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mappamundi flickr.comNella sua relazione l'autorità garante presieduta da Corrado Calabrò si è occupata della situazione italiana delle telecomunicazioni, di internet, della televisione, della radio, dell'editoria (dati sulla tiratura dei quotidiani e periodici) e della pubblicità (in Italia il 53% delle risorse è investito nella televisione, il 32,5% nella stampa; in Francia le percentuali sono entrambe del 34%, in Germania il 61% delle risorse pubblicitarie va alla stampa, il 24 % alla tv).

Per quanto riguarda il mercato televisivo, l'autorità è ottimista sull'incremento di concorrenza portato dalle reti a pagamento, satellitari e digitali, anche se dai dati emerge che la gran parte del mercato è ancora coperta dalle tecnologie analogiche (le reti analogiche ricavano oltre 5.000 milioni di euro, mentre tutte le altre non raggiungono complessivamente i 2.500 milioni). Tra le reti analogiche la RAI ha ricavato nel 2007 circa 2.700 milioni di euro (33% del settore televisivo totale),  RTI circa 2.400 milioni di euro (30% del settore televisivo totale). Sky ha ricavato circa 2.300 milioni di euro (29% del settore tv totale). 

Nella raccolta pubblicitaria RTI detiene oltre il 55% del mercato, RAI circa il 29%, Sky il 4,7%.

Le quote di ascolto dell'intero mercato televisivo italiano nel 2007 sono state del 40,5% per RTI, del 41,8% per la RAI, dell'8% per l'emittenza satellitare.

L'unica novità normativa segnalata, per limitare l' "elevato livello di concentrazione" del settore è stata la legge n. 222/07 che ha introdotto incentivi alla produzione di tecnologia digitale e ha spostato in avanti il termine per la conversione al digitale terrestre di tutte le trasmissioni. La nuova proroga scadrà nel 2012.

La relazione fa riferimento anche alle linee guida predisposte dall'autorità per evitare la spettacolarizzazione dei processi in televisione perchè "i programmi televisivi del più recente periodo hanno mostrato una tendenza a trasmettere vere e proprie ricostruzioni delle vicende giudiziarie in corso, impossessandosi di schemi, riti e tesi tipicamente processuali, piuttosto che cronistici, che vengono però riprodotti con i tempi e i modi della televisione dove effetti “coloriti” o “teoremi giudiziari alternativi” prevalgono sulla sostanza, con il concreto rischio di trasformare il processo in una soap-opera ed alterare la misurata rappresentazione della verità “processuale”, incidendo, così, sulle stesse garanzie processuali. L’effetto è quello di amplificare a dismisura la risonanza di iniziative processuali che, per il loro carattere solo prodromico e cautelare ben potrebbero nel prosieguo del processo anche rivelarsi infondate e finire superate."

"Il criteri individuati riguardano:  • la necessità di evitare un’esposizione mediatica sproporzionata, eccessiva e/o artificiosamente suggestiva delle vicende di giustizia; • l’informazione, fermo restando il diritto di cronaca, deve fornire notizie con modalità tali da mettere in luce la valenza centrale del processo celebrato nella sua sede naturale, quale luogo deputato all’accertamento della verità;  • la cronaca giudiziaria deve sempre rispettare i principi di completezza, correttezza e imparzialità dell’informazione e di tutela della dignità umana, con una tutela rafforzata quando sono coinvolti minori; • vanno evitate le manipolazioni che propongano una realtà virtuale del processo tale da ingenerare confusione nel telespettatore, con nocumento dei principi di lealtà e buona fede nella corretta ricostruzione degli avvenimenti; • quando la trasmissione può inferire sui diritti della persona, l’informazione sulle vicende processuali deve svolgersi in aderenza al principio di “proporzionalità”, raccordando la comunicazione al grado di sviluppo dell’iter giudiziario, e quindi al livello di attendibilità delle indicazioni disponibili sulla verità dei fatti."

Nella seconda parte della Relazione, l'autorità menziona le sentenze del Consiglio di stato, che non hanno ancora accolto le richieste di Europa 7 e riassume alcune delle iniziative e delle regole applicate nell'ultima campagna elettorale per il rispetto della "par condicio".

Leggi la relazione sul sito dell'AGCOM


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