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 U ministru lo chiamano ad Imperia,
 mentre a Roma il suo nome è Sciaboletta.
 Scajola, che non ama la miseria
 ed, ahimé, vivi e morti non rispetta,

 ha comprato dalle sorelle Papa
 un alloggio di fronte al Colosseo
 con una vista che ogni dì lo arrapa,
 per la qual fece al fisco marameo.

 Ben ottanta gli assegni circolari
 in nero corrisposti alle sorelle
 dopo averli ottenuti dai compari
 di Anemone, un amico per la pelle,

 ottanta assegni, frutto d’intrallazzi,
 ipotizza un piemme malpensante,
 un di quelli che Silvio chiamò pazzi.
 Per l’alloggio con vista entusiasmante

 al prezzo del contratto dal notaio
 gli euro aggiunti son novecentomila
 e per lo Sciaboletta qualche guaio
 per questi ottanta assegni si profila.

 “Io non mi lascio certo intimidire
 da un attacco infondato e menzognero,
 mi hanno offerto un alloggio a poche lire
 e non so nulla degli assegni in nero!

 E’ amico chi la casa mi ha scovato
 di un Gentiluomo di Sua Santità
 che, come tale, non ha mai peccato
 anche se adesso in una cella sta…

 Mediatico è il processo che mi fanno
 coprendo me, illibato, con il fango,
 ma capiscono tutti che è un inganno.
 Dimissioni? Giammai, io qui rimango!”,

 ha proclamato intrepido Scajola,
 mentre la banda dei sodali strilla
 latrando come un can con la parola.
 Berlusconi, Cicchitto, la Brambilla,

 Gasparri, Micciché, Lupi, Rotondi:
 “Un attacco mediatico incivile
 inventato da giornalisti immondi,
 rappresentanti di una stampa ostile!”

 Il tempo passa… e l’affar s’ingrossa,
 fioccano le conferme e i testimoni.
 A Scajola non resta che una mossa:
 “Ho appena dato le mie dimissioni

 all’amato premier Silvio Banana.
 Mi sarà così facile acclarare
 chi è stato quel gran figlio di puttana
 che mi ha pagato mezzo casolare

 senza informarmi e contro il mio interesse.
 Il giorno nel qual scopro chi l’ha fatto
 faranno i miei legal le azion connesse
 al pronto annullamento del contratto!”

 Il futuro dirà chi la colletta
 ha fatto per dir grazie in gran segreto
 al ministro agli Interni, Sciaboletta:
 coloro che alla Diaz e a Bolzaneto,

 ai tempi del G8 genovese
 sono stati picchiati ed hanno i segni
 delle botte dai poliziotti prese.
 Ottanta torturati, ottanta assegni.

 Carlo Cornaglia, 4 maggio 2010



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