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La Repubblica
10 luglio 2009
Ciancimino, "Il boss Provenzano scrisse a Silvio Berlusconi"
Il figlio dell'ex Dc, condannato per mafia, testimonia al processo Dell'Utri
Il senatore del Pdl sarebbe il mediatore tra il Capo di Cosa Nostra e il premier



La Repubblica
14 luglio 2009
Il figlio di don Vito a pubblici ministeri: "Pronto a darvi
il 'papello' di Riina". Ovvero le richieste dei boss alle istituzioni
Ciancimino jr, l'ultimo segreto
"Patto mafia-Stato, ecco la prova"
di Attilio Bolzoni e Francesco Viviano



La Repubblica
31 luglio 2009
L'ultimo mistero siciliano è una carta sim scomparsa nelle stanze della Corte d'Appello
Dentro c'è anche il numero dell'agente segreto che trattò con Vito Ciancimino
Palermo, sparita una prova
dei contatti fra Stato e mafia
di Attilio Bolzoni e Francesco Viviano



La Repubblica
9 settembre 2009
I nuovi pentiti: contatti fino al '94, anno di nascita di Forza Italia
I fratelli Graviano accostati in più inchieste a Dell'Utri
Dalle carte delle stragi di mafia
quella trattativa tra boss e politica
di Attilio Bolzoni





 Cortina D'Ampezzo: lotta dura senza paura


"Radical-chic, sinistra al caviale: mi fanno un baffo. Certo, un tempo ci soffrivo. Poi ho imparato ad accettarmi. Sono orgoglioso di essere figlio di gente povera. Figlio della Venezia popolare. Ha presente Thomas Mann e Visconti? La Venezia letteraria, crepuscolare? Ecco, tutto il contrario. Da bambino andavo a vedere i siori che mangiavano il gelato a San Marco. Soldi per i gelati io non ne avevo. Andavo a pescare i granchietti e le anguelle, quei pesciolini trasparenti, da fare fritti. E andavo a lavorare con mio padre. Gondoete. Gondole di plastica nera. Vetri di Murano. Souvenir. Avevamo una bancarella in lista di Spagna, accanto alla stazione. E lì, sui marciapiedi di Cannaregio, ho imparato tutto. Il lavoro, il sacrificio. Conoscere la gente, parlarci. Vivevamo in nove in novanta metri quadri, con i miei due fratelli, mia zia vedova e i suoi tre figli. In affitto tutta la vita. Quando papà finalmente mise da parte un po’ di soldi, comprò una Topolino usata; mamma ci rimase male, ancora adesso mi tormenta il pensiero che con quel denaro avremmo potuto comprare la casa. Da qui la mia passione per le case. Tutti dovrebbero avere, più che un lavoro, una casa. Ma io ho un piano: non serve costruire; basta rendere proprietari gli inquilini delle case ex Iacp, trasformando l’affitto in un mutuo. E comunque in casa mia non c’era un libro. Io ho fatto le magistrali, sono maestro abilitato. Ma, un giorno, una giovane supplente mi disse: "Lei non si rende conto di essere diverso?". "In che senso?", risposi. "Non capisce che la sua mente è diversa?". Quella supplente, che non ho più rivisto, mi cambiò la vita. Tornai a casa, parlai con la mamma. Lei capì. Cominciai a studiare il greco la notte, di nascosto. Fino a quando un professore, che aveva intuito, non mi fece tradurre l’epigrafe in greco dei Sepolcri di Foscolo. I compagni compresero. E si schierarono con me: il mio successo era il loro riscatto sociale. Mi amavano, anche perché finivo i compiti in un quarto d’ora e li passavo a tutti. Così ho dato l’esame per passare al Foscarini. Il figlio dell’ambulante, il piccolino, al liceo dei siori. Alla maturità fui il primo della classe. [Nel ’68] ero contro. Fui cacciato dall’assemblea dei figli di papà che chiedevano il 30 politico. Capii subito l’inganno: "Voi siete ricchi, io povero. Ma io ho la testa; voi no. Così voi chiedete voti uguali per tutti, per restare voi ricchi e io povero. Ma così mi fottete!". Ho sempre votato Psi. Oggi sono un socialista di Forza Italia. Lib-lab: liberalsocialista"
(Renato Brunetta, ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, Corriere della Sera, 15 giugno 2008)

"Mentre gestivamo, con tutte le difficoltà del caso, questa crisi, non abbiamo visto l'opposizione. Abbiamo visto invece un'elite, o una sedicente elite, irresponsabile. Non tanto a criticare il governo per quello che faceva e non faceva, ma per buttare giù il governo. Sono sempre le solite: quelle della rendita parassitaria, della rendita burocratica, della rendita finanziaria, della rendita editoriale, senza alcuna legittimazione democratica e popolare. Questa sedicente elite che ha la puzza sotto il naso, che ci spiega sempre come va il mondo, ha pensato solo a come far cadere il governo. Sarò rozzo, sarò semplificatore, ma questa è la realtà. Liberatevi da questo abbraccio mortale di questa cattiva finanza. Rifate la vostra battaglia di libertà se ne siete capaci, la vostra battaglia valoriale, abbandonate al suo destino, schifoso, questa elite di m... e ritornate alla politica, al confronto, senza farvi fare la politica dai giornali. Lo dico alla sinistra sindacale, politica, culturale, a quella per bene. A quella per male dico di andare a morire ammazzata"
(Renato Brunetta, ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, intervento al convegno Pdl "La persona prima di tutto", Cortina D'Ampezzo, Apcom, 19 settembre 2009)

"Bisogna restaurare l'odio di classe. Bisogna promuovere la coscienza del proletariato: i padroni ci odiano e non lo nascondono, noi dobbiamo aiutare i proletari ad avere coscienza della propria classe. Parlo di odio di classe a ragion veduta: i proletari devono odiare i loro padroni come i padroni odiano loro". 
(Edoardo Sanguineti, candidato sindaco di Genova per il "Forum delle sinistre", La Repubblica, Genova, 6 gennaio 2007)


Molto vicino ai problemi della gente, concentrato sulle cose concrete che servono al Paese
 
"Quanto affermato a Cortina dal ministro Renato Brunetta rispecchia perfettamente quello che sta accadendo in Italia. C’e’ un tentativo, neanche troppo celato, di sovvertire un governo eletto dal popolo attraverso operazioni di palazzo che nulla hanno a che fare con l’opinione degli italiani.
Il consenso per questo governo e’ stabile al 60%, ed e’ rimasto costante in tutti questi mesi nei quali lobby giornalistiche e finanziarie hanno tentato di oscurare l’immagine del Presidente del Consiglio. Gli italiani apprezzano un governo che e’ poco radical chic e molto vicino ai problemi della gente, lontano dai salotti, concentrato sulle cose concrete che servono al Paese. Per questo il governo Berlusconi non si fara’ intimidire e continuera’ la sua azione riformatrice".
(Mariastella Gelmini, ministro dell’Istruzione, votaberlusconi.it, 20 settembre 2009 ore 21:31)

"dall'Espresso (PD sta sempre per Patrizia D'Addario e SB per Silvio Berlusconi): ...
'SB: Mi posso permettere? Tu devi fare sesso da sola... Devi toccarti con una certa frequenza'
Sembra che il problema del far sesso da sole verrà discusso al prossimo consiglio dei ministri: si parla d'un indennizzo a favore dell'auto orgasmo...".
(Utente unitas.civitatis, Forum di Panorama, lo spazio dove lettori possono esprimere opinioni sui temi del momento e discutere fra loro, 23 luglio 2009)

"Cari lettori, come al solito si sfora pesantemente nella volgarità. Cerchiamo di evitare questi toni e di discutere civilmente, per favore".
(panorama.it, Forum di Panorama, lo spazio dove lettori possono esprimere opinioni sui temi del momento e discutere fra loro, 23 luglio 2009)



La maggioranza é silenziosa, ma le voci corrono

"Renato Brunetta ha il merito di aver dato voce ad una maggioranza finora silenziosa, ma ora consapevole della propria forza, delle proprie ragioni e delle proprie responsabilità.
Renato Brunetta ha compiuto un’opera culturale, nel senso che ha squarciato il velo di ipocrisia che divide la maggioranza dei cittadini italiani da una minoranza che disprezza il voto popolare, e che pretenderebbe di sostituirsi ad esso sulla base di un’aristocratica concezione della democrazia; una minoranza che spadroneggia nel campo dell’organizzazione della cultura grazie ai denari pubblici, senza volersi assoggettare al giudizio del pubblico anzi disprezzandolo; una minoranza che ha l’ardire di sbandierare ancora una pretesa diversità morale con il risultato di straziare ingiustamente gli avversari politici e di sfigurare il volto dell’Italia nel mondo; una minoranza che non hai mai dismesso l’obiettivo di ribaltare i risultati elettorali, non tramite una sana e regolare competizione, bensì utilizzando l’arma del discredito, del linciaggio mediatico, della delegittimazione morale e dell’uso politico della giustizia"
(Sandro Bondi, ministro dei Beni culturali e coordinatore del Pdl, commento alle parole pronunciate sabato dal ministro della Pubblica amministrazione contro certa sinistra italiana, votaberlusconi.it, 20 settembre 2009 ore 21:34)

"«Articolo 660 del Codice penale, molestia alle persone. Condanna originata da più comportamenti posti in essere dal dottor Dino Boffo dall’ottobre del 2001 al gennaio 2002, mese quest’ultimo nel quale, a seguito di intercettazioni telefoniche disposte dall’autorità giudiziaria, si è constatato il reato». Comincia così la nota informativa che accompagna e spiega il rinvio a giudizio del grande moralizzatore, alias il direttore del quotidiano Avvenire, disposto dal Gip del Tribunale di Terni il 9 agosto del 2004.
Copia di questi documenti da ieri è al sicuro in uno dei nostri cassetti e per questo motivo, visto che le prove in nostro possesso sono chiare, solide e inequivocabili, abbiamo deciso di divulgare la notizia. A onor del vero, questa storia della non proprio specchiata moralità del direttore del quotidiano cattolico, circolava, o meglio era circolata a suo tempo, per le redazioni dei giornali. Dove si chiacchiera, anche troppo, per tirar tardi la sera. C’è chi aveva orecchiato, chi aveva intuito, chi credeva di sapere...
atteniamoci rigorosamente ai fatti, così come riportati nell’informativa: «...Il Boffo - si legge - è stato a suo tempo querelato da una signora di Terni destinataria di telefonate sconce e offensive e di pedinamenti volti a intimidirla, onde lasciasse libero il marito con il quale il Boffo, noto omosessuale già attenzionato dalla Polizia di Stato per questo genere di frequentazioni, aveva una relazione. Rinviato a giudizio il Boffo chiedeva il patteggiamento e, in data 7 settembre del 2004, pagava un’ammenda di 516 euro, alternativa ai sei mesi di reclusione. Precedentemente il Boffo aveva tacitato con un notevole risarcimento finanziario la parte offesa che, per questo motivo, aveva ritirato la querela...»... Nell’informativa, si legge ancora che della vicenda, o meglio del reato che ha commesso e delle debolezze ricorrenti di cui soffre e ha sofferto il direttore Boffo, «sono indubbiamente a conoscenza il cardinale Camillo Ruini, il cardinale Dionigi Tettamanzi e monsignor Giuseppe Betori»".
I primi due non hanno bisogno di presentazione, l’ultimo, per la cronaca, è l’arcivescovo di Firenze. Si dice che le voci corrono. Ma, alla fine, su qualche scrivania si fermano".
(Il Giornale, di proprietà della famiglia Berlusconi, 28 agosto 2009)


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