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Lo stato di salute di un Paese democratico si misura anche dal fatto che un magistrato non può più esercitare le funzioni di Pubblico Ministero da quando le sue inchieste sono penetrate nel cuore del sistema corruttivo che ha inquinato in modo devastante parte delle Istituzioni del nostro Paese. Un sistema di collusioni del quale ritengo facciano parte comitati d’affari politici trasversali, settori del mondo economico-finanziario, taluni magistrati, funzionari pubblici, alcuni appartenenti alle forze dell’ordine, la criminalità mafiosa. Collante di questo sistema sono i poteri occulti, quelli che da troppi anni mantengono le fila di un governo parallelo della cosa pubblica e condizionano la democrazia italiana.

Espropriato ingiustamente del ruolo che ho svolto con assoluta abnegazione per quindici anni - sacrificando gli anni migliori della mia vita -, colpito da quel Consiglio Superiore che - come statuisce la Costituzione - mi avrebbe dovuto tutelare e difendere da attacchi della criminalità dei colletti bianchi, ho deciso di portare i miei ideali di giustizia, la mia passione civile, la mia competenza professionale, il mio entusiasmo, nel luogo in cui veramente si può realizzare la trasformazione sociale: la Politica (strumento per il perseguimento dell’interesse della collettività e del bene pubblico).

Sono convinto che la criminalità organizzata è talmente penetrata nel cuore del nostro Paese che solo attraverso una chiara e coraggiosa azione politica - che faccia sgretolare un devastante sistema castale che ci governa da anni - potremmo dare un diverso futuro ai nostri figli.

Il Paese oggi è nella disponibilità di chi lo unisce sul malaffare, di chi preferisce l’apparire all’essere, di chi privilegia un consumismo senza regole, di chi vuole veline e non cultura, di chi vende la propria dignità, di chi accumula denaro e non persegue valori, di chi vuole distruggere l’ambiente e la storia dell’Italia e non salvaguardarla per consegnarla ai posteri: di chi ha abbandonato la questione morale ed eliminato la cultura quale motore della vita.

Solo una sinergia tra chi si assume un ruolo di prima linea nella rappresentanza politico-istituzionale del Paese - ed io sono a disposizione con tutta la mia forza di volontà - e la società civile (con quella azione partecipativa che è linfa vitale della democrazia) si potrà formare, su tutto il territorio nazionale, una rete per i diritti che difenda la Costituzione Repubblicana e la attui in tutta la sua pacifica valenza rivoluzionaria: il diritto al lavoro, il diritto ad una giustizia uguale per tutti, il diritto alla solidarietà ed all’uguaglianza senza alcuna distinzione di censo, razza o religione, il diritto ad una retribuzione adeguata alle prestazioni professionali, il diritto ad esprimere liberamente il proprio pensiero, il diritto alla salute, il diritto ad un ambiente salubre, il diritto alla cultura, il diritto all’istruzione, il diritto alla formazione: insomma, il diritto alla vita, la volontà di un’altra Italia. Un’altra Italia è possibile, basta volerlo.

Insieme, il Paese che resiste, realizzeremo la nuova resistenza costituzionale.

Luigi de Magistris, candidato indipendente per Italia dei Valori in tutte le circoscrizioni al Parlamento Europeo


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