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Nel nome del Signore, obietta e dà dolore


    A Poznan son riuniti i farmacisti
    cattolici e il Papa è intervenuto:
    “Mi raccomando, non fate gli affaristi:
    si spalanca l’inferno in un minuto

    se, per seguire le leggi del mercato,
    scordate l’adesione al magistero
    e quello che la Chiesa vi ha insegnato.
    Non c’è rosario né preghiera o cero

    che vi possa mandare in paradiso
    se offendete un embrione od una vita
    Dall’alto del mio pulpito vi avviso:
    se non fate obiezion per voi è finita!

    Non vendete il cachet del giorno appresso,
    la pillola perversa ed assassina
    che annulla i risultati dell’amplesso.
    Se volesse abortir qualche tapina,

    non datele la RU quattro otto sei,
    niente pietà per chi vuol abortire!
    E’ vero, rinunciate a degli sghei,
    ma del suo mal potrete poi gioire!”

    Invece di salvifici dottori
    avremo presto nelle farmacie
    valanghe di crudeli confessori
    come si trovan nelle sacrestie.

    “Dottore, per favore, un veramon.”
    “Perché mi chiede questa medicina?”
    “Sento un grande dolore al capoccion…”
    “Il male al paradiso la avvicina,

    la sofferenza dedichi al Signore…”
    Entra un tipo piuttosto sbrigativo:
    “Da sei giorni non vado, per favore,
    mi fornisca un potente lassativo…”

    “Stitichezza? Il Signor l’aiuterà
    senza l’umiliazione dei purganti.   
    Pregando, prima o dopo la farà,
    come la fanno in ciel angeli e santi.”      

    Entra un padano verde, un po’ in calore:
    “Vorrei un preservativo, lei mi aspetta…
    da molti giorni non facciam l’amore…”
    Il dottore gli dà la sua ricetta:

    “Lei è un grande peccatore, ma non teme
    di finire all’inferno difilato?   
    Iddio non vuole che si sprechi il seme,
    si faccia in fretta un bagno ben gelato

    per vincere la sua concupiscenza.
    E’ mille volte meglio di un Hatù
    dal peccato carnal fare astinenza…
    Poi senza guanto scoperà lassù ,

    come fanno ogni dì angeli e sante.”
    Un tipo con il naso che gli cola        
    e con gli occhietti da febbricitante    
    entra e sussurra incerto una parola:

    “Dottore, per la febbre una supposta…”
    “La supposta, mi spiace, non si può -
    dal farmacista arriva la risposta -
    pur se ha la febbre, non gliela darò!

    Si tratta di una cura per via anale
    e quello che riguarda un orificio
    offende gravemente la morale:
    ritorni col permesso pontificio!”

    Dal farmacista entra il Cavaliere
    con una prostituta che lo arrapa:
    “Tre Viagra con tre condom, per piacere,
    ho la ricetta, me l’ha fatta il Papa…”

    Carlo Cornaglia
    16 settembre 2009

Pubblicato il 17/9/2009 alle 10.35 nella rubrica Le poesie di Carlo Cornaglia.

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