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di Marco Travaglio
l'Unità
, 8 ottobre 2008


Bruno Vespa continua a mentire in questa lettera, come l’altra sera a “Porta a Porta”. Del resto, se la sua fonte super partes sono “gli avvocati di Berlusconi e della Fininvest”, la cosa è comprensibile. I processi al Cavaliere non sono né 66, né 26, né 22: sono i 17 (non 15, come risultava da un refuso) che ho elencato nel mio articolo. Il fatto che Di Pietro, nel ’93, dicesse che Berlusconi non pagava i partiti cash, ma con sconti sugli spot, dipende dal fatto che allora non risultavano ancora i 23 miliardi girati dalla Fininvest a Craxi tramite i conti esteri di All Iberian (scoperti sono tre anni dopo). Né all’epoca Di Pietro poteva prevedere che un anno dopo un sottufficiale della Finanza avrebbe confessato una tangente Fininvest dopo una verifica fiscale; che due anni dopo Stefania Ariosto avrebbe raccontato le mazzette di Previti ad alcuni giudici romani con soldi Fininvest; che dal ’93 in poi numerosi mafiosi collaboratori di giustizia avrebbero raccontato di rapporti fra il duo Dell’Utri-Berlusconi e la mafia; né che Mediaset avrebbe occultato negli anni seguenti centinaia di miliardi di fondi neri su 64 società off-shore; né che il Cavaliere avrebbe tentato nel 2007 di comprare senatori dell’Unione e di sistemare a Raifiction alcune ragazze del suo harem; e così via.

Altre balle assortite. 1) Per le tangenti alla Finanza, Berlusconi non è stato “assolto con formula piena”:condannato in primo grado per corruzione, dichiarato colpevole ma prescritto in appello grazie alle attenuanti generiche, è stato assolto in Cassazione con formula dubitativa (la Suprema Corte scrive “insufficienza probatoria” e cita il comma 2 dell’art.530 del Codice di procedura penale che assorbe la vecchia insufficienza di prove). 2) Non è vero che l’invito a comparire per le mazzette alla Finanza fu “notificata a Berlusconi dal Corriere della sera”: la sera del 21 novembre ’94 i carabinieri che lo attendevano a Roma gli telefonarono mentre lui stava a Napoli e gli lessero il contenuto dell’atto, dunque è falso che l’indomani 22 novembre lui non sapesse nulla quando la notizia, ormai non più coperta da segreto, fu pubblicata dal Corriere. 3) Vespa, con grave sprezzo del ridicolo, scrive poi che “contrariamente alle voci correnti”, Berlusconi “non è stato assolto grazie alle discusse ‘leggi ad personam’”. Spiacente di deluderlo, ma Berlusconi l’ha fatta franca per ben 5 volte (su 12) grazie alle leggi ad personam fatte da lui e usate da lui: 2 volte (nei processi per falso in bilancio All Iberian/2 e Sme-Ariosto/2) perché “il fatto non è più previsto dalla legge come reato”, nel senso che il premier Berlusconi ha depenalizzato il reato dell’imputato Berlusconi; e altre 3 volte per altre fattispecie di falso in bilancio che, pur rimanendo reato, hanno visto ridursi la pena e dimezzarsi i termini di prescrizione grazie alla stessa “autoriforma” Berlusconi (caso Lentini, bilanci Fininvest 1988-’92, 1500 miliardi di fondi neri nel consolidato Fininvest).

Parlando di un altro processo, la signora Augusta Iannini in Vespa ha recentemente scritto a Dagospia che “non si è mai visto un proscioglimento pieno (fatto non costituisce reato e fatto non sussiste) determinato dalla concessione delle attenuanti generiche che, invece, rilevano per l’applicazione della prescrizione”. Mi associo. 4) “Berlusconi mai indagato per droga”: invece lo fu nel 1983 dalla Guardia di Finanza, indagine poi archiviata. 5) “Per quanto riguarda la P2 risulta assolto dal pretore e amnistiato in Appello”:appunto, come avevo già scritto io, senza la provvidenziale amnistia del 1989 la Corte d’appello di Venezia, ritenendolo colpevole di falsa testimonianza, l’avrebbe condannato. 6) “Le indagini penali su Milan e Publitalia iniziano dopo la discesa in campo di Berlusconi”. Falso: le indagini sul Milan nascono a Torino nel 1993, e quelle sui fondi neri di Publitalia a Milano sempre nel ’93. Berlusconi scende in campo nel gennaio 1994. 7) “Il processo sulle tangenti alla Guardia di Finanza fece precipitare la crisi del suo primo governo”. Falso. Il gip di Brescia Carlo Bianchetti, nell’ordinanza del 15 maggio 2001 con cui archivia (su richiesta della stessa Procura) la denuncia berlusconiana contro il pool di Milano per attentato a organo costituzionale, scrive: “Alla causazione del cosiddetto ‘ribaltone’, è stata sostanzialmente estranea la vicenda dell’invito a presentarsi, dal momento che, secondo la testimonianza dell’allora ministro Maroni, la decisione della Lega Nord di “sfiduciare” il governo Berlusconi (decisione che era stata determinante nella caduta dell’Esecutivo) era stata formalizzata il 6 novembre 1994,e perciò due settimane prima della pubblicazione della notizia dell’invio all’on.Berlusconi dell’invito a presentarsi; trovava comunque le sue radici in un insanabile contrasto tra la Lega Nord e gli altri partiti del cosiddetto Polo delle libertà, risalente alla fine dell’agosto 1994, allorché l’on. Bossi era venuto a sapere dell’intenzione del capo del governo di ‘andare alle elezioni anticipate in autunno’”. Strano che lo “storico” Vespa ignori tutto questo. 8) Se avesse letto quell’ordinanza, seguita ad anni di indagini e di testimonianze di tutti i protagonisti della vita politica e giudiziaria di quegli anni, il nostro storico improvvisato saprebbe anche che “l’impegno politico del denunciante (Berlusconi, ndr) e le indagini ai suoi danni non si pongono in rapporto di causa ed effetto; la prosecuzione di indagini già iniziate e l’avvio di ulteriori indagini collegate in nessun modo possono connotarsi come attività giudiziaria originata dalla volontà di sanzionare il sopravvenuto impegno politico dell’indagato”. Anzi, Berlusconi confidò a Biagi e a Montanelli: “Se non entro in politica, mi mettono in galera e fallisco per debiti”. Missione compiuta. 10) Tralascio per carità di patria le infamie che, buon ultimo, il “dottor Fede” - come lo chiama affettuosamente l’amato Cavaliere – mi rovescia addosso a proposito delle mie vacanze del 2003. Vacanze che non feci con il maresciallo Ciuro, ma con la mia famiglia in un residence dove aveva un villino anche il maresciallo Ciuro, che nessuno fino a quel momento aveva sospettato di nulla (diversamente dal giudice Squillante, che – vedi libro del suo collega Misiani – era chiacchierato da tempo immemorabile). Vacanze che ho pagato di tasca mia, come ho dimostrato non con una generica “smentita”, ma pubblicando la ricevuta della carta di credito e i due assegni. Se ho ricordato che la signora Vespa era vicina a Squillante, comunque, non è perché io dubiti dell’onestà della signora Iannini, che ho anche avuto l’occasione di conoscere: è perché dubito della serenità di Vespa quando si occupa con grande indulgenza di Previti, Squillante & C., e soprattutto quando invita a “Porta a Porta” i tre Guardasigilli (Castelli, Mastella, Alfano) che hanno nominato sua moglie direttore generale del ministero della Giustizia e, ultimamente, capo dell’ufficio legislativo. Quando Vespa difende le leggi ad personam o nega addirittura che siano ad personam, sta parlando anche del lavoro della sua signora. Il che, in un altro paese, potrebbe persino configurare un lievissimo conflitto d’interessi.

Nel salutare il “dottor Fede”, in arte Vespa, mi complimento con lui per essere riuscito a sponsorizzare il suo nuovo libro anche sull’unico giornale che non gli aveva ancora dedicato le consuete raffiche di anticipazioni e recensioni encomiastiche. E lo ringrazio di attribuirmi il merito dell’eccezionale longevità politica di Berlusconi. Ma temo che mi sopravvaluti: diversamente da lui, sono sprovvisto di scrivanie di ciliegio modello “Contratto con gli Italiani”.

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