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Il cavaliere della solitudine


Vignetta di FranzaroliVanity Fair, 7 ottobre 2009

Narrativamente questa storia delle escort è anche una tragedia: la tragedia dell’uomo più ricco, più potente e più solo d’Italia. Ci rivela che Silvio Berlusconi possedendo tutto (o quasi tutto) non possiede nulla (o quasi nulla) e che per organizzarsi una cena è costretto a comprarsi non solo l’argenteria e il risotto, ma pure i commensali. Un po’ di maschi in cardigan che accorrono per fare affari. E un po’ di femmine a tassametro che sono lì per sdraiarsi tra quegli affari e divertire i titolari.

La circostanza - se non implicasse alcuni capisaldi della democrazia come la libertà di stampa, il diritto di conoscere le qualità morali e mentali del capo del governo, l’equilibrio della sua condotta che è sempre pubblica, mai privata -  sarebbe persino patetica. Lo scandalo è clamoroso e se ne indigna il mondo intero. Ma il suo risvolto umano è se possibile più penoso. Il Cavaliere ha un partito, due famiglie, cinque figli, cinquanta aziende, migliaia di militanti, tredici milioni di voti. Ma per non rimanere solo nei suoi palazzi, deve fare shopping di ragazze. Distribuirle sui divani. Tormentarle con i suoi video autocelebrativi. Pagare i comici del Bagaglino e obbligarli a ridere delle sue vecchie barzellette. Esibire la sua amicizia con Putin, Bush e Gheddafi, come se ci fosse da vantarsene. Raccontare aneddoti piccanti. E poi scegliere - tra le signorine che sognano un ricco risarcimento - la compagnia per la notte, credendosi un veterano della conquista gratuita. Eguaglia per tristezza la storia di quel tale Von Aschenbach, che il Cavaliere non ha mai letto, ma che qualcuno dovrebbe trovargli su Google.
(Vignetta di Franzaroli)

Pubblicato il 7/10/2009 alle 15.36 nella rubrica Pino Corrias.

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