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Lettera aperta

 
Egregi Signori,
ci permettiamo di proporre alla Vostra cortese attenzione questo appello quanto mai accorato e vibrante: si tratta di una "lettera aperta" di Claudio Tecchio, direttore dell'Agenzia Dossier Tibet (www.dossiertibet.it) che, pensiamo, merita di essere divulgata nel modo più ampio possibile, alla vigilia della più gigantesca "farsa" che il mondo si appresta a celebrare.

Vi preghiamo pertanto di inoltrarla (e, se lo ritenete opportuno, di tradurla in altre lingue) al mondo dell'informazione e dei media in genere, in Italia e all'estero, nella speranza che il maggior numero possibile di giornaliste e giornalisti cominci a provare un senso di imbarazzo, per non dire di vergogna, per quanto finora avrebbe potuto fare (e magari non ha fatto per pressioni ed interessi facilmente immaginabili) e ad imprimere una svolta alla propria "carriera" professionale, nel segno del rigetto di eventuali umilianti compromissioni ed alla ricerca della Dignità piena degli Uomini Liberi.
                                                                       
Pasquale Totaro

Comitato Storico-Umanitario
"UN GIARDINO PER TUTTI I MARTIRI E I GIUSTI A ..."
Via San Pio V, 18 bis - 10125 Torino 

Care/i giornaliste/i "accreditate/i"
 
Il CIO vi aveva detto che almeno per qualche giorno, e solo per voi, la censura preventiva del regime comunista avrebbe allentato i controlli.
Ma ieri accendendo il computer vi siete accorti che, "stranamente", molti siti risultavano inaccessibili.
I cinesi, ed il CIO, vi avevano anche fatto credere che avreste potuto muovervi liberamente in tutto il paese ma oggi scoprite che in molte zone non ci potete mettere piede.
Volevate andare a Pechino "per dare voce al dissenso" ma i dissidenti, come era facile prevedere, sono finiti tutti in carcere o nei gulag.
Volevate "parlare con la gente comune, con i diseredati e gli ultimi". Ma i diseredati, come si poteva facilmente immaginare, li hanno già deportati da mesi e gli "ultimi" rimasti non sono certo disposti a parlare con voi sapendo di rischiare la galera.
Prima di autorizzarvi ad entrare in Cina, complici le autorità di molti paesi "liberi", a vostra insaputa vi hanno fatto anche l'esame del sangue ed ora i vostri dati sensibili sono negli archivi della polizia politica cinese.
E adesso che "finalmente" siete arrivati nella camera d'albergo scoprite che è imbottita di microfoni e telecamere che dovrebbero monitorarvi giorno e notte.
Che la vostra posta elettronica, sia in arrivo che in partenza, viene letta con attenzione da centinaia di zelanti funzionari di partito che decidono di volta in volta se inoltrarla sul vostro computer.
Che i vostri telefoni sono sotto controllo.

Capisco che "tenete famiglia" (ed i compensi pattuiti, trasferta compresa, fanno gola ) ma credo che a tutto ci sia un limite e questo limite, anche se non ve ne siete accorti, i comunisti cinesi l'hanno passato da un pezzo.

Un sussulto di dignità consentirebbe anche a qualcuno di voi di riscattarsi per tutte le menzogne scritte, per tutte le veline propinate ai lettori spacciandole come "verità dei fatti", per i lunghi silenzi sulle atrocità del regime, per i maldestri tentativi di criminalizzare i giovani patrioti tibetani.

Gridate finalmente al mondo quello che in tutti questi anni avete finto di non sapere per non perdere la ghiotta occasione di partecipare al "Grande Evento Olimpico".
E poi fate i bagagli e tornatevene a casa sbattendo la porta in faccia ai boia di Pechino !

Claudio Tecchio
 
Campagna di Solidarietà con il Popolo Tibetano

Pubblicato il 6/8/2008 alle 11.6 nella rubrica Diario.

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