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Lobby continua


Vignetta di NatangeloFare politica vuol dire individuare i problemi e trovare le possibili soluzioni. È questo il motivo per cui andiamo a votare. È questa la ragione per cui (quando ci è ancora permesso) scegliamo il  candidato "A" piuttosto che il candidato "B". Le domande che il cittadino si pone sono infatti semplici: mi posso fidare di quest'uomo?, di questo partito? E ancora: questo parlamentare o questo sindaco ha le capacità per migliorare le mie condizioni di vita o lo stato delle cose?
Anche quando la sfiducia nel sistema, o se preferite nella Casta, è generalizzata tutti finiscono per seguire più o meno questo ragionamento e alla fine la preferenza va a chi è considerato il meno peggio. Così alle ultime elezioni gli Italiani si sono sconsolatamente rivolti al centro-destra ritenuto  più affidabile, meno litigioso e più efficiente del centro-sinistra. Il modo con cui il centro-sinistra (assolutamente analogo a quello del centro-destra) ha governato in molte realtà locali e gli scandali politico-affaristici che lo hanno coinvolto hanno poi finito per confermare negli elettori di Berlusconi la bontà della scelta a suo tempo presa. Detto volgarmente: se anche quelli di sinistra rubano non si vede perché debbano essere preferiti alla destra.

Ovviamente le cose sono molto più complicate, ma questi grosso modo sono i pensieri che passano per la testa dell'elettore medio. Silvio Berlusconi, forte di trent'anni di esperienza nel modo dei media e della pubblicità, lo sa e si muove di conseguenza: non per niente sostiene di voler riformare le intercettazioni e la magistratura per risolvere i (falsi) problemi della privacy e della libertà dei cittadini. Gioca cioè d'anticipo, individua quelli che secondo lui sono i mali, li pone al centro del dibattito, e propone soluzioni.

Il centro-sinistra invece non riesce nemmeno a segnalare con chiarezza le questioni da risolvere. La riprova è in quello che accade in questi giorni. Tutti nel Pd, ma anche molti nel Pdl, dicono che i continui scandali sono dovuti a una generale la debolezza della politica nei confronti delle imprese. Pur di garantirsi il consenso di amministratori locali e nazionali si vendono per due lire, nella speranza che l'imprenditore di turno sia in grado di appoggiarli nelle campagne elettorali future, e tessono fitte ragnatele di rapporti occulti che possano in qualche modo favorire le loro carriere. Questo generalizzato modo di fare ha ovviamente dei costi: l'amministrazione pubblica alla lunga diventa sempre più dispendiosa e inefficiente. Proprio perché governata direttamente da una politica che non si limita a fare le regole, ma interviene direttamente nelle scelte amministrative per favorire questo o quello.

Le soluzioni per tentare d'invertire questa tendenza però ci sono. E potrebbero essere oggetto di una grande campagna tesa a recuperare la fiducia degli elettori.

Il Pd, insomma, invece che inseguire Berlusconi sullo scivoloso campo della riforma della magistratura, dovrebbe proporre delle strade alternative. Per esempio: una legge che sul modello di quanto accade in altri paesi regolamenti in maniera ferrea l'attività dei lobbisti. Quancuno storcerà il naso, lo so. Negli Usa, dove la tradizione delle lobby corre di pari passo con la storia della democrazia, nonostante le leggi, gli scandali esplodono lo stesso. Ma almeno si sa chiaramente che cosa un uomo politico può fare e cosa no. Ma non basta: l'Italia ha firmato, ma non ancora ratificato, i trattati internazionali anti-corruzione. Il Pd, per essere credibile, dovrebbe chiedere che il parlamento, prima di occuparsi d'intercettazioni, li ratificasse: in questo modo anche nel nostro Paese il traffico d'influenza diverrebbe reato. Infine dovrebbe essere proposta una legge che  stabilisca una volta per tutte in che modo i partiti devono tenere la loro contabilità e che riabbassi la soglia, fatta scandalosamente salire fino a 50mila euro da Berlusconi, oltre la quale i finanziamenti devono essere dichiarati.

Il centro-sinistra, insomma, dovrebbe approfittare della crisi per imporre la propria agenda. Lo farà? Non credo. Le idee camminano sulle gambe degli uomini (e delle donne). E di uomini da quelle parti se ne vedono ormai gran pochi.
(Vignetta di Natangelo)

Pubblicato il 8/1/2009 alle 17.41 nella rubrica Peter Gomez.

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