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L’inciampo del Cavaliere e un blog a Hong Kong

fifo

Forse sarà il definitivo inciampo del regimetto. Forse lo scandalo – nazionale e internazionale - per questa legge eversiva che cancella la libertà di stampa in Italia insieme con la libertà di indagine, finirà per travolgere il Cavaliere e i suoi zelanti fabbricatori di rifugi legislativi scavati per difendere i suoi affari sontuosi e i suoi miserevoli dopocena.

La scena è notevole. Manipoli di senatori che a notte alta difendono la vendetta legislativa del Capo. Fabbricano filo spinato, dispongono multe ai giornalisti e editori, inceppano intercettazioni, fissano scadenze alle indagini, proibiscono, aggirano, nascondono. Vogliono che nulla possa essere raccontato sui giornali fino alla prima udienza del processo. Vogliono farci dimenticare cognomi e storie. Da Mills a Scajola, passando per un centinaio di altri labirinti illuminati fino a ieri, la Cricca e le scalate bancarie, le escort e i dalemiani pugliesi, le cliniche milanesi, l’Aquila, la Maddalena, le saghe siciliane, calabresi, campane, le telefonate della famiglia Mastella e quelle di Luciano Moggi.

E mentre questi insonni senatori lavorano di notte, fuori si addensa la tempesta perfetta. A chi piace questa legge? A nessuno tranne al Sultano che la pretende, al drappello dei ghedini che gliela stanno tagliando su misura e naturalmente agli invisibili banditi, faccendieri, corruttori, che non vedono l’ora di raddoppiare indisturbati i loro traffici di uomini, appalti, denari.
Non la vogliono i magistrati, né le forze di polizia. Protestano gli editori, i giornalisti, per fortuna anche quelli di Mediast, praticamente tutti, tranne l’astuto Minzolini. Protesta l’opposizione. L’Europa inorridisce. Gli americani ci fanno sapere quanto le deplorano per vie ufficiali e clamorose. Semplicemente perché sono norme che violano il buon senso, tutte le leggi e naturalmente la Costituzione. Sono norme criminogene. Fatte per proteggere i criminali dalla giustizia. Per accecare l’opinione pubblica. Per cancellare la cronaca, il diritto, trasformare questo Paese in un luogo senza storia, senza politica, senza futuro. 

Se tutte le sirene d’allarme continueranno a suonare, forse questa legge non vedrà mai la luce. E pure il Cavaliere, rimasto al buio, sebbene indossando l’accappatoio bianco, finirà per inciampare e cadere. In alternativa prepariamoci alla disobbedienze, pubblicare subito, pubblicare tutto. A fabbricare qualche migliaio di blog a Hong Kong. O almeno uno.  
(Vignetta di Fifo)

Segnalazioni

no bavaglioNo bavaglio
Firma l'appello contro il Ddl sulle intercettazioni
Video - Rodotà: Disegno eversivo (da repubblica.it)
No all'informazione al guinzaglio - Il blog della FNSI contro il Ddl sulle intercettazioni Antonio Padellaro: "Contro la legge-bavaglio siamo pronti alla disobbedienza civile" (da tempostretto.it)


La libertà di stampa e i libri: gli editori contro il Ddl sulle intercettazioni 
Aderisci all'appello promosso dal gruppo editoriale GEMS e dall'AIE.

Le parole che fanno paura - di Lorenzo Fazio, direttore editoriale di Chiarelettere (da antefatto.it)



Appuntamenti e dibattiti contro il Ddl sulle intercettazioni

Lunedì  24 maggio, Roma, ore 10.30, c/o Teatro dell'Angelo
, Via Simon de Saint Bon. Dibattito per dichiarare la propria contrarietà alla legge, insieme a Oliviero Beha, Concita De Gregorio, Alessandro Gamberini, Giuseppe Laterza, Lorenzo Fazio, il popolo viola e i promotori dell'appello.



Milano, lunedì 24 maggio, ore 20.45 -  Incontro pubblico sui temi "Giustizia, corruzione, democrazia", organizzato da Qui Milano Libera.  Intervengono Peter Gomez, Gian Carlo Caselli, Piercamillo Davigo, Basilio Rizzo. Conduce l'incontro Piero Ricca. c/o Palazzina Liberty, giardini di Largo Marinai d’Italia, a Milano.


Pubblicato il 22/5/2010 alle 17.25 nella rubrica Pino Corrias.

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