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Max facci sognare



Signornò
da L'Espresso in edicola


Ormai il Pd fa autocritica le rare volte che ne azzecca una e non la fa quando dovrebbe. Anna Finocchiaro aveva indovinato una battuta: quando Berlusconi ha detto "meno immigrati, meno crimini", gli aveva risposto "meno premier, meno crimini". Ma ha subito fatto marcia indietro: "È stata una battuta infelice e me ne scuso". In compenso Massimo D'Alema, reduce dai trionfi pugliesi, è stato premiato con la presidenza del Copasir: e non solo dai membri del Pdl (il che è comprensibile, con tutto quel che ha fatto per loro), ma anche da quelli del Pd. Come ha detto Umberto Eco, "non ne indovina una da quando non finì il corso di laurea alla Normale". Eppure l'Attila del Tavoliere passa sempre per molto intelligente e seguita a fare carriera sui suoi fiaschi.

Ora, per esempio, con l'avvio del processo a Giovanni Consorte per aggiotaggio, riciccia fuori il caso della scalata Unipol alla Bnl: Consorte ha citato come testimoni D'Alema, Latorre e Bersani. I primi due, per i magistrati milanesi, avrebbero dovuto essere indagati per concorso nell'aggiotaggio di Consorte, ma si salvarono grazie al niet del Senato e del Parlamento europeo alla richiesta di autorizzazione all'uso delle intercettazioni. Speravano così di avere sepolto per sempre lo scandalo senza mai farvi i conti, anzi ottenendo la cacciata da Milano del gip Clementina Forleo che aveva osato avanzare quella richiesta. Ora saranno costretti, pur in veste di testimoni, a dare qualche chiarimento. Consorte li chiama a "riferire sul ruolo di sostegno all'operazione Bnl di Unipol svolto nei confronti di referenti politici e organizzazioni economico-finanziarie d'interesse nazionale contrarie all'operazione e più in generale sui fatti di cui alle imputazioni".

E Bersani sui "rapporti con membri del patto di Bnl e le organizzazioni economico-finanziarie di interesse nazionale". In un'incredibile intervista al 'Corriere della Sera' (incredibile soprattutto per il silenzio che ne è seguito), Consorte sostiene che "una parte dei Ds mi mollò" e così la Margherita, i prodiani, Veltroni e Rifondazione, perché "temevano che Unipol avrebbe reso più forti Fassino e D'Alema". Unipol, con Bnl in pancia, sarebbe diventata "un braccio finanziario a sostegno del governo e mancava poco alle elezioni del 2006 vinte dal centrosinistra. I primi ad affossare tutto sono stati proprio i potenziali beneficiari, i dirigenti del costituendo Pd". Nessuno dei personaggi citati ha nulla da obiettare? Davvero l'"abbiamo una banca?" di Fassino e l'"evvai Gianni facci sognare!" di D'Alema preludevano a un'opa dalemiana sul nascente Pd, con l'Unipol nei panni di braccio finanziario del centrosinistra? È questa la concezione del libero mercato che avevano (e magari hanno) questi signori? E quando ne hanno informato gli elettori? Forse qualche risposta arriverà in tribunale. Ma forse è meglio trovare qualche sede alternativa e preventiva. Nel qual caso, ci facciano sapere.
(Vignetta di Fifo)

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Pubblicato il 5/2/2010 alle 17.31 nella rubrica Marco Travaglio.

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