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Napoli, una discarica per la monnezza e una per Antonio "'o Re"

Foto di IrishPics da flickr.comVanity Fair, 5 marzo 2008
Non esiste un inceneritore, né un'ecoballa, né un cassonetto dotato di tritarifiuti, in grado di smaltire Antonio Bassolino e il suo inspiegabile sorriso: “Dimettermi sarebbe come disertare”, ha detto alle agenzie dopo il nuovo rinvio a giudizio per lo scandalo planetario della monnezza. E poi: “Non è il momento di abbandonare Napoli e la Campania”.

Napoli e la Campania (in effetti) uno come Antonio Bassolino se lo sono votato, coccolato e cresciuto. Per due volte lo hanno eletto sindaco, assecondando con sventata letizia quella gigantesca balla mediatica del Rinascimento napoletano che in dieci anni ha divorato enormi finanziamenti pubblici, moltiplicando assunzioni e clientele, compresi i 20 mila spazzini (4 volte più di Milano) che da allora a oggi si tengono a notevole distanza dai cumuli che imputridiscono sotto al cielo, bevono caffè, allargano le braccia, fanno la solita lagna delle vittime senza colpa e senza scopa.

Non contenti lo hanno accettato come Commissario straordinario per l’emergenza rifiuti mentre le discariche si moltiplicavano in clandestinità e gli inceneritori progettati sparivano nel nulla. Poi addirittura lo hanno votato Governatore dell’intera Regione. Nominandolo ’O Re. Inchinandosi tutti al suo dominio. Ai suoi capricci. Fino al collasso di questi mesi, all’esercito in campo, alle barricate, agli scontri. All’impazzimento di una intera comunità che odia e si odia al tal punto da innescare in proprio la frana che li ha intrappolati e li sommergerà.
 
Di questo pauroso destino Antonio Bassolino è la chiave in quanto primo artefice ed è lo specchio in qualità di ultima vittima. Smaltirlo nella discarica della politica non sarà la soluzione, ma intanto è la premessa.

Pubblicato il 5/3/2008 alle 22.30 nella rubrica Pino Corrias.

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