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I profeti del giorno dopo



Signornò, da L'Espresso in edicola


E’ davvero encomiabile l’alto monito del capo dello Stato contro la “squallida consorteria” detta anche P3 che accomunava faccendieri, politici e magistrati. Così come quello del segretario dell’Anm Giuseppe Cascini: “Provo vergogna per l’immagine della magistratura emersa dai colloqui” intercettati fra alcune toghe illustrissime e il geometra irpino Pasqualino Lombardi. E come l’intemerata del vicepresidente del Csm Nicola Mancino.

Eppure, nelle tre autorevoli denunce, è come se mancasse qualcosa: uno sforzo di memoria per collegare la P3 a certe discusse e discutibili iniziative del Csm, avallate da Napolitano, plaudite dall’Anm e votate da Mancino contro magistrati certamente fallibili, ma altrettanto certamente estranei ai giochi di potere di questa e altre consorterie: Clementina Forleo, trasferita da Milano dopo aver osato intercettare il governatore Fazio e i furbetti del quartierino (fra cui Consorte, a proposito di consorterie); Luigi De Magistris, trasferito da Catanzaro dopo aver osato indagare sulla consorteria che chiamò profeticamente “nuova P2”; i pm salernitani Apicella, Nuzzi e Verasani, il primo cacciato dalla magistratura, la seconda e il terzo trasferiti dalla Campania dopo aver osato perquisire (con un decreto di sequestro giudicato addirittura “troppo lungo”) la consorteria calabrese che aveva isolato e sabotato De Magistris.

L’ispezione ministeriale su De Magistris partì subito dopo una perquisizione all’ex piduista Luigi Bisignani, indagato in “Why Not”: ispezione promossa dal ministro Clemente Mastella, amico di Bisignani, e condotta dall’ispettore capo Arcibaldo Miller, amico della P3. Il trasferimento di De Magistris, votato dal Csm unanime (lo disse Mancino), fu confermato dalle sezioni unite della Cassazione presiedute da Vincenzo Carbone, su richiesta del Pg Antonio Martone. Anche Mancino, Carbone e Martone risultano in contatto con uomini della P3. E chissà quante altre notizie interessanti sarebbero emerse sui casi Forleo, De Magistris e Salerno se le intercettazioni sulla P3 fossero scattate non uno, ma due o tre anni fa.

L’altro giorno De Magistris ha ricevuto una busta verde da Palazzo dei Marescialli: l’ordinanza della sezione disciplinare (presidente Mancino, vedi sopra) che ha archiviato, per le sue sopraggiunte dimissioni, l’ennesimo processo disciplinare nato dall’ennesima ispezione di Miller (vedi sopra) per una sua gravissima affermazione del 2008 su Micromega.it: “Non sono pochi i magistrati pienamente inseriti in un sistema di potere criminale che reagisce alle attività di controllo e si muove, dal sistema, per evitare che sia fatta verità e giustizia sui tanti fatti inquietanti della storia del Paese”. Miglior descrizione della P3 non si poteva fare. De Magistris ci era arrivato, senza intercettazioni, due anni fa ed è stato punito dagli amici della P3. Altri ci arrivano soltanto ora: che fanno, chiedono scusa o aspettano il Premio Lungimiranza 2010?
(Vignetta di Fifo)



Pubblicato il 30/7/2010 alle 18.13 nella rubrica Marco Travaglio.

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