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    Un debole di mente, tal Tartaglia,
    ha tirato sul viso al Cavaliere
    un souvenir col duomo. La canaglia,
    dribblando di gorilla fitte schiere,

    il premier ha ferito a un labbro e al naso,
    facendogli cadere pur due denti.
    “Qui dell’odio sta traboccando il vaso! –
    si alza immediato il coro dei serventi –

    La colpa è di ben noti giornalisti
    nonché di sovversivi magistrati,
    quella banda di rossi disfattisti
    da lunghissimo tempo ormai impegnati

    nell’istigare all’odio ed al rancore
    contro l’uomo più buono del Paese,
    che non per nulla è l’Unto del Signore!
    Fu istigato da loro il bell’arnese!”

    Premesso che un rivale non si mena,
    poiché in democrazia si dà battaglia
    non armati di una scultura oscena,
    ma delle idee, che non ha Tartaglia,

    può passar per la testa solo a un matto
    di far santo il Berlusca col supplizio,
    poiché Silvio dal volto tumefatto,
    oltre al mal, avrà grande benefizio.

    Quanto all’odio che sprizza da ogni dove,
    hanno ragione i fan di Berlusconi,
    ma avendo ribaltato, ahimé, le prove
    i cattivi han scambiato con i buoni.

    A dare dei coglioni agli avversari,
    a dire che ogni magistrato è pazzo,
    a minacciar con le tivù i compari,
    aggiungendo: “Mi avete rotto il cazzo!”

    a Follini e Casini, un dì lacché,
    a dar del criminoso ad Enzo Biagi,
    è stato quel brav’uomo del premier,
    lo stesso che dà agli altri dei malvagi.

    A dire che è di merda la sinistra,
    aggiungendo: “Ma va’ a mmori’ ammazzata!”
    è il nano che ogni dì ci somministra,
    mai fannullone, almeno una cazzata.

    A dir che dalle bergamasche valli
    son pronti a scendere trecento armati,
    fucili ben oliati e duri i falli,
    a raddrizzar piemme handicappati,

    a organizzar padane ronde verdi
    con proiettili da trecento lire,
    è quel Bossi che sembra che si smerdi
    col tricolor, il meglio fan del Sire.

    A dir che è un killer ogni magistrato
    ed un mafioso il giudice Caselli
    è tale Sgarbi, pacifista nato,
    che sbandiera d’ulivo i ramoscelli.

    A proclamar che devono morire
    quelli avversi alla croce nelle scuole,
    è quel La Russa che ci fa soffrire
    non sai se per la faccia o le parole.

    Chi accusa Boffo di essere ricchione,
    Veronica di farsi su un gorilla
    e Gianfranco di andar con le battone,
    è tal Feltri che a Silvio i soldi spilla

    per fare il direttore del Giornale,
    una nota testata pacifista.
    L’ultimo, in campo sceso col grembiale,
    la tessera e il compasso piduista,

    è un vecchio socialista, tal Cicchitto,
    servitor del padrone del momento,
    della prima Repubblica un relitto
    e della nuova un pessimo elemento:

    ce l’ha col gruppo Espresso, con Santoro,
    con Travaglio, nei media terrorista,
    con coloro che spiegan fuor del coro
    che Silvio è tutto, meno che statista.

    Si alza dall’ospedal San Raffaele
    la voce del Berlusca e nel tumulto
    dice parole dolci come il miele
    per por fine alla guerra dell’insulto:

    “L’amor vince sull’odio e sull’invidia…
    Appena mi alzerò da questo letto
    non temeremo più nessuna insidia.
    So come fare, Putin me l’ha detto…”
               
    Carlo Cornaglia
    16 dicembre 2009


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