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Il guastafeste

IL FATTO QUOTIDIANO: ORA E' POSSIBILE ABBONARSI CON PAYPAL
Cari amici del Fatto Quotidiano,
mancano due mesi esatti all’uscita in edicola del Fatto Quotidiano. E abbiamo qualche altra buona notizia da comunicarvi. Stiamo lavorando al progetto grafico, al sito web, alla composizione della redazione e del parco collaboratori, per essere pronti a uscire in edicola e online - come promesso – il 23 settembre. E le notizie che ci giungono quotidianamente dal fronte degli abbonamenti sono altrettante boccate d’ossigeno.

Da quando abbiamo attivato la soluzione di pagamento con carta di credito e abbiamo inviato l’email esplicativa ai 40 mila aspiranti abbonati che si erano prenotati, cioè da una settimana,  abbiamo ricevuto versamenti per 11500 abbonamenti effettivi (in gran parte con carta di credito, ma anche con conto corrente bancario e, in misura minore, postale).
La gran parte, circa il 66%, ha scelto di abbonarsi alla versione online (scaricabile dalla mezzanotte del giorno prima in Pdf), mentre gli altri hanno optato per l’abbonamento postale semestrale o annuale. E l’afflusso continua al ritmo diurno di un abbonato al minuto. La cifra di oltre 11 mila va al di là delle nostre più rosee previsioni iniziali e ci dà carica ed entusiasmo. Sentiamo di lavorare insieme a un piccolo, grande progetto comune. Sentiamo che il nostro sogno di fare un giornale per i lettori” e “dei lettori” sta diventando realtà...
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Immagine di Roberto CorradiDalla rivista "A" in edicola

Il cinema italiano è salvo. Chi temeva che i tagli selvaggi al Fus, il Fondo unico dello spettacolo, da parte del governo potessero mettere in ginocchio l’industria cinematografica nazionale (peraltro ferma a pellicole di tre anni fa, “Il divo” e “Gomorra”) si sbagliava di grosso. Ora, a tenere alta la bandiera tricolore di celluloide, ci pensa la Padania.
Il ministro Umberto Bossi e il viceministro Roberto Castelli hanno voluto presenziare entrambi – un autentico trust di cervelli - all’inaugurazione del “Polo del cinema” appena aperto alla periferia di Milano grazie ai 9 milioni stanziati dalla Regione Lombardia. “E’ la nostra Hollywood”, ha proclamato restando serio il primo. “In tutte le fiction televisive – ha tuonato il secondo – i protagonisti, che siano bergamaschi, altoatesini o tedeschi, parlano sempre romanesco. E’ insopportabile. Dà fastidio. Con il nuovo polo lombardo si pongono le premesse per un’azione culturale migliore. Quindi, quando ci sono ambientazioni milanesi, si parli milanese”. Castelli ce l’ha con le due fiction dedicate a Papa Giovanni XXIII, “che era un bergamasco verace e sentirlo parlare romanesco è sbagliato, dà fastidio da un punto di vista culturale”.
Nessuno gli ha spiegato che nelle due fiction il Pontefice era interpretato da due attori stranieri (a parte Massimo Ghini che lo impersonava nella fase giovanile): Edward Asner e Bob Hoskins. Escludendo che i due attori anglofoni parlino il romanesco, se ne deduce che il problema era nel doppiaggio: bastava farli parlare con la voce di due doppiatori lombardi e il problema era risolto, anche girando il film a Roma (dove peraltro ha sede, se non andiamo errati, il Vaticano).

Ma il duo Bossi-Castelli ha grandi progetti, “dal punto di vista culturale” ça va sans dire, convinto (peraltro in buona compagnia, da Mussolini a Veltroni) che la politica debba mettere il becco anche nel cinema. Il Senatur, noto cinefilo, annuncia che il Polo cinematografico padano regalerà presto alla Nazione un imperdibile film sulla vita di Marco d’Aviano, un frate cappuccino veneto che incitò a suon di messe e rosari le truppe del Sacro Romano Impero trascinandole alla vittoria contro i turchi alle porte di Vienna. Se ne sentiva proprio la mancanza. Come del resto del capolavoro sul Barbarossa e su Alberto da Giussano, realizzato per Raifiction da Renzo Martinelli e anticipato con apposito trailer dal Senatur al recente raduno di Pontida. “C’è Bossi che mi sta facendo una testa tanto con questo cavolo di fiction di Barbarossa...”, confidava esausto Silvio Berlusconi due anni fa all’allora direttore di Raifiction Agostino Saccà, in una famosa telefonata intercettata. “Il signor regista – replicava Saccà - ha fatto un errore madornale, perché un mese fa ha dato… un’intervista alla ‘Padania’, dicendo che aveva parlato con Bossi e che... io ero riuscito a rimettere in moto la cosa, che era tutto a posto perché aveva parlato col Senatùr... Il regista Martinelli è un bravo regista, però è uno stupido, un ingenuo, un cretino proprio...”.

Ecco, ora ci sarà un polo apposito per registi cretini che prendono ordini dalla Lega. Ne guadagnerà “il punto di vista culturale”. Basta mezzecalzette romanesche tipo Sordi o Mastroianni, per non parlare dei cialtroni napoletani tipo Totò, i De Filippo, la Loren, Troisi o Servillo. A quando una bella fiction sulle ronde padane?
(immagine di Roberto Corradi)

Segnalazioni

La lunga vita dei sacchetti di plastica - scarica il pps con gli effetti dell'abuso di materiali non biodegradabili

La disinformata nazione di Berlusconi - di John Hooper (The Guardian, 21 luglio 2009)

Traduzione a cura di Italiadallestero.info

Pubblicato il 24/7/2009 alle 16.54 nella rubrica Marco Travaglio.

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