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23 Novembre 2007 - La Corte costituzionale dichiara illegittima la distruzione delle intercettazioni "casuali" dei parlamentari.

La Marga flickr.comLa Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità "dell’art. 6, commi 2°, 5° e 6° della Legge n. 140/2003 (Disposizioni per l'attuazione dell'art. 68 della Costituzione nonché in materia di processi penali nei confronti delle alte cariche dello Stato) nella parte in cui prevede che – ove la Camera competente neghi l'autorizzazione all'utilizzazione delle intercettazioni «indirette» o «casuali» di conversazioni cui ha preso parte un membro del Parlamento – la relativa documentazione debba essere immediatamente distrutta, e che i verbali, le registrazioni e i tabulati di comunicazioni, acquisiti in violazione del disposto dello stesso art. 6, debbano essere dichiarati inutilizzabili in ogni stato e grado del procedimento", ossia, "anche nei casi in cui le intercettazioni debbano essere utilizzate nei confronti di soggetti diversi dal membro del Parlamento, le cui conversazioni o comunicazioni sono state intercettate”.
    
Nel motivare la propria decisione la Corte osserva,  tra l’altro, che la norma introduce “una disparità di trattamento non soltanto tra il titolare del mandato elettivo e i terzi ... ma tra gli stessi terzi” e che “le disposizioni in parola finiscono, di fatto – senza alcuna base di legittimazione costituzionale – per configurare una immunità a vantaggio di soggetti che non avrebbero comunque ragione di usufruirne, in quanto non chiamati ad esercitare alcun mandato elettivo”. 
    
La Corte rileva anche che “ciò che rende contrastante il complesso di norme in esame non soltanto con il parametro dell'eguaglianza, ma anche con quello della razionalità intrinseca della scelta legislativa, è il fatto che – per neutralizzare gli effetti della diffusione delle conversazioni del parlamentare, casualmente intercettate – sia stato delineato un meccanismo integralmente e irrimediabilmente demolitorio, omettendo qualsiasi apprezzamento della posizione dei terzi, anch'essi coinvolti in quelle conversazioni”.

La censura di illegittimità costituzionale “comporta che l'autorità giudiziaria non debba munirsi dell'autorizzazione della Camera, qualora intenda utilizzare le intercettazioni solo nei confronti dei terzi. Invece, qualora si voglia far uso delle intercettazioni sia nei confronti dei terzi che del parlamentare, il diniego dell'autorizzazione non comporterà l'obbligo di distruggere la documentazione delle intercettazioni, la quale rimarrà utilizzabile limitatamente ai terzi”.

Leggi la sentenza

Pubblicato il 6/12/2007 alle 20.9 nella rubrica Signori della corte I.

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