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Un'idea geniale: l'indulto democratico


Foto di iperio da flickr.comSignornò

da l'Espresso in edicola


A furia di cambiar nomi e leader, il centrosinistra non ha ancora risposto a due domande fondamentali. Perché, dalla caduta di Prodi, il Pd ha perso tutte le elezioni? E perché nell'ultimo anno ha lasciato per strada 4,1 milioni di voti?

Senza risposte chiare, l'emorragia degli 'ex voti' proseguirà, nonostante l'impegno profuso in primarie, congressi, tesseramenti e arrapanti dibattiti sul partito liquido o solido (ma soprattutto gassoso). Quattro anni fa, estate 2005, prima dello scandalo di Bancopoli, il centrosinistra era 10-15 punti sopra il centrodestra. Oggi si ritrova 11 punti sotto (anche per le divisioni della sinistra). E i sondaggi fra gli elettori parlano chiaro: le colpe più imperdonabili sono l'indulto e la mancata legge sul conflitto d'interessi. Oggi chi compì quelle scelte scellerate, anziché ritirarsi a vita privata, seguita a pontificare e si accinge a riprendersi il partito. Massimo D'Alema si dipinge addirittura come colui che "più di ogni altro tentò di risolvere il conflitto d'interessi". Balle. Stefano Passigli ricorda che "alla vigilia del voto del 1996 si preferì evitare che Berlusconi potesse fare la vittima".

D'Alema si recò in visita pastorale a Segrate per annunciare urbi et orbi a Confalonieri e al Gabibbo che "Mediaset è un grande patrimonio del Paese" (in realtà, lo era solo dei suoi azionisti). Poi proseguì sulla stessa china con la Bicamerale. Ora scopriamo che non si fece una legge doverosa per non far piangere il Cavaliere. Come rinunciare a punire l'eccesso di velocità, il furto e la rapina per evitare che pirati, ladri e rapinatori se ne abbiano a male. Geniale. Quanto all'indulto, c'è ancora qualche giapponese nella jungla che lo difende: l'ineffabile Luigi Manconi, l'ex sottosegretario alla Giustizia che in tandem con Mastella concepì il 'liberi tutti' del 2006, scrive sull'Unità che "l'atto di clemenza ha fatto bene al carcere e alla società". Infatti una ricerca dell'Università di Torino dimostrerebbe che "più carcere si fa, più si delinque" (forse perché, più si delinque, più carcere si fa).

Tenetevi forte perché il presunto ragionamento è portentoso: su 30 mila indultati (più migliaia di persone liberate dalle pene alternative e altre che in carcere non sono più entrate), "il tasso di recidiva è del 28,4 per cento. meno della metà del tasso di recidiva della popolazione detenuta" non indultata. Ergo l'indulto avrebbe "contribuito alla sicurezza collettiva". Par di sognare. Intanto perché il tasso di recidiva degli indultati, a soli tre anni di distanza, non tiene conto di chi è tornato a delinquere ma non è stato scoperto. Eppoi, se quasi 10 mila indultati su 30 mila sono tornati dentro, l'indulto ha prodotto 10 mila nuove vittime che, senza indulto, non avrebbero subito alcun reato.

Manconi potrebbe esporre la sua bizzarra teoria ai parenti dei morti ammazzati o alle donne violentate da gente uscita con l'indulto. E poi affiggere manifesti con lo slogan: 'Vota Pd, c'è pure Manconi'. Così, per vedere l'effetto che fa.
(Foto di iperio da flickr.com)

Segnalazioni

Siamo due studenti universitari di 21 e 23 anni. Abbiamo inviato una lettera al presidente della Repubblica, giorni fa, per esprimere la nostra delusione, ma anche nel tentativo di ricevere qualche spiegazione, di vedere uno spiraglio di luce. Non abbiamo ancora ottenuto risposta...
Di Nino Stefano, Noemi Alagia


Pubblicato il 16/8/2009 alle 12.30 nella rubrica Marco Travaglio.

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