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 L’anfitrione è il giudice Mazzella
 che ospita il sodal Napolitano,
 il Cavaliere, ahimé, senza donzella,
 Gianni Letta con Angelino Alfano,

 Donato Bruno con Carlo Vizzini,
 i presidenti di due Commissioni.
 Pensare mal non è da birichini,
 il giudice Mazzella ci perdoni,

 visto che fra tre mesi solamente
 la Consulta è chiamata a sentenziare
 su quel famoso lodo che consente
 a Silvio Berlusconi di evitare

 i processi ed il rischio di una cella,
 la geniale invenzion di Angelo Alfano.
 Caso vuole che il giudice Mazzella
 ed il collega suo, Napolitano,

 nella Corte costituzionale
 fra coloro saran che voteranno.
 Anche se non c’è nulla di illegale
 nel sedere alla mensa col tiranno

 che, forte della propria autorità,
 si ritiene al di sopra delle leggi,
 fan notare a Mazzella che non va
 far dubitar che un giudice parteggi.

 Mentre protestano le opposizioni
 e il capo dello Stato non si sente,
 Mazzella, che non vuol sentir ragioni
 né critiche, non solo non si pente,

 ma manda al Cavaliere una missiva,
 che pubblica per farne un casus belli,
 nella qual fra un lamento e un’invettiva
 ci fa capire quanto sian fratelli:

 “Mio caro Silvio, caro presidente,
 una lettera aperta oggi ti invio
 perché dubito molto seriamente
 che l’Ovra sia caduta nell’oblio.

 Nulla di carbonaro o piduista,
 come dice quel tale in Parlamento,
 nell’invitare a casa lo statista
 che porterà l’Italia a salvamento.

 Conversare con te e con altri amici
 non mi sembra per niente sia un misfatto.
 A casa mia non ci son nemici,
 una fidata colf fa il cibo adatto

 e neanche c’è l’ombra di spioni.
 Non è stata la prima quella cena
 né l’ultima sarà, mio Berlusconi,
 almeno fino a quando la catena

 di un totalitarismo nuovo e bieco
 non ci tolga la nostra libertà.
 La barbarie di cui sentiamo l’eco
 certamente paura non ci fa…!”,

 “Anche perché – aggiungiam malignamente –
 nell’Italia, il paese dell’amore,
 dove, più che scopar, guarda la gente,
 soltanto tu puoi fare il dittatore…”

 Dopo aver letto tali amenità
 e capito che fine farà il lodo,
 ci siamo chiesti che menù farà
 la fidata fantesca così ammodo.

 Abbiamo interpellato i fornitori,
 abbiamo ispezionato la monnezza,
 abbiamo percepito i buoni odori…
 questo è il menù, ne abbiamo la certezza:

 “Bigné désir de roi alla Carfagna,
 cotechino in galera nel buon vino,
 linguine di cronista alla sciampagna,
 agnolottini in lodo alla Angelino,

 bracioletta D’Addario alla barese,
 cosciotto di piemme alla Forleo
 con il contorno di fava pugliese,
 zuppa ingese alla Mills e l’apogeo,

 un buon tiramisù alla Noemi.
 Il tutto con dei vini assai squisiti,
 apprezzati perfino dagli astemi
 fra i quali il top dei top: Bric dei banditi!”

 A fine cena, i più si son recati
 a dormire ciascun nel suo lettone,
 mentre Silvio e i gorilla sono andati
 per la strada, in cerca di battone.

Carlo Cornaglia
2 luglio 2009

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