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E' un'antica tradizione

Corriere della Sera

Archivio
6 aprile 2003
Sme, avvocato d' ufficio per Berlusconi
Pecorella va a un convegno come deputato, il premier resta senza difensore.
Il Tribunale ne nomina uno
Previti, che aveva chiesto di essere interrogato, di nuovo assente.
I giudici: ora basta, tempo scaduto
Luigi Ferrarella

MIlano - Inflazione postale al processo Sme, dove ormai tutti scrivono al Tribunale e nessuno si presenta più. Almeno nella cerchia degli imputati Silvio Berlusconi (al quale bisogna nominare un avvocato d' ufficio) e Cesare Previti. Anche ieri, come già venerdì, nessuno dei legali del premier si affaccia in aula: Ghedini perché malato, Longo e Dinacci perché revocati, Pecorella perché - scrive in una lettera - «tenuto a partecipare, per il mio incarico istituzionale di presidente della Commissione Giustizia della Camera, a un convegno a Caltanissetta». Impegno «di cui ho informato anche l' onorevole Berlusconi». Ma il Tribunale, premesso che la partecipazione a un convegno non sarebbe legittimo motivo di rinvio, rileva anche che, stando al programma del convegno, Pecorella nemmeno risulta tra i relatori previsti ieri. Niente rinvio dell' udienza. Che però non può comunque iniziare se l' imputato Berlusconi resta privo di difensori. E allora al Tribunale, per la sola udienza di ieri, tocca chiamare il «call center» degli avvocati d' ufficio: la lotteria telefonica estrae il turno del 38enne Alberto Pisanò, figlio dello scomparso senatore missino Giorgio, non poco sorpreso nel saggiare in quale assurda situazione lo abbia catapultato il caso. «A costo di fare inquietare qualcuno, mi comporterò come in tutte le altre difese d' ufficio, e quindi chiedo termini». Ma il Tribunale, forte di una sentenza di Cassazione, gli assegna 15 minuti per consultare e fare propria la lettera-istanza inviata da Pecorella: il legale di Berlusconi rivendica la propria correttezza venerdì (quando il Tribunale bocciò un altro suo impedimento) e chiede di cancellare dal verbale «le offensive frasi del pm nei miei confronti» (i giudici decideranno quando avranno le trascrizioni), nonché di rinviare l' udienza al 14 aprile. «Non mi pare ancora che il codice consenta che si facciano processi per corrispondenza», si oppone il pm Boccassini all' istanza per via postale, comunque poi bocciata dal Tribunale. Ma a questo punto l' avvocato Andrea Fares, difensore del giudice Squillante e socio di studio di Pecorella, mette a segno un contropiede giuridico che coglie in imbarazzo il Tribunale: «Quando venerdì avete ritenuto intempestivo e non legittimo l' impedimento di Pecorella in Cassazione, avreste dovuto nominare subito un difensore d' ufficio a Berlusconi. Invece, in sua assenza, avete rinviato a oggi l' udienza, che dunque è nulla». «La confusione e il disordine ci sono - ammette una tramortita presidente Luisa Ponti - ma anch' io sono stata portata in questa situazione, così non mi è mai capitata». Berlusconi, sostiene però il Tribunale, «non ha subìto alcuna compromissione dei suoi diritti di difesa», perché l' unico atto compiuto venerdì è stato il «mero rinvio» a sabato. Si passa allora all' interrogatorio di Previti? No, perché manca come venerdì. Però anche lui ha vergato una missiva, dove difende Pecorella («non poteva avere la palla di vetro» per prevedere che Ghedini non sarebbe guarito), impartisce lezioni di bon-ton ai giudici («un tribunale sereno deve essere rispettoso degli impegni personali delle parti»), e riconferma la propria «disponibilità» a essere interrogato, ma il 14 aprile. Tempo scaduto, gli risponde stavolta il Tribunale. Di rinvio in rinvio concesso a Previti, il suo interrogatorio è slittato il 3, 11, 13, 21 e 24 maggio 2002. A termini scaduti, il 28 marzo 2003 Previti ha richiesto di essere interrogato, e il Tribunale ha fatto uno strappo alla regola, riammettendolo venerdì (assente) e quindi ieri (assente). Sette volte sono abbastanza, fa capire il Tribunale quando ricorda d' aver «in innumerevoli occasioni dato disponibilità» all' interrogatorio di Previti, ricavandone una salva di «assenze senza valide giustificazioni». E «preso atto che non si sono mai concretizzate le intenzioni di Previti di farsi interrogare» (potrà comunque sempre fare dichiarazioni spontanee), anche per il «principio di ragionevole durata dei processi» il Tribunale «non ritiene di dover procrastinare ulteriormente la data dell' interrogatorio dell' imputato».


Corriere della Sera
Archivio
28 dicembre 2001
Processo Sme, Previti rinuncia ai difensori
Luigi Ferrarella

...Ma l' imputato Previti, che compare in aula dopo molti mesi, chiede la parola per inaugurare, dieci anni dopo la «dazione ambientale» teorizzata da Di Pietro, il concetto di «coordinamento ambientale» che stringerebbe tutti suoi i giudici di Milano in un pregiudizio e «abuso giudiziario ai miei danni». E per protesta, come già nell' altro processo Imi-Sir, rinuncia ai propri difensori di fiducia.
D' UFFICIO COME?
- Il processo si ferma per dar tempo al call center dell' Ordine degli avvocati di chiamare il difensore d' ufficio di turno, il 38enne Alessandro Bastianello, che ovviamente chiede tempo e lo ottiene sino al 21 gennaio. Ma intanto che si fa? Sino ad allora valgono i tre precedenti difensori, ritiene il tribunale richiamando una specifica norma. Il problema è come farlo sapere ai tre interessati (i romani Sandro Sammarco e Giorgio Perroni, e l' ex presidente dell' Ordine di Milano, l' on. Michele Saponara): sono fisicamente spariti dal tribunale, e la cancelleria neppure riesce a rintracciarli per telefono. Così, con i testimoni in corridoio ormai sfibrati, il tribunale si arrende e per pietà li congeda. Una sorte che oggi rischiano anche i testimoni Prodi e Amato.


Corriere della Sera
Archivio

29 dicembre 2001
Previti revoca i difensori, il procedimento non si ferma
Avvocati in rivolta
«Contro Berlusconi un processo nullo»
Ghedini: giudici fuori dal sistema, intervenga Castelli

Milano - Gli avvocati di fiducia revocati per protesta da Previti rifiutano di continuare a difenderlo, come previsto invece dalla legge sino a quando non scadrà il termine concesso al nuovo difensore nominato d' ufficio? Non c' è problema, dice il tribunale del processo Sme/Ariosto: sono padroni di farlo, sono «liberi di scegliere la strategia» che vogliono e che è «insindacabile» dal tribunale. Ma non per questo, secondo i giudici, possono paralizzare il processo. Né possono lamentarsi del fatto che, al loro posto per le udienze da qui al 21 gennaio, di volta in volta il tribunale peschi dalle liste d' ufficio un altro avvocato come loro «sostituto processuale». Uno diverso sia da loro sia dal collega d' ufficio già nominato per il 21 gennaio. Uno che nulla sa del processo, certo, e che dunque davanti a testi come ieri Romano Prodi o Giuliano Amato non può che restare a fare scena muta: ma se i giudici ammettono che «sul versante degli interessi immediati dell' imputato ad avere una difesa tecnica informata dei fatti» potranno così verificarsi «carenze e difetti», secondo il tribunale essi saranno «profili di mero fatto» da mettere tutti e solo sul conto delle libere scelte dell' imputato e dei suoi difensori ufficiali. Esattamente come nei casi in cui «un difensore, per libera scelta, ritenga di astenersi dal presenziare a determinati atti». Insorge la difesa di Silvio Berlusconi: «Questo tribunale è fuori dal sistema giuridico, contro Berlusconi state celebrando un processo radicalmente nullo», attacca Niccolò Ghedini. E non esita ad anticipare di voler riversare in una interpellanza parlamentare (come deputato di Forza Italia) le questioni che per tutta la giornata ha appena posto (come avvocato di Berlusconi) al tribunale: «Ho già chiesto ripetutamente l' intervento del ministro della Giustizia per quanto sta accadendo qui a Milano e tornerò a farlo». La bagarre era ripartita da dove era terminata giovedì. Previti rinuncia ai propri difensori di fiducia, il tribunale gliene nomina uno d' ufficio e gli concede termini a difesa sino al 21 gennaio: fino ad allora, però, in base a una precisa norma del codice, ritiene ancora in carica i difensori revocati. Ma loro, armati di un parere «pro veritate» del professor Ettore Randazzo (docente di deontologia forense a Urbino e componente della relativa commissione in seno al Consiglio nazionale forense) non ci stanno. «Sarebbe illegittimo, non possiamo avallarlo. Non posso più difendere una persona che magari desidera una strategia difensiva che io posso anche non condividere», spiega l' avvocato e onorevole Michele Saponara. «Ma che deontologia! - sostiene il pm Boccassini - Previti non rifiuta i suoi avvocati, rifiuta il processo». «Se insistete - avverte l' altro difensore di Previti, Giorgio Perrone - noi ce ne andremo». Ed è quello che accade quando il tribunale conferma il proprio punto di vista, lasciando però ampio margine agli avvocati di Previti. I giudici, infatti, non contestano affatto l' «abbandono di difesa». Sottolineano invece «il ruolo fondamentale della difesa tecnica che è anche ruolo istituzionale oltre che di parte, a garanzia non solo dell' imputato» ma pure dell' «essenziale valore dell' ordinato svolgimento del processo», valore che «supera anche il rapporto fiduciario» tra avvocato e cliente. Risultato: a difendere Previti sino al 21 gennaio, per i giudici, devono restare i difensori di fiducia appena revocati, fermo restando che essi sono «completamente liberi di scegliere la strategia». E dunque anche di andarsene, sapendo però che per legge verranno sostituiti. «E' per caso presente un difensore iscritto alle liste d' ufficio?» chiede il tribunale. «Mi avete chiamato voi», risponde dal fondo l' esile voce dell' avvocato Luisa Bontempi, risucchiata per avventura in mezzo a due falangi che rischiano di schiacciarla. «Ma non conosce nemmeno il capo d' imputazione! - protesta Ghedini -. Non è in condizione di fare alcuna domanda ai testimoni oggi». «E' un paradosso processuale - aggiunge Filippo Dinacci sempre per Berlusconi -: avete nominato un difensore d' ufficio e ora, per surrogarlo con un sostituto dei legali di fiducia revocati, pescate tra le liste dei difensori d' ufficio. E tutto questo perché? Per non rinviare di 15 giorni». «Eh no - ribatte l' onorevole Giuliano Pisapia, avvocato di parte civile per la Cir di Carlo De Benedetti -, questa situazione è stata determinata e preordinata da una scelta dell' imputato Previti, ben consapevole come i suoi difensori delle conseguenze e dell' esistenza della norma in questione. Altro che diritto di difesa, non stravolgiamo la legge sulla difesa d' ufficio pensata per i poveracci e non per chi può contare su uno stuolo di avvocati». Il tribunale gli dà ragione, si va avanti con Previti difeso da quello che i legali di Berlusconi lamentano sia solo una «convitata di pietra». E dopo Capodanno si ricomincia con Stefania Ariosto teste.

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