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Vorrei contribuire al dibattito fra gli amici del blog su Montanelli e Di Pietro, ricordando un paio di cose. La prima: Montanelli criticava Di Pietro quando sbagliava, pur avendo un giudizio sostanzialmente positivo su di lui, anzi essendogli amico. Il giudizio in cui citava Mussolini non riguardava tanto Di Pietro, quanto la tendenza degli italiani a innamorarsi dell'uomo forte: Montanelli temeva che Di Pietro, allora l'uomo pubblico più popolare d'Italia nei sondaggi (ancor più di Berlusconi), assecondasse quella tendenza e si proponesse, con le sue maniere spicce e il suo parlare popolar-populista, come uomo forte. E lo metteva in guardia dal pericolo di porsi su quella china sbagliata. Montanelli restava però favorevole all'ingresso di Di Pietro in politica, come disse pubblicamente in un convegno promosso da MicroMega nel gennaio del 1996. Di Pietro però non accolse quell'invito a candidarsi alle elezioni dell'aprile del 1996, in quanto era ancora imputato a Brescia e riteneva di poterlo fare solo una volta assolto. Cosa che accadde, se non ricordo male, nel marzo del '96, troppo tardi per presentarsi. Così saltò un giro, e accettò la candidatura solo nel novembre del '97 al Mugello. Riporto qui sotto l'Ansa che dà conto di quel convegno.

DI PIETRO: CONVEGNO MICROMEGA; INVITO A ENTRARE IN POLITICA
(ANSA) - MILANO, 18 GEN - Un ''inno'' ad Antonio Di Pietro. E un unanime invito: che rompa gli indugi e che entri in politica.Questo è stato il messaggio emerso dal convegno-manifestazione organizzato a Milano dalla rivista 'Micromega' sul tema: ''Giustizia e libertà: l'Italia di 'Mani pulite'''. Anche l'arcivescovo di Milano, cardinale Carlo Maria Martini, ha voluto idealmente essere presente inviando al direttore di Micromega, Paolo Flores D'Arcais, una copia della sua omelia di Sant'Ambrogio. Sull'omelia, una dedica autografa in cui Martini esprime ''il suo augurio e il suo incoraggiamento ai convegnisti, e in particolare ai Magistrati''. Così il convegno è stato l'occasione per esprimere da tutti i convenuti sostegno e solidarietà al giudice simbolo di 'Mani pulite'. ''Se non ci fosse stata 'Mani pulite' - ha detto Flores D'Arcais, aprendo i lavori - oggi avremmo Andreotti Presidente della Repubblica e Craxi presidente del Consiglio, o viceversa. Invece, grazie ai magistrati di 'Mani pulite' si è davvero voltato pagina''. Però oggi in gran parte dell'Italia secondo
Flores D'Arcais ''è in atto una sorta di sport nazionale: 'sparare' sul pool. Si arriva addirittura all'incredibile di un signore che, con tanto di tessera della P2 in tasca, accusa Di Pietro di comportarsi come Licio Gelli''. Per questo secondo i presenti devono essere considerate come ''preziose'' le parole con le quali il cardinal Martini ha intitolato la sua omelia: ''C'è un tempo per tacere e c'è un tempo per parlare''. ''E' il colmo dell'ipocrisia - ha aggiunto Flores D'Arcais - sostenere che i magistrati per anni hanno saputo che la corruzione c'era e per anni hanno taciuto. La verità è che sono stati ostacolati in tutti i modi, trasferiti, insabbiati, quando non uccisi''.   

Analoghe le posizioni di Giorgio Bocca, Indro Montanelli, dell'ex ministro di Grazia e Giustizia, Giovanni Conso, di don Luigi Ciotti, dell'imprenditrice Marina Salamon. ''Di Pietro - ha commentato Bocca - è come Garibaldi: fanno le guerre e poi vengono spediti a Caprera perché non rompano le scatole. Mi sorprende la cautela dei giudici di 'Mani pulite'. Sembra quasi che abbiano paura di questo Berlusconi. Ma paura di cosa? Berlusconi sapeva a tal punto che quelle di Di Pietro erano accuse fondate che è arrivato ad offrirgli il Ministero dell'Interno''. Indro Montanelli ha espresso ''personale simpatia'' a Di Pietro. ''Però se Berlusconi un merito ha avuto ieri - ha detto riferendosi all'udienza di apertura del processo - e' stato quello di dividere finalmente il campo: ora l' Italia deve decidere, o sta con Berlusconi, e con quello che lui rappresenta, o sta con Mani pulite, e con quello che il pool rappresenta''. ''So che Di Pietro è un galantuomo - ha aggiunto Montanelli - le accuse che gli muovono contro fanno ridere, però sono in grado di offuscare quella aureola di San Giorgio che noi gli abbiamo creato intorno. Ora spetta a noi, a noi cittadini, scendere in campo, schierarci: o con Berlusconi, o con i giudici. Perché davvero ora si decide il futuro del nostro Paese''.
Per Giovanni Conso ''Mani pulite non è finita, perché non è finita Tangentopoli''. ''Purtroppo - ha detto - la pianta della corruzione non è stata estirpata, le tangenti, quelle del passato, del presente e, ahimè, del futuro devono ancora essere estirpate. E' una battaglia giuridica - ha concluso - che va continuata''.
(ANSA, 18-GEN-96)

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