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Niente conflitto, solo interessi



Signornò, da L'Espresso in edicola


Grande scandalo sulla stampa berlusconiana per l’improvvisa scoperta che anche Gianfranco Fini ha i suoi uomini alla Rai, dove i partiti hanno lottizzato pure i posacenere e le fioriere. In compenso è passata in cavalleria la notizia che l’Antitrust ha archiviato l’ennesima pratica sull’ennesimo conflitto d’interessi di Silvio Berlusconi. Riguardava le sue pressioni su Fiorello perché non firmasse il contratto con Sky e passasse a Mediaset. Era il 22 gennaio quando il Cavaliere convocò lo showman a Palazzo Grazioli per un vertice con lui, il sottosegretario Letta e il Guardasigilli Alfano. Fiorello ne uscì piuttosto turbato, sia perché intuì che il premier aveva una talpa dentro Sky (“So per certo che non hai ancora firmato”), sia per un paio di sue frasi fra lo scherzoso e il minaccioso (“Che fai, passi al nemico? Quella per Sky è una strada senza ritorno. Altro che ‘smemorato di Cologno’: io ho una memoria di ferro…”).

Il Pd, in un raro sussulto di vitalità, denunciò la cosa all’Antitrust, investita dalla legge Frattini del compito di “assicurare che i titolari di cariche di governo svolgano la loro attività nell’esclusivo interesse pubblico, prevenendo i conflitti di interessi”. La convocazione di Fiorello pareva rientrare perfettamente in due delle quattro fattispecie di conflitti d’interessi contemplate dalla Frattini, varata nel 2004 dal governo Berlusconi-2: “c) allorché un membro del governo adotti un atto o ometta un atto dovuto che incide sulla sua sfera patrimoniale… con danno all’interesse pubblico; d) le condotte di imprese che approfittino di atti adottati in situazioni di conflitto di interessi”. Pareva insomma che il premier fosse riuscito a violare financo una legge fatta da lui.

Ma ora l’Authority presieduta da Antonio Catricalà assicura che era tutto regolare. Con questa strepitosa motivazione: è vero che il capo del governo e di Mediaset tentò di avvantaggiare le sue tv a scapito del concorrente Murdoch; ma il “comportamento asseritamente tenuto dall’on.Berlusconi in nessun modo è connesso all’esercizio di competenze, funzioni e poteri inerenti la carica di presidente del Consiglio”. E purtroppo, “ai fini della configurabilità di una fattispecie di conflitto d’interessi, è necessario che i titolari di una carica di governo, nell’esercizio delle proprie funzioni istituzionali, abbiano adottato o partecipato all’adozione di un atto ovvero omesso l’adozione di un atto dovuto”. Ecco: quel giorno Berlusconi non parlava come capo del governo, contrariamente a quel che poteva far pensare la presenza al suo fianco di due membri del governo, Letta e Alfano. Forse aveva convocato Fiorello in veste di padrone del Milan,o di socio di Mediolanum, o di azionista di Mondadori e Mediobanca, o di amico di Putin e Gheddafi. Anche l’idea che fosse lì in veste di proprietario di Mediaset è esclusa in radice. Altrimenti sarebbe stato conflitto d’interessi. E l’Antitrust se ne sarebbe accorta. E gliele avrebbe cantate chiare. 
(Striscia di Fifo)

Pubblicato il 27/8/2010 alle 17.39 nella rubrica Marco Travaglio.

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