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di Pino Corrias

La strage di Erba e il Nord Italia divorato dalla paura

"In nove minuti, a cavallo delle ore 20 di lunedì 11 dicembre 2006, in via Diaz 25, nel centro di Erba, provincia di Como, Alta Brianza, vengono uccise tre donne, un bambino, e viene ferito gravemente un uomo. Ognuna delle vittime è colpita alla testa con una sbarra di ferro e alla gola con numerose coltellate."

Bastano nove minuti a Rosa Bazzi e Olindo Romano per compiere la più clamorosa, efferata e inspiegabile strage familiare del dopoguerra in Italia. Sono entrambi incensurati e nulla nelle loro vite avrebbe potuto lasciar supporre che fossero capaci di portare a termine una simile atrocità. Lui spazzino, lei lavoratrice domestica a ore, sono due individui apparentemente normali, forse un po' solitari, certo non sospettabili. Dopo la strage, fino all'arresto, le loro giornate al piano terra di via Diaz continuano a scorrere come sempre: il lavoro, i pomeriggi davanti al televisore, il sonno alle nove di sera. Una volta condotti davanti al pubblico ministero motivano il loro gesto in modo semplice, così semplice da togliere il fiato: "Disturbavano, non ci facevano dormire". Tutto nasce e tutto si chiude come se ci si trovasse davvero di fronte a una normale lite tra vicini: 'vicini da morire'. Ma la storia di Rosa e Olindo non è certo isolata.

Sebbene eccezionale per dimensioni ed efferatezza, la loro vicenda si staglia su una mappa fatta di sangue, violenza e follia che sempre più spesso si scatenano tra le mura domestiche. Una mappa i cui "capoluoghi" sono quasi tutti nell'Italia del Nord (come Novi Ligure, Cogne o Erba) e in cui gli omicidi tra congiunti e parenti hanno ormai superato quelli compiuti dalla criminalità. Che cosa è successo? Per quale ragione la parte più ricca e abitata del paese è diventata il teatro dei più clamorosi casi di cronaca nera degli ultimi anni? Cosa ha fatto sì che due semplici cittadini come Rosa e Olindo coltivassero, nell'anonimato delle proprie vite, delle proprie mura domestiche, dei propri giorni, un tale eccidio? "Della parola Brianza" scriveva Cesare Cantù nel 1840 "non si conosce né l'origine, né il significato, né il limite", ma ripercorrendola per provare a rispondere a queste domande, Pino Corrias ci restituisce il sapore di una parte di Italia imprigionata nella paura, che non si sente più "padrona in casa propria" e a cui né Stato né Chiesa sanno restituire un senso di sicurezza e qualche principio di solidarietà. E ci regala così un'inchiesta unica, capace di ricostruire passo dopo passo tutti gli elementi di un'atroce storia di sangue nata dal più banale dei moventi. Ma anche di tracciare una costellazione fatta di piccole e grandi storie di cronaca nera, al cui centro troviamo ancora una volta soltanto solitudine e paura.

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