla tempia, il coltello alla gola e il cappio al collo, implorano pietà. A quel punto si presentano i riscossori del pizzo, che offrono adeguata protezione con tariffe modiche. In Sicilia, Calabria e Campania si chiamano estorsori. In politica, «dialoganti».

Il sottosegretario Castelli propone «una tregua»: Lodo Schifani in cambio del ritiro del blocca-processi. La stessa cosa fa dire il giornalista-estintore D’Avanzo al presidente dell’Anm Cascini: sì al Lodo salva-Silvio se ci lasciano processare almeno gli altri. Tanto Al Tappone dei processi degli altri se ne infischia: si accontenta di bloccare i suoi. E infatti s’avanza il duo Disgrazia & Ingiustizia: il ministro ad personam Angelino Jolie, nei panni del poliziotto buono, e il suo badante personale Nosferatu Ghedini,il poliziotto cattivo. Hanno pronto il nuovo Lodo cotto e mangiato: «Sarà breve, razionale, inattaccabile, in linea con le norme europee», annuncia Angelino Jolie senza sapere quel che dice, tanto poi qualcuno glielo spiega. Non sa che non esiste «norma europea» che garantisca l’immunità a un premier.

Ma anche la signora Finocchiaro abbocca, farfugliando di imprecisati «altri paesi europei». Poteva mancare una buona parola del pompiere-capo Antonio Maccanico? Sul Corriere le dà tutte vinte al Cainano («per superare questa crisi»), ma con l’aria di imporgli condizioni giugulatorie. Queste: 1) «immunità rinunciabile»; 2) «sospensione della prescrizione»; 3) «divieto di ripresentarsi alle elezioni finchè non s’è celebrato il processo». Condizioni ridicole. 1) L’immunità sarà pure rinunciabile, ma Al Tappone non è mica scemo e non rinuncia. 2) La prescrizione è sospesa, ma se nel 2013 Al Tappone salta da Palazzo Chigi al Quirinale, il processo non si farà mai più, anche perché quando lui scenderà dal Colle avrà 84 anni e intanto i suoi giudici saranno defunti o in pensione. 3) Il divieto di ricandidarsi non serve a nulla, perché si può fare il presidente del Consiglio o della Repubblica (con scudo spaziale incorporato) anche se non si è parlamentari. Anzichè arzigogolare, tanto varrebbe ammetterlo: «Signori, ce la facciamo sotto. Quello mena». Almeno qualcuno capirebbe.

Leggi anche l'Ora d'aria di oggi: La costituzione? Top secret


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