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    A L’Aquila c’è un nuovo terremoto
    per la motivazion della sentenza
    che narra Mills, legal molto devoto,
    corrotto a quanto par da Sua Indecenza.
   
    Finalmente qualcuno lo ha incastrato,
    con il lodo si salva Berlusconi
    che vien dalla sentenza sputtanato,
    pur senza la condanna alle prigioni.
   
    La storia è vecchia ormai quanto Noé,
    gli amici suoi finiscono in galera,
    ma con le leggi fatte far per sé,
    la cella per lui resta una chimera.
   
    Il primo grado dice che l’inglese
    ha fatto tricky corners per i quali
    seicentomila dollari si prese
    dal Cavaliere in vena di regali.
   
    Un anno fa a Bruxelles ha assicurato:    
    “Su tutti i cinque figli qui vi giuro
    che non conosco Mills, quell’avvocato.
    Se ciò non fosse vero, vi assicuro,
   
    lascerei la politica e l’Italia…”
    Ora risulta che il legale inglese
    con i suoi tricky corners tenne a balia
    del Cavaliere le illegali imprese:

    le società offshore del gruppo B,
    centrifughe di soldi un po’ fané,
    di capitali un po’ così e così
    che in breve diventavano dané

    puliti, lindi, sterili, eccellenti
    per finanziare il parto del Biscione,
    per pagare a Bettino le tangenti,
    per consentir la partecipazione

    a abusivi controlli societari    
    come la Telepiù e la Telecinco,
    per scalare colossi leggendari
    e in Rinascente e Standa dire: vinco!,

    per dare a Previti qualche quattrino
    per lo squillante giudice di Roma,
    in Mondadori e Sme un po’ birichino
    in favore dell’uomo con la chioma.

    Ora che tutto questo in primo grado
    risulta un’agghiacciante verità,
    Berlusconi scatena il suo tornado,
    vantando un’assoluta castità:

    “E’ proprio scan-da-lo-sa la sentenza
    pubblicata in campagna elettorale
    da Nicoletta Gandus che è l’essenza
    di giudizio fazioso e non neutrale.”

    Tirato in viso, pallido e scomposto,
    con girocollo black sotto la giacca,
    si dice assai sereno, un tipo a posto:
    “Son qui che mando avanti la baracca

    come da volontà degli elettori
    e non rinuncio al lodo certamente,
    poiché qui debbo far mille lavori.
    Quando il tempo ne avrò, naturalmente,

    in Parlamento andrò, non per spiegare,
    ma per parlar della Magistratura
    e ricordare che mi fa infuriare
    chi sostiene che il lodo è una jattura,

    come dir che non sono Berlusconi!
    Assoluzione certa ci sarà,
    ve lo confesso senza esitazioni,
    quando l’Appello un giorno arriverà!

    Son puro come sono puri i gigli, -
    conclude la sua arringa il Cavaliere -
    lo giuro sulla testa dei miei figli!”
    Signore, se ci sei, fatti vedere!

    Carlo Cornaglia
    20 maggio 2009


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