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    Mentre nasce il Pdl
    ne sentiamo delle belle
    fra Gianfranco e Berlusconi
    che fan come quei coglioni
   
    che il Pd hanno fondato,
    ogni giorno han litigato.
    Quel che a destra si registra
    chiederebbe una sinistra
   
    in formato vecchio stile:
    senza troppi baciapile,
    una classe dirigente
    buona, se non eccellente,
   
    con un po’ di comprendonio,
    senza sogni nuovo conio,
    senza ignobili cacicchi,
    senza avvisi, senza ammicchi,
   
    senza agguati e coltellate.
    La sinistra delle fate,
    ben diversa, ebbene sì,
    da quest’orrido Pd.
   
    Perché a destra c’è maretta,
    il premier, Gianfranco e Letta
    stan fra loro discutendo
    di quel neo partito orrendo
   
    che si chiama Pdl
    e gli aennini, anime belle,
    incominciano a temere
    che li freghi il Cavaliere,
   
    che, è ben noto a tutti quanti,
    ne ha fottuti proprio tanti,
    cominciando da D’Alema,
    che non fu arduo problema,
   
    proseguendo con Veltroni
    e con altri creduloni,
    da Mastella al rospo Dini,
    a caltagiron Casini,
    
    a Brambilla, la rampante,
    dalla chioma fiammeggiante.
    Ora è il turno di Gianfranco
    che si troverà al suo fianco
   
    nel nuovissimo partito.
    Tenta un flebile ruggito:
    vuole avere garanzie,
    vuole regole, alchimie,
   
    vuole organi, statuto,
    non vuol diventar forzuto,
    un Cicchitto, un Giovanardi,
    che di lingua son gagliardi
   
    ma non contan proprio niente
    od un Bondi reverente,
    per gli inchini in due piegato
    od un nano diventato
   
    del partito la macchietta
    o la bella prediletta
    dalle qualità nascoste.
    Fini vuol delle risposte
   
    su road map, organigrammi,
    sulle regole, i programmi,
    su congressi ed assemblee.
    E’ ancorato a vecchie idee,
   
    a modelli alquanto triti,
    che, se assembli due partiti,
    passan in cavalleria.
    O vien fuor la porcheria
   
    ch’è venuta col Pd
    o, con un fatto così,
    come Silvio Berlusconi,
    non esistono illusioni,
   
    il più debole scompare
    e il più forte fa l’affare.
    Certo poi litigheranno,
    forse si divideranno,
   
    senza che capiti nulla,
    col Pd già morto in culla
    che l’opposizion non fa,
    Silvio premier resterà
   
    con la sua Carfagna al fianco.
    La battaglia di Gianfranco
    vede il boss sempre vincente,
    come in ogni precedente?
   
    “No, è Gianfranco che ha trionfato!
    Silvio non sarà acclamato,
    bensì eletto dal congresso…”
    Però, Fini, mica fesso!
       
    Carlo Cornaglia
    18 gennaio 2009


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