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Cari amici, mi sono divertito molto a leggere i 600 e più commenti al pezzetto di ieri. Anzitutto vi devo delle scuse: mercoledì ho scritto troppo in troppo poco tempo, e mi è sfuggita la famosa C nel nome di Barack Obama. Prometto di non farlo più.

Per il resto, il poco tempo non mi ha impedito di capire che Christian Rocca - quello che da anni ci spiega la genialità dei neocons, di Bush, della Rice, di Rumsfeld purtroppo incompresi dagli elettori americani che evidentemente non lo leggono, quello che ci illustra ogni giorno da anni come e qualmente gli americani stiano trionfando in Irak e in Afghanistan, quello che ha preso freddo in Alaska per scoprire quell’altro genio incompreso di Sarah Palin - ha più volte scritto che Baraccccccccccccccck Obama era il peggior candidato che i Democratici potessero trovare.

Ora scopro, anche grazie a tal Luca Sofri - di cui mi sfuggono le opere, ma non il genitore -, che anche Rocca è un incompreso, o meglio un frainteso come il marito della sua editora. Lui scriveva che “la Palin è una Barack Obama al quadrato”, ma pensava che vincesse Obama (la radice quadrata della Palin). Scriveva che “Obama e la Palin sono Bob Dylan ed Erin Brockovich, entrambi distillati del medesimo spirito americano”, ma si riferiva solo alla Palin e non a Obama (“entrambi”, per lui, vuol dire uno solo). Scriveva che “pare lei la candidata presidente e Mc Cain il suo vice”, ma già sapeva che si sarebbe rivelata un disastro, la palla al piede che ha fatto perdere un bel po’ di voti a Mc Cain. Scriveva che Obama è “il candidato perfetto per una serie televisiva”, “elitario, intellettuale, troppo di sinistra e incapace di connettersi con il paese”, ma voleva dire che lo riteneva perfetto per vincere le elezioni. Scriveva che “nessuno sa come andrà a finire a novembre… il fenomeno Obama potrebbe crescere ancora, trasformarsi in una valanga e travolgere Mc Cain senza che il senatore dell’Arizona se ne accorga. Oppure una bolla che potrebbe sgonfiarsi rapidamente”, ma già sapeva che avrebbe vinto Obama: non voleva guastarci la suspence, ecco. Per questo aggiungeva che Obama “si è trasformato nel solito candidato elitario, intellettuale, troppo di sinistra e incapace di connettersi col paese reale. Non sono opinioni. Sono mesi che Obama viene rifiutato stato dopo stato, primaria dopo primaria, dalla working class del suo stesso partito, dai poveri, dagli ispanici, dai cattolici, dagli anziani, dalle donne, dagli ebrei e da qualsiasi categoria sociale e razziale a cui non appartengano afroamericani, studenti, intellettuali, miliardari, divi di Hollywood e fighetti”. Era il suo modo di farci capire che Obama avrebbe trionfato alle elezioni.

Avvertenza per chi avesse la ventura di incappare ancora in un suo scritto in codice: tutti i Sì s’intendono No, tutti i Sempre s’intendono Mai, tutti i Diritto s’intendono Rovescio, tutti i Rocca s’intendono Giornalista.

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