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Gomorra


    Minacciosa è la camorra
    con l’autore di Gomorra
    che col libro in campo scese
    perché fosse ben palese
   
    che ormai molti territori
    sono in mano a lor signori
    e lo Stato se ne frega.
    Lo scrittor Saviano spiega:
   
    “Voglio stare fra la gente,
    voglio andar liberamente
    per le strade senza scorta..
    Voglio aprir qualunque porta
   
    senza avere alcun timore
    di finir lassù al Creatore.
    Una sola cosa chiedo:
    di narrar quello che vedo
   
    in completa libertà.
    E non posso farlo qua,
    dove vivo relegato,
    dagli amici abbandonato
   
    per la fifa che li piglia.
    Voglio avere una famiglia,
    una donna, dei bambini.
    Perciò andrò fuor dei confini
   
    di un’Italia a me proibita
    per riavere la mia vita!”
    Al sentir le sue ragioni
    parlano le Istituzioni,
   
    degli ipocriti c’è il coro:
    “Grazie al tuo capolavoro
    finalmente abbiam capito
    e lo Stato è ormai agguerrito
   
    nella lotta ai camorristi.
    Non andartene, resisti,
    la dovuta protezione
    ti assicura la Nazione
   
    per la qual sei stato un faro!”
    Garantisce il monnezzaro:
    “Caro amico, tieni duro
    e il governo, te lo giuro,
   
    la nazion affrancherà
    dalla criminalità.
    Con la determinatezza
    con la quale la monnezza
   
    abbiam tolto dalle strade
    farem fuori le masnade
    di feroci camorristi.
    A voi, impavidi cronisti
   
    dalla penna risoluta,
    gratitudine è dovuta
    dalla gente ed in eterno,
    ma di più darà il governo:
   
    a ciascun garantirà
    total incolumità,
    abolendo la paura.
    Berlusconi ve lo giura!”
   
    “Per risolver la questione
    nascerà una commissione
    con l’apporto di tre saggi,
    tre ben noti personaggi
   
    dal curriculum specchiato
    in difesa dello Stato,
    tre lacchè di Berlusconi,
    di legalità campioni.
   
    Tal Lunardi, il costruttore,
    che un dì disse, senza orrore:
    “Con la mafia si convive!”,
    dimostrandosi proclive
   
    a una lotta assai accanita
    da far alla malavita.
    Tal Schifani, diventato
    presidente del Senato
   
    non si sa per qual virtù,
    l’uomo che fu in gioventù
    socio di qual Mandalà
    che per mafia prenderà
   
    otto anni di prigione
    e il cui figlio fu amicone
    di Bernardo Provenzano.
    Tal Dell’Utri, il siciliano
   
    amicon di lungo corso,
    condannato per concorso
    in associazion mafiosa,
    nove anni, brutta cosa,
   
    pur se solo in primo grado.
    L’uom che, certo suo malgrado,
    ha fornito al Cavaliere
    Mangano, quello stalliere
   
    rivelatosi mafioso,
    un eroe meraviglioso,
    forse per la sua omertà,
    come disse tempo fa
   
    in campagna elettorale
    dell’Italia il principale.”
    L’entourage di Berlusconi
    non giustifica illusioni,
   
    nell’Italia di Gomorra
    mafia, ‘ndrangheta e camorra
    agiranno indisturbate,
    se va ben non aiutate.
   
    Noi diciam perciò a Saviano:
    “Se con un coraggio insano
    della vita vuoi far scempio
    per poter esser d’esempio,

    resta sempre qui con noi,
    ma i problemi saran tuoi.
    Ma se tieni alla tua vita,
    scappa via, quella è l’uscita!”
           
    Carlo Cornaglia
    16 ottobre 2008

Pubblicato il 21/10/2008 alle 18.36 nella rubrica Le poesie di Carlo Cornaglia.

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